Comune di Milano
Settore Civiche Scuole Secondarie e Diritto allo Studio
Coordinamento CEP
via Olmetto 9
Settimana dal 13 al 19 aprile
L'ingresso trionfale di Eugenio di Savoia
di Paolo Colussi
Nei tre secoli che vanno dalla fine del Medioevo alla Rivoluzione francese - Cinquecento, Seicento e Settecento - funzionava in Italia uno strano "Bipolarismo": si doveva scegliere tra Francia e Spagna, poi, soprattutto nel Settecento, tra Francia ed Austria. Anche Milano si trovava in mezzo a questi contendenti, ma più che scegliere tra i due, la sua sorte era quella di essere scelta, o meglio conquistata, dal più forte tra i due avversari in lizza. Nel Cinquecento, dopo una guerra estenuante, era finita nelle mani della Spagna, che aveva poi governato il Ducato di Milano fino alla fine del Seicento. All'inizio del Settecento la partita si era riaperta, ma veniva giocata in modo curioso e complicato, assai difficile da decifrare per i frastornati cittadini di Milano. Il primo round dell'incontro si concluse quando "... il 16 aprile 1707, alle ore 10, incomincia la funzione del possesso che il serenissimo Eugenio [di
Savoia] prende della città entratovi per Porta Romana e indi in Corte [Palazzo Reale], col ricevere tutti i tribunali ed Ambasciatori della città il giuramento di fedeltà e già tutti li restanti presìdi francesi della Lombardia se ne sono andati in santa pace coll'aiuto di Dio."
Questa data per gli storici segnò il passaggio di Milano dal dominio spagnolo a quello austriaco, e questo passaggio fu celebrato con l'ingresso in città di un governatore piemontese - Eugenio di Savoia - che combatteva per l'Austria e la concomitante partenza dell'esercito francese, che combatteva per un re di Spagna, che era stato messo su quel trono da Luigi XIV, re di Francia. Da questo momento i milanesi abbandonarono la declinante potenza spagnola e si voltarono verso Oriente, dove gli Asburgo di Vienna stavano per vivere la loro ultima grande stagione politica che iniziò con la materna Maria Teresa e si concluse, nel Novecento, con il burbero e paterno Francesco Giuseppe.
Da principio la città quasi non si accorse del cambiamento. Alcuni rimpiangevano la Spagna, una potenza lontana che lasciava fare i propri comodi al patriziato milanese. Altri nobili, compreso l'arcivescovo Archinto, sognavano una Milano francese e restavano in attesa degli eventi, pronti a schierarsi nuovamente con i nemici di Vienna. Il popolo, stanco degli Spagnoli e disgustato delle ruberie dei Francesi, guardava con qualche speranza il principe Eugenio, che, a dire il vero, oltre al essere un genio militare, stranamente era anche un uomo onesto ed un buon amministratore. L'inizio della dominazione austriaca a Milano fu, tutto sommato, abbastanza soddisfacente e bisogna dire che le attese non andarono in seguito deluse. Anzi, il periodo di Maria Teresa è ancora oggi ricordato con grande nostalgia dai milanesi come l'epoca che ha dato il via al successivo sviluppo economico della città. Pochi invece si ricordano del principe Eugenio di Savoia, il grande
condottiero che consegnò Milano all'Austria e che fu governatore della città per i sette anni che segnarono il graduale passaggio dai metodi di governo spagnoli a quelli austriaci. Oggi pensa a lui forse soltanto qualcuno che abita nella via Principe Eugenio, una traversa di via Mac Mahon un po' fuori mano. Per chi ha voglia di incontrarlo, diciamo che al Museo di Milano in via Sant'Andrea, c'è un grande quadro fatto in occasione del suo primo ingresso a Milano che ci mostra il principe in Piazza del Duomo sul suo cavallo bianco, preceduto e seguito dalle truppe, tra due ali di folla plaudenti sui marciapiedi mentre le signore si sporgono curiose dalle finestre del Coperto dei Figini e dall'isolato del Rebecchino che contornavano l'antica piazza. Sullo sfondo, una fantastica facciata del Duomo, con due grandi torri-campanili ai lati, corrispondente ad un progetto un po' gotico e un po' barocco concepito nel Seicento e mai realizzato.
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