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  Sunday 25 March 2012 17:29:10  
From:
Manuela Brambilla   Manuela Brambilla
 
Subject:

L’ALTOPIANO DEL PAMIR

 
To:
Estremo Oriente   Estremo Oriente
 


 
L’ALTOPIANO DEL PAMIR

Si tratta della regione nel cuore dell’Asia centrale situata su un altopiano di circa 100.000 km² e compreso tra i 3000 e i 4000 metri sul livello del mare. Questi monti sono noti localmente con il nome di Bam-i-Dunya (il “Tetto del Mondo”) e una volta che vi troverete nella regione capirete facilmente il perché. 
Il Pamir è il fulcro da cui si irradiano diverse catene montuose fra le più alte del mondo, fra cui il Karakorum e l'Himalaya verso sud, l'Hindu Kush a ovest e il Tian Shan che sta a cavallo del confine fra Kirghisistan e Cina. 
In mezzo a questa rete di ampie vallate d’alta quota si ergono numerosissime cime di oltre 6.000 m e alcune che superano i 7000 metri: la vetta più alta è il Kungur (7719 m), il Muztagata (7546 m), il picco Ismail Samani – ex Pic Komunism (7495 m) e il Pic lenin (7134 m). 

L’origine del nome Pamir sembra derivare dall’antico persiano “pa-i mehr “ che significa “la terra ai piedi delle montagne”.
Il Pamir è percorso dagli affluenti del fiume Pjanj (a sua volta affluente dell'Amu Darya il fiume che attraversa le pianure desertiche dell’Uzbekistan e del Turkenistan e termina nel lago Aral). E’ caratterizzato da molti laghi, tra cui il Karakul (il grande “lago nero” a 3.900 m) e da estesi ghiacciai (il Fedchenko, lungo 77 km è il più lungo al mondo al di fuori dei poli).

L’esplorazione del Pamir è una storia lunga e intrigante: Tolomeo fu il primo a descrivere approssimativamente una via commerciale in quest’area; dal 600 d.C. molti pellegrini buddisti attraversarono l’altopiano per raggiungere l’India dalla Cina. Nel XIX secolo iniziarono le esplorazioni da parte di viaggiatori inglesi e russi con lo scopo di capire se c’era un percorso per collegare l’Asia Centrale con l’India. Nacque il famoso “Grande Gioco” in cui le due potenze cercarono di accaparrarsi i territori che via via venivano scoperti dagli esploratori. Nel 1873 fu siglato un accordo tra Inglesi e Russi che definivano il fiume Pjanj come confine tra i territori dell’Asia Centrale e l’Afghanistan. Questo confine è tutt’ora in vigore e quando si viaggia lungo il fiume sul lato Tajiko, si vedono a poche decine di metri le scene di vita che si svolgono in Afganistan. Nel 1982 un battaglione russo si accampò sull’altopiano a 3.600 m e costruì un forte (Pamirskiy Post). Questo lu ogo divenne poi la località di Murgab, dove si passa con il nostro viaggio. Gli ultimi spazi bianchi della cartina del Pamir furono riempiti dalla spedizione geografica tedesco-russa del 1928 nella zona del ghiacciao Fedchenko e fu proprio in quell’occasione che il ghiacciaio più lungo della regione fu dedicato all’esploratore russo Alexei Pavlovich Fedchenko (che però non fu lo scopritore).
Una parte dell’altopiano è protetto come Parco Naturale del Pamir ed è stato richiesto, nel 2008, di essere dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, che però non ha ancora confermato. 
Il limite meridionale dell’altopiano del Pamir è delimitato dal corridoio di Wakhan una stretta vallata di territorio afgano che divide la regione del Gorno-Badakhshan (Tajikistan) dalla provincia Nord-Occidentale del Pakistan. Nel nostro viaggio percorrendo il lato tajiko del corridoio di Wakhan, oltre a vedere la parte afgana si vedono chiaramente gli alti picchi innevati già in territorio pakistano. 
Il territorio del Pamir è in gran parte situato troppo in alto per consentire l'esistenza di insediamenti umani. Le pendici dei monti e le vallate sono abitate da creature più robuste come la pecora di Marco Polo, lo sfuggente leopardo delle nevi e l'ancor più sfuggente “uomo delle nevi”.
Il principale insediamento della regione è Khorog (29.400 abitanti), capitale della regione autonoma del Gorno-Badahkshan. Si trova a 2000 m sul livello del mare proprio all’intersezione tra due impetuosi fiumi il Gunt e il Pjanj. 
Gli abitanti  delle valli d'alta quota (Pamiri, Tajiki e Khyrgizi) parlano una moltitudine di dialetti locali che derivano dalla lingua persiana e si dedicano prevalentemente all’allevamento e all’estrazione di minerali. I rubini e i lapislazuli trovati nelle tombe egizie e in quelle su mere di Ur provenivano da questa regione, e ancora oggi sulle pendici di alcune montagne si vedono gli scavi di miniere ancora in attività. Nonostante queste miniere la regione è povera e sono di religione musulmana ismailita, una setta derivata dall'islam sciita. Non hanno né moschee né sacerdoti e non osservano neppure un giorno sacro. Il capo spirituale degli ismailiti è l'Aga Khan, un uomo d'affari nonché allevatore di cavalli che è nato in Svizzera e che le genti del Pamir venerano come un dio. 

E’ una regione molto povera (il reddito medio dei pamiri è tra i più bassi del mondo), ma ciò non rende meno ospitali gli abitanti del Pamir, la cui indole li porta a condividere il poco che hanno. La loro ospitalità e gentilezza è leggendaria. 
L’itinerario fra le montagne e le vallate del Pamir prevede i pernottamenti nelle case dei piccoli e pochi villaggi che si incontrano e che fungono anche da guesthouse molto alla buona. Vi verrà offerto uno spazio per coricarvi per terra con un materassino, una pungente coperta di pelle di pecora e una ciotola bollente di “sher chay”, ovvero tè con latte di capra, sale e burro. 

La strada del Pamir (Pamir Haghway) è la seconda strada internazionale più alta del mondo dopo quella del Karakorum. Malgrado sia designata come "autostrada", è molto trascurata e in certi punti è gravemente danneggiata da erosione, frane e valanghe. Nel punto più alto raggiunge i 4.655 m di altezza. Non ha però interruzioni e serve tutta la regione autonoma del Gorno-Badakhshan, quando verrà aperto il confine con la Cina sarà la via di comunicazione più importante di collegamento tra Cina e Asia Centrale.

 
I Viaggi di Maurizio Levi
Via Londonio, 4 – 20154 Milano (Milano)
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