Info Visita RCM Registrati Aiuto Eventi@MI Cerca Novità Home Page di RCM Logo di RCM Logo associazioni.millano.it
Up One Level  Up One Level
New Message  New Message
Reply  Reply
Forward  Forward
Previous in Thread  Previous in Thread
Previous Unread  Previous Unread
Next in Thread  Next in Thread
Next Unread  Next Unread
Help  Help
FAQ  FAQ
  Message  

Message 

Postmark
   
Home Page  •  RCMWEB  •  ComitatoMilanoPerL'Uomo  •  ComitatoMilanoPerL'Uomo  •  Message
 
  Wednesday 15 September 2004 12:00:44  
From:
Kathrin Hampe   Kathrin Hampe
 
Subject:

Fratel Ettore

 
To:
Il Carcere   Il Carcere
Solidarieta'   Solidarieta'
Droga Milano Forum   Droga Milano Forum
Rete Cittadini Milano   Rete Cittadini Milano
ComitatoMilanoPerL'Uomo   ComitatoMilanoPerL'Uomo
 
Cc:
ayachimusta@yahoo.it   ayachimusta@yahoo.it
sociologia_2003@yahoogroups.com   sociologia_2003@yahoogroups.com
 
Quando penso a Fratel Ettore mi viene in mente la sua macchina con la Madonna posta in mezzo ai fiori sul tetto.  Le sue preghiere fatte con il megafono.
Le sue mani gonfie di uno che lavora,  la sua tonaca  non proprio linda e perfetta di uno  che stava davvero in mezzo agli  ultimi.  Uno che non aspettava che venissero a lui ma che li andava a cercare.  La voce tonante e rude,  le testimonianze delle persone alle quali lui ha teso la mano.
La perdita di quest'uomo è una grande perdita  per tutti ma soprattutto per il popolo degli ultimi .
Kathrin

Fratel Ettore: l'ultimo saluto   (Fonte VITA)
di Carmen Morrone
23/08/2004      15092004_105552_0.gif?src=.BMP              15092004_105552_0.gif?src=.BMP       

Fratel Ettore, fondatore di numerosi rifugi per i poveri a Milano e in tutta Italia, ci ha lasciato venerdì sera a 76 anni dopo aver combattuto contro una grave forma di leucemia. Oggi i funerali.    15092004_105552_0.gif?src=.BMP                     
Sono venuti a salutarlo in tanti: persone comuni, autorità, curiosi. E anche chi ha avuto la fortuna di ricevere il suo aiuto. La basilica di sant'Ambrogio è stracolma di gente e molti assistono al funerale di Fratel Ettore in piedi o seduti per terra nel cortile della chiesa. Giovani, adulti anziani e i poveri, gli ultimi, gli esclusi. Nel quarto banco hanno preso posto alcuni uomini con quell'età indefinita che ti da la vita sulla strada. Non conoscono le parole della messa, i loro sguardi smarriti sul presente seguono pensieri, fissano il feretro ed è come se continuassero quel discorso lasciato a metà l'altra notte alla stazione Centrale di Milano.
Sulla bara garofani rossi compongono una croce, come quella che Fratel Ettore portava cucita sul suo abito nero e sbatteva in faccia a quanti incontrava sul suo cammino per risvegliarne, con il suo noto vigore, coscienza e responsabilità.
“Lo conoscevi?”, chiedo ad un omino tanto magro da far sembrare i suoi abiti appesi ad una gruccia.”Si, è stato il mio salvatore…”, mi dice tra le lacrime. E sembra sincero anche in quel suo brandire il rosario di plastica bianca. Noto che quella semplice catena ce l'hanno in molti.“ E' il simbolo di Fratel Ettore, la donava a tutti, ne aveva sempre uno in tasca”, mi dice un'anziana signora che piegata dall'artitre da due ore poggia sul suo bastone.
Il rito è officiato dal cardinal Dionigi Tettamanzi e da Frank Monks generale dei cammilliani, ordine di cui faceva parte Fratel Ettore, che nel suo aplomb inglese è così credibile quando parla di santità.
“ Ettore non aveva un carattere facile, perchè i santi non pensano a modo nostro”, ha detto “sono testardi, hanno una infinita fiducia nella provvidenza e si danno agli altri con assoluta generosità. Ed Ettore era uno che aveva sempre i piedi nella terra e le mani nella pasta”.
Dionigi Tettamanzi lo ha definito raro esempio di grande umiltà e di fede: “Era uno che i poveri non solo li accoglieva ma li andava a cercare. Si è fatto ultimo fra gli ultimi. Fratel Ettore è stata una trasparenza luminosa e credibile dell‘infinita paternità di Dio. La sua morte è motivo di riflessione seria e responsabile perché vada continuato ciò che ci ha lasciato in eredità”.
Su due banchi centrali sono sedute delle donne con la testa avvolta dal foulard. Oltre a questo particolare ormai desueto tra le cattoliche italiane, mi colpisce il loro aspetto straniero. Sono ucraine e sono arrivate due settimane fa per cercare lavoro, non hanno casa e hanno trovato rifugio al Cuore immacolato di Maria. Un semplice saluto, un gesto di riconoscenza, diversi i motivi per cui la gente si trova qui oggi, stipata in un caldo opprimente.
La commozione sfocia in applausi quando il feretro è alzato a spalle e fende le ali di folla della navata centrale della basilica. Ma i poveri fanno di più. Fermi come sull'attenti, un silenzioso inchino accennato con il capo a mani giunte. E poi il segno della croce.
Erano anche presenti rappresentanti del mondo del volontariato e tra le autorità il sindaco Gabriele Albertini, il vicesindaco Riccardo De Corato, il prefetto di Milano Bruno Ferrante.
Le istituzioni hanno dichiarato di impegnarsi affinchè le attività dei centri di accoglienza continuino. In particolare il vicesindaco Riccardo De Corato ha annunciato che il nuovo centro di primo soccorso che sarà aperto nelle prossime settimane in via Sammartini, fortemente voluto da Fratel Ettore, porterà proprio il nome del religioso.
        


