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  Thursday 12 February 2009 21:56:27  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Parashà Ithṛ (14 febbraio 2009)

 
To:
Ebraismo   Ebraismo
 
20 Shvat 5769 -  14 febbraio 2009
Parashà Ithrò
Esodo, 18:1 - 20:26

In questa Parashà viene raccontato il ruolo di Ithrò (Jetro o Ietro), suocero di Mosè, il quale si unisce alla Casa d'Israele nel riconoscimento del Dio Unico rivelatosi ad Abramo, Isacco e Giacobbe.

Ietro è colui che consiglia a Mosè di istituire una forma di magistratura estesa che possa giudicare i casi che le persone sottoponevano in continuazione a Mosè.  Mosè attua il consiglio del suocero, il quale poi fa ritorno nel paese di Midian.

Assistiamo alla nascita di un popolo: dalla Casa di Giacobbe-Israele si passa al popolo d'Israele, in quella fase che è  quasi una conversione di massa e che include anche chi  lasciò l'Egitto assieme agli Israeliti.

Questa è soprattutto la Parashà in cui vengono rivelati i dieci comandamenti (le dieci parole):

Il Signore pronunziò tutte queste parole, dicendo così: "Io sono il Signore Iddio tuo che ti feci uscire dalla terra d'Egitto, dalla casa degli schiavi.
Non avrai altri dei al mio cospetto. Non ti farai alcuna scultura né immagine qualsiasi di tutto quanto esiste in cielo al di sopra o in terra al di sotto o nelle acque al di sotto della terra. Non ti prostrare loro e non adorarli poiché Io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce il peccato dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione per coloro che mi odiano. E che uso bontà fino alla millesima generazione per coloro che mi amano e che osservano i miei precetti.
Non pronunciare il nome del Signore Dio tuo invano. Poiché il Signore non lascerà impunito chi avrà pronunciato il Suo nome invano.
Ricordati del giorno di Sabato per santificarlo. Durante sei giorni lavorerai e farai ogni tua opera. Ma il settimo giorno sarà giornata di cessazione dal lavoro dedicata al Signore tuo Dio; non farai alcun lavoro né tu né tuo figlio né tua figlia né il tuo schiavo né la tua schiava né il tuo bestiame né il forestiero che si trova nelle tue città. Poiché in sei giorni il Signore creò il cielo e la terra, il mare e tutto quanto essi contengono, riposò il settimo giorno, per questo il Signore ha benedetto il giorno del Sabato e lo ha santificato.
Onora tuo padre e tua madre, affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra che il Signore Dio tuo ti dà.
Non uccidere.
Non commettere adulterio.
Non rubare.
Non fare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie di lui né il suo schiavo e la sua schiava né il suo bue né il suo asino né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

Tutto il popolo fu testimone di questi tuoni, dei lampi, dello strepitoso suono dello shofar, del monte fumante. A tale spettacolo il popolo tremò e si tenne ad una certa distanza.  E dissero a Mosè: "Sii tu a parlarci e noi potremo ascoltare, ma che il Signore non ci parli, perché potremmo morire". E Mosè rispose al popolo: " Non temete affatto; è soltanto per mettervi alla prova che il Signore è venuto a voi e affinché il timore di Lui vi sia sempre presente in modo che non abbiate a peccare". E il popolo rimase lontano dal monte  mentre Mosè si avvicinò al denso della nube ove era il Signore.

(Esodo, 20: 1-21)


La
Haftarà di questa nuova settimana è tratta da Isaia, 6:1-7:6 e 9:5-6.

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