Comune di Milano
Settore Civiche Scuole Secondarie
e Diritto allo Studio
Centro Educazione Permanente
via Olmetto 9
Settimana dal 21 al 27 settembre 1998
Quattro arcangeli in piazza Duomo
di Maria Grazia Tolfo
L'età comunale potrebbe essere anche considerata come l'inizio della mentalità laica, mercantile, ben lontana dal considerare le azioni umane come strettamente dipendenti dalla protezione di santi o di Dio. E' solo un primo sprazzo di affrancamento umano dalla divina potestà, ma è già evidente. Ce ne offre un esempio un fatto marginale, occorso il 26 settembre 1157, negli anni turbolenti dell'opposizione a Federico Barbarossa.
I decumani - il clero che si occupava della gestione delle chiese milanesi - ottengono in affitto dai lettori della cattedrale la chiesetta di S. Gabriele, che si trovava fra la cattedrale estiva di S. Tecla e quella invernale di S. Maria Maggiore, presso la loro canonica. Lo scopo dichiarato era quello di avere uno spazio raccolto per dir messa, in pratica la chiesetta venne subito affittata a commercianti e a venditori "ambulanti", che posero i loro banchi persino sul cimiterino della chiesa, con grande sconforto dei lettori. L'arcivescovo accolse le loro proteste, ma l'arroventarsi dei rapporti con l'imperatore faceva passare in ultimo piano i provvedimenti da prendere contro gli intraprendenti decumani.
Solo un paio di secoli prima, nel X secolo, questo uso profano da parte del clero di un edificio sacro sarebbe stato inconcepibile. Nel 903, quando l'arcivescovo Andrea fondò a nord della cattedrale invernale la chiesa di S. Raffaele, annessa a un ospedale per poveri e infermi, pensò di aver completato il gruppo di chiese dedicate ai quattro arcangeli intorno a piazza al complesso episcopale, rendendolo invulnerabile.
La prima cappella in ordine di tempo ad essere costruita fu quella di S. Uriele, forse identificabile con una chiesetta triabsidata sorta accanto al battistero di S. Giovanni alle Fonti nel V secolo. Uriele era un arcangelo molto popolare in quei tempi avvertiti come una "fine del mondo", non senza ragione, visto che le invasioni si susseguivano lasciando lutti, rovine e un grande senso di precarietà. Uriele era l'arcangelo della cacciata dei progenitori dal Paradiso, ma era anche identificato con colui che alla fine dei tempi avrebbe spezzato le porte dell'inferno e condotto i dannati al giudizio.
Il secondo arcangelo ad avere una sua cappella fu Michele, il prediletto dai Longobardi. Si disse che, quando l'arcivescovo Giovanni Bono interruppe l'esilio dei vescovi milanesi a Genova nel 649, volle costruire una cappella dedicata a S. Michele vicino alla sua domus, motivo per cui il titolo fu "sotto il duomo". Cosa ci si aspettava da questo arcangelo? Che vigilasse sulla domus episcopi contro gli attacchi nemici, come aveva fatto in molte
occasioni, tanto da meritarsi importantissimi santuari, dal Gargano alla Bretagna. Ma era anche il trasportatore delle anime, colui che aveva portato in cielo l'anima della Vergine, per cui si può pensare che S. Michele subtus domum svolgesse il ruolo di cappella funeraria all'interno del palazzo arcivescovile.
La terza cappella fu quella di S. Gabriele, sorta insieme alla basilica invernale di S. Maria Maggiore e al campanile ottagonale durante il glorioso e lungo episcopato del carolingio Angilberto II (823-859), raffigurato nell'altare d'oro di Wolvinio in S. Ambrogio, da lui commissionato. Gabriele era il nunzio per eccellenza e quindi l'assegnazione di una cappella con questo titolo ai lettori della cattedrale sembra coerente.
L'ultima ad aggiungersi fu la chiesetta di S. Raffaele, arcangelo medico ed anche esorcista, perché la malattia poteva essere indice della presenza del demonio. L'arcivescovo Andrea era fiero di aver concluso la corona di arcangeli intorno al complesso episcopale e come lui lo erano anche gli altri vescovi, soprattutto germanici, che nel X secolo aveva realizzato la stessa quaterna di cappelle nelle loro città.
Ma, come detto, si arrivò a un tempo in cui si ritenne di poter fare a meno degli angeli protettori.
La prima chiesetta a scomparire fu S. Uriele, seguita a ruota di S. Gabriele, trasformata in grande magazzino e poi demolita per la costruzione del Duomo; fu poi la volta di S. Michele nel 1593, distrutta per costruire un edificio commerciale. L'ultima a resistere, seppur rifatta al tempo di Carlo Borromeo, è S. Raffaele, che ha sostenuto con grinta l'avanzata della Rinascente: potenza dei suoi esorcismi?
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