Da un articolo del 1980 di p. Giannino Martignoni

Ha deciso di partire dagli ultimi prima ancora che questa espressione fosse stata inventata o fosse entrata nell’uso quotidiano.
Lo chiamano "il camilliano dei barboni" il suo nome è Ettore Boschini, mantovano, (…) fa parte della comunità milanese di via Boscovich.
Gli "ultimi". Se c’è a Milano una categoria di esseri umani bisognosi a cui nessuno prima di Ettore pensava è proprio quella che il gergo cittadino chiama quasi affettuosamente "barboni".
Dire categoria è già attaccare un’etichetta comune o definire un gruppo come se fosse uniforme. Nulla invece di più eterogeneo della massa di gente che da alcuni anni si accalca fuori e dentro i Rifugi ideati da fr. Ettore.
Vagabondi di elezione o sbandati senza dimora, poveracci dalla nascita o falliti della vita per cause varie, uomini e donne, ragazzi, giovani, adulti, anziani; milanesi o immigrati da ogni parte d’Italia; stranieri di razze varie, capitati a Milano più o meno clandestinamente; persone separate dal coniuge o dalla famiglia, o coppie irregolari; gente sfiduciata, gente disperata, gente alla ricerca di ogni mezzo per sopravvivere o che ha tentato la fuga nell’alcool o nella droga.
In comune, questa variegata popolazione aveva la miseria e la solitudine; aveva il bisogno elementare di un pezzo di pane, di un letto e un giaciglio per la notte, di cambiarsi gli indumenti e lavarsi dopo mesi che non lo poteva fare.
Uomini e donne che non pretendevano altro che un aiuto materiale e, avendo perso ogni considerazione di se stessi, non si sognavano neppure che qualcuno potesse dare loro un po’ di attenzione e di calore umano.
Fr. Ettore li ha racimolati qua e là, alcuni incontrandoli per caso lungo le strade della città, altri andandoli a scovare negli angoli o nelle sale d’aspetto della Stazione Centrale. A ciascuno diceva: "Amico, vieni con me a prendere qualcosa di caldo…".
Parecchi di loro li aveva visti più volte al mattino spintonarsi in disordinata fila davanti alla porta della casa religiosa di Via Boscovich per ricevere un paio di panini e un frutto, o ripresentarsi al pomeriggio per vestiti e medicine.
Più di una volta fr. Ettore s’era prestato a questo servizio. Ma aveva constatato che ciò non era sufficiente. Bisognava fare in modo che questa gente potesse mangiare al coperto, e non sul marciapiede, e trovasse aiuto in tante altre necessità, importanti quanto elementari.
Cominciò col recarsi ogni sera con un pentolone di minestra calda in Stazione Centrale col distribuire biglietti per l’alloggio notturno al dormitorio pubblico di viale Ortles. Qui – la notte di Natale del ’77 – aveva scoperto questa massa informe di gente abbandonata: portò il panettone e lo spumante e chiamò un prete per la Messa di mezzanotte. Poi ci tornò ogni sera con cibarie e rosari.
Ma girando in città per il ministero dei malati a domicilio incontrava per la strada volti sempre nuovi, disorientati e affamati. Sulle panchine dei parchi o sugli scaloni della Stazione c’era sempre qualche ubriaco sfinito o qualche vecchio piagato che non si muoveva da giorni. All’ospedale non li accettavano, all’ospizio dei vecchi non ci volevano andare. "Amico, vieni con me…".
Si diede da fare per trovare un hangar, una cascina o una casa abbandonata da requisire.
Trovò solo sorrisi di sorpresa, di comprensione o di commiserazione.
Alla fine convinse il Capostazione e mise in moto il Ministero dei Trasporti, fin che ottenne due grandi magazzini sottostanti ai binari della ferrovia. In uno di questi saloni – senza finestre – adattò cucina e tavoli da pranzo; nell’altro mise una fila di divani usati su tre lati e un altare sullo sfondo; all’entrata sistemò docce, servizi igienici, una lavatrice industriale, magazzino di vestiti e medicine.
