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  Friday 13 June 2003 11:10:10  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Parashà e Haftarà

 
To:
Ebraismo   Ebraismo
 
Nel contributo in cui ho presentato il sito www.goccedinettare.com, si accenna alla Parashà.

Qualcuno potrà chiedersi cosa sia mai la Parashà.....   :-)

Credo si impongano delle precisazioni terminologiche e storiche, e per fare questo ho preso dalla biblioteca di casa i bellissimi volumi della Bibbia ebraica pubblicati dalla casa editrice Giuntina di Firenze.

Di mio dirò solo che la Parashà (plurale: Parashiot) è la porzione della Torah (il Pentateuco) che viene letta settimanalmente durante lo Shabbat.

La Haftarà (plurale: Haftaroth) è un commento che integra la Parashà.
Storicamente la Haftarà è nata nella Diaspora a seguito della proibizione per il popolo ebraico di leggere la Torah in sinagoga. Gli ebrei escogitarono dunque un sistema per continuare ugualmente la lettura e il commento, dando vita appunto ad un sistema ormai entrato nella tradizione.

Ho trovato un link in cui viene riproposta, anche se non è espressamente citata come fonte, l'introduzione al volume della Bibbia ebraica pubblicata dalla Giuntina, in cui sono spiegati in modo chiaro ed esauriente tutti i dettagli di Parashà e Haftarà. La potete leggere qui di seguito.

Amoha


(il corsivo rosso nel testo è mio)
fonte:
http://www.santamelania.it/approf/mbibbia/ca1se3/sez3_1.htm

LA BIBBIA EBRAICA
A CURA DI RAV DARIO DISEGNI
Il Rabbino Dario Disegni (1878-1967) ha tradotto in quattro volumi il Tanak. La parola Tanak designa per gli ebrei la Bibbia e deriva da TNK, le iniziali di Torah (la Legge, il Pentateuco), Neviim (i Profeti) e Ketuvim (gli Scritti o Agiografi).
Nel 1960 uscì la traduzione del primo volume Torah e Haftaroth, seguita nel 1962 da quella dei Profeti Anteriori, nel 1964 dai Profeti Posteriori e infine, nel 1967, a pochi mesi dalla scomparsa di Rav Disegni, il volume degli Agiografi.
La Torah o Pentateuco è la prima parte della Bibbia. Si divide in 5 parti che prendono il nome dalla prima o da una delle prime parole con cui hanno inizio.
Genesi = Bereshit (All'inizio)
Esodo = Schemot (Questi sono i nomi)
Levitico = Va-icrà (E chiamò)
Numeri= Bemidbar (Nel deserto)
Deuteronomio= Devarim (Queste sono le parole)
Il contenuto della Torah è duplice: narrativo e legislativo. La parte narrativa è fondata sia su avvenimenti storici che su racconti. La Torah narra, dopo i racconti di creazione, in quale modo si creò un legame speciale tra il Signore ed Abramo, come tale patto fu rinnovato con i discendenti di Abramo via via fino alla generazione di coloro che uscirono dall'Egitto e ricevettero il decalogo e la promessa della terra di Canaan.
La parte legislativa comprende nell'interpretazione rabbinica oltre ai sette precetti cosiddetti “dei figli di Noè” cioè obbligatori per tutta l'umanità, 613 precetti (Mizvoth) dei quali 248 positivi e 365 negativi. Tale parte ha lo scopo di insegnare agli Ebrei quale sia il comportamento cui debbono attenersi per conformarsi alla volontà divina. La tradizione ebraica attribuisce la Torah a Mosè che l'avrebbe scritta sotto ispirazione divina. Gli ultimi versetti che parlano della morte di Mosè, sono attribuiti a Giosuè.
E' uso antichissimo nelle comunità ebraiche di leggere pubblicamente a brani successivi tutta la Torah consecutivamente, da Bereshit a Devarim. A tale scopo la Torah è stata divisa in 54 parascioth, tale essendo, secondo il calendario ebraico, il numero massimo di sabati non corrispondenti a giorni di festa solenne (mo'ed) o di mezza festa (chol hammo'ed) dell'anno.
Le paraschiot prendono il nome dalla prima o da una delle prime parole con cui hanno inizio. La prima (Bereshit) si legge nel sabato successivo a Simchat-Torah (in Erez Israel a Sceminì'Atsèreth), la festa della “gioia della Torah”.
Col nome di Haftarà (plurale Haftaroth) si intende un passo tratto dai libri dei Profeti che si legge dopo quello del Pentateuco (parascià) le mattine dei sabati e dei giorni di festa solenne. L'etimologia del nome haftarà è incerta. Probabilmente il significato è “(lettura) che rende esente”, dato che, in tempi di persecuzioni in cui era stata vietata la lettura pubblica della Torah, si leggeva l'haftarà (che esentava dalla lettura della parascià).


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