Comune di Milano
Settore Civiche Scuole Secondarie
e Diritto allo Studio
Coordinamento CEP
via Olmetto 9
Settimana dal 27 aprile al 3 maggio
Il tesoro scomparso del cardinal Durini
di Paolo Colussi
Il 28 aprile 1796 Napoleone Bonaparte, giovane generale alla testa di un malandato esercito francese, firmava con i Piemontesi l'armistizio di Cherasco che gli apriva la via verso la conquista di Milano. Questo evento storico creò grande scompiglio tra tutti i lombardi: alcuni si prepararono a festeggiare la liberazione dagli odiati patrizi, questi ultimi invece erano
terrorizzati e pensavano che i terribili "giacobini" avrebbero seminato il terrore e magari trascinato la nobiltà sulla ghigliottina. Tra questi c'era il cardinal Durini, che in quei giorni soggiornava nella sua splendida villa di Balbiano, un sito incantevole che oggi è stato acquistato e restaurato dal FAI per la gioia dei visitatori.
Angelo Maria Durini era un personaggio molto noto ai suoi tempi. Nato nel 1725 venne avviato giovanissimo alla carriera ecclesiastica trovando un valido aiuto nello zio, il cardinale Carlo Francesco, che accompagnò a Parigi durante la sua nunziatura in Francia. Perfezionò quindi i suoi studi a Parigi dedicandosi anche alla letteratura verso la quale si sentiva profondamente inclinato. Fu poi inquisitore a Malta per alcuni anni, durante i quali si dilettò soprattutto a scrivere versi latini.
Nel 1766, nominato legato pontificio a Varsavia, dovette mettere da parte la poesia e concentrarsi su una situazione politica difficilissima, che preludeva alla spartizione della Polonia tra Prussia e Russia. Allo scoppio della guerra, nel 1772, dovette tornare a Roma da dove fu inviato come governatore ad Avignone, appena restituita alla Santa Sede. Vi rimase fino al 1776 quando decise di ritirarsi a vita privata e di tornare a Milano per godersi le ingenti ricchezze accumulate grazie ai suoi incarichi e per coltivare i suoi interessi letterari. Nello stesso anno venne nominato cardinale, ma poiché non andò mai a Roma per ricevere secondo l'uso il cappello cardinalizio, si può dire che fu un cardinale a metà.
Dal 1776 al 1796, anno della sua morte, trascorse i suoi anni migliori, circondato dall'affetto e dalla stima dei migliori esponenti della vita culturale milanese, a cominciare dal Parini e da Pietro Verri. Il Parini gli dedicò un'ode, chiamata poi La Gratitudine, costellata di elogi non interessati e di episodi curiosi come la visita al Parini mentre questi stava facendo il bagno nella vasca di casa sua oppure l'inaspettata comparsa del cardinale a Brera, che si sedette su un banco ad ascoltare una lezione dello stesso Parini sulla tragedia greca.
Il cardinale aveva casa a Milano, ma soggiornava la maggior parte dell'anno in campagna. Da principio occupò la villa Mirabello a Monza, ma siccome aveva sempre molti ospiti ben presto si allargò facendovi costruire accanto il Mirabellino. Soggiornò a lungo anche nella sua villa di Merate avendo la commenda dell'abbazia di San Dionigi di quella località. Nel 1787 riuscì a coronare il suo sogno acquistando dai Giovio la villa di Balbiano sul lago di Como e anche questa dimora, che fu poi la sua preferita, venne ampliata con la costruzione del Balbianello (poi villa Arconati) posto sulla penisoletta che guarda l'Isola Comacina. I due golfi della penisola vennero subito ribattezzati "seno di Diana" e
"seno di Venere". In questi anni si dedicò interamente alla letteratura scrivendo, tra l'altro, un elogio dei "cocchi volanti" del Mongolfier subito dopo la celebre impresa. Poco prima di morire donò a Brera la sua ricchissima biblioteca che venne raccolta in una sala a lui dedicata. La circostanza sulla quale vogliamo porre l'accento è però quella della sua morte, circondata da alcuni misteri ancora oggi irrisolti. Siamo dunque in quel fatidico 28 aprile 1796, giorno dell'armistizio di Cherasco. Il cardinale - dice la leggenda - si preparava a fuggire da Balbiano verso la Svizzera
per sfuggire agli odiati rivoluzionari francesi. Purtroppo però volle imbottire esageratamente gli abiti con tutto il suo oro, ma quell'enorme peso gli procurò un'ernia che lo uccise sul colpo. Il tesoro del Durini, che sarebbe stato subito sepolto nella villa, venne per decenni cercato dai nuovi proprietari e dagli abitanti del luogo, ma ancora non è stato ritrovato. Ma i misteri non finiscono qui: il cardinale venne sepolto nella splendida chiesa romanica di Sant'Abbondio a Como, ma quando un secolo dopo si volle esumare il corpo non si trovò che una parrucca. Che abbia voluto essere sepolto con il suo oro?
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