Il giorno di capodanno del ’79 invitò il Vescovo ausiliare Mons. Tresoldi per la S. Messa e per l’inaugurazione di un’opera che tanti continuavano a giudicare una pazzia.
In breve il "Rifugio di via Sammartini" divenne il punto d’incontro e di soccorso per tutti gli sbandati della città. A centinaia ogni giorno accedevano alla mensa per i tre pasti: chi aveva bisogno sostitutiva scarpe e vestiti o si faceva medicare; altri avevano problemi più pesanti: pratiche giudiziarie e posto di lavoro o biglietto di ritorno in Marocco o in Siria.
In mezzo a questi ospiti cominciarono a mischiarsi i visitatori: autorità, giornalisti, curiosi, persone disposte a dare un aiuto immediato. Tutti si imbattevano nell’altra faccia dell’umanità: uno spettacolo imprevisto e scioccante, un concentrato di situazioni umane drammatiche o penose, da far venire i brividi.
Ma non in tutti prevalse la paura. Non tutti si accontentarono di un’emozione, di un articolo sul giornale, di far pervenire la cesta di pane o un pacco di indumenti usati. Qualcuno fu colpito da quel Frate che faceva sul serio, che lavorava giorno e notte in un’attività convulsa. Non poteva far tutto da solo, bisognava dargli una mano in modo continuativo.
Ed ecco i primi collaboratori volontari.
All’inizio per un periodo di esperienza, poi – chi resisteva – stabilmente. Ecco Vittorio, Pino, Luigino e Nicola, Sabatino e Isabella e Ornella, ecc.. Giovani e meno giovani, per lo più già sistemati in posto di lavoro o persino con un’attività professionale affermata. (…)
Non contento di ciò fr. Ettore trova forze ed entusiasmo per accorrere con i suoi volontari dove succedono disastri o calamità (un mese a Pescopagano, in Irpinia, durante il terremoto dell’80); ma anche per ricevere il Card. Martini, Madre Teresa di Calcutta o l’Abbé Pierre, o di far visita al Papa, a Roma o nei suoi viaggi apostolici in alta Italia. A tali personaggi illustri non chiede contributi; se mai li dà, giustificandoli come "l’aiuto dei poveri ai più poveri".
I benefattori non mancano: dagli offerenti ignoti a quelli ufficiali, come il Rotary Club o la colletta di Superflash a Canale 5. Ma i soldi passano nelle sue tasche senza che faccia a tempo a contarli: con una mano li riceve e con l’altra li distribuisce. Anche al di fuori delle sue cinque … famiglie numerose.
I benpensanti non evitano di osservare che l’opera dei Rifugi non risolve i problemi alla radice: i problemi della disoccupazione, della disgregazione familiare, dell’alcool e della droga, della immigrazione interna ed estera, della malavita: "Ci vuole ben altro per sanare queste piaghe, occorre l’intervento dei pubblici poteri, bisogna creare infrastrutture e riforme generali della società…!"
Ma Ettore e compagni – mentre lasciano che le autorità civiche studino progetti per soluzioni radicali di là da venire – guardano ai bisogni immediati dell’uomo, del povero che non può attendere, dell’emarginato tentato dalla disperazione. E si accontentano di "dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, ospitare i senza tetto e curare i malati". Con la loro carità. E – guarda caso – con la fede in Dio e la preghiera.
E’ il loro modo di predicare al mondo d’oggi il Vangelo del buon Samaritano "A partire dagli ultimi", appunto, vivendo con loro e per loro.
Giannino Martignoni Camilliano

ETTORE.jpgFratel Ettore
Fonte:   http://www.fratelettore.it/fratel_ettore.htm

Galleria fotografica all'indirizzo:
http://www.fratelettore.it/gallery_2.htm


Galateo - Privacy - Cookie