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  Wednesday 15 January 2003 09:36:40  
From:
Linda Pelati   Linda Pelati
 
Subject:

hilarotragoedia

 
To:
Teatro   Teatro
Leggere & Scrivere   Leggere & Scrivere
 
Beh, per scoprire qualcosa su HILAROTRAGOEDIA sono andata a vedere lo spettacolo, veramente speciale come non me ne capitavano da tempo, e così ho visto che è tratto dal primo libro di Giorgio Manganelli.
In una cornice bellissima, superato un cortiletto glicinato di casa di ringhiera in zona P.Sarpi, si entra in un vecchio locale/laboratorio con caminetto e pilastrone centrale, pochi scompagnati gradoni  e sedie tutt'intorno.
E' un monologo appassionato di un NON NATO che continua a raccontarsi in nome della legge della Necessità, metafora di una metafora e studioso della propria assenza, nonostante gli venga comunicato un mutamento di piani. E' assistito con contrabbassi e altri strani improbabili magici strumenti da due assistenti didattici terapeuti.
SPAZIO ZAZIE
VIA LOMAZZO 11
ORE 20.30
FINO AL 19 GENNAIO
€ 10


MANGANELLI, GIORGIO, Hilarotragoedia, Adelphi, 1987
recensione di Spera, F., L'Indice 1987, n. 3

Manganelli si conferma in ogni suo libro sagace
inventore di macchine narrative originali. La ristampa
di "Hilarotragoedia" (1964, 1987), la sua prima opera,
ci ricorda come lo scrittore sia emerso fra il gruppo
dell'avanguardia degli anni Sessanta, mantenendosi poi
fedele al programma di pervicace sperimentazione della
scrittura in prosa secondo la poetica fissata nel
saggio "La letteratura come menzogna" (1967). Nel
complesso delle opere si ritrovano alcuni punti fermi:
il rifiuto della letteratura come espressione della
realtà convenzionale o messaggio di valori ossequiati
per consenso universale, il rapporto esclusivo della
letteratura con se stessa, il montaggio e rimontaggio
parodico dei meccanismi tradizionali della narrativa,
l'analisi problematica dell'io che racconta e la sua
relazione critica col lettore. E poi la ricerca di uno
stile "artificioso" che si dipana per ragionamenti di
logica così astratta e non lineare da risultare
paradossali, assurdi, con un linguaggio ironicamente
alto, quasi filosofico, volutamente virtuosistico.
Di qui deriva la difficoltà di definire le opere di
Manganelli, che sfuggono alle usuali classificazioni
dei generi. Già "Hilarotragoedia" si presenta come un
manuale di discesa all'Ade, cioè sulla morte, ricco di
umor nero, di deliri onirici, in forme divagatorie e
spezzettate. E questo attacco alla comunicazione
narrativa portato attraverso tematiche e forme
trasgressive si rinnova nelle opere posteriori, che si
configurano come antiromanzi ("Sconclusione", 1976),
microromanzi ("Centuria", 1979), rifacimenti di testi
altrui ("Cassio governo a Cipro", 1977; "Pinocchio",
1977). In più si deve rilevare la tendenza ultima a
superare la sperimentazione avanguardistica a favore
di una scrittura prevalentemente saggistica, come si
avverte nelle opere degli anni Ottanta, da "Amore"
(1981) a "Dall'inferno" (1985).
Cosi accade anche in "Tutti gli errori", sette prose
che iniziano con un Congedo, tipico capovolgimento
della regolare scrittura narrativa (si pensi a Sterne
o a Dossi), cioè col capitolo che dovrebbe essere
ultimo dove si raccolgono riflessioni
sull'interdipendenza fra io narrante e lettore.
Seguono in progressione prose su potenziali temi e
figure di narrazione, dal tema più sfruttato, cioè
dall'amore, con una serie di brevi monologhi,
alternativamente di un io maschile e di uno femminile
(non esistono personaggi caratterizzati fisicamente,
psicologicamente, socialmente), con sottintesi
riferimenti alla trattatistica d'amore, al
"ragionamento d'amore". Appunti di viaggio riprende un
topos per eccellenza della narrativa, il viaggio come
allegoria della ricerca di sé, ma qui il soggetto vaga
invano attraverso il vuoto senza reperire segni o
messaggi. Il discorso narrativo s'involve poi nelle
argomentazioni capziose di "Il punto H", dove l'io
formula varie combinazioni di eventuali movimenti
senza andare al di là del mero gioco mentale e quindi
verbale. All'apice dell'opera si giunge con "Sistema",
grande catalogo di Essenze, Luoghi, Immagini, Figure,
che informano appunto il Sistema, cioè il mondo e
quindi la narrativa che tale mondo vuole
rappresentare.
Qui davvero Manganelli dispiega tutta l'intelligenza e
l'abilità della sua operazione manipolatoria e
allusiva. Al lettore sono offerti molteplici universi
immaginari, dove può avventurarsi, sfruttando il suo
personale patrimonio culturale, per sbizzarrirsi nel
gioco dei riconoscimenti e delle reinterpretazioni. Ma
è un gioco infinito, come si chiarisce in
"Autocoscienza del labirinto", dove è proprio l'io del
labirinto a parlare e a ribadire la sua essenza di
gioco inesauribile. E quindi si comprende l'ambiguità
del titolo, dove "errore" accoglie un concentrato di
pregnanti significati: peregrinazione e smarrimento,
azione sconsiderata e deviante, ma anche inganno della
mente illusione, fantasma, tutti attributi cioè della
letteratura.
Così "Gli sposi", l'ultima prosa, è la più alta
allegoria del gioco della finzione letteraria: il
fatto che lo sposo non riesca a incontrare la sposa
per il già stabilito matrimonio non si spiega soltanto
con la generica allusione a un lieto fine impossibile.
Nella rivelazione conclusiva che invece è la sposa ad
aver invano atteso lo sposo per duecento anni si
potrebbe piuttosto ravvisare un'allusione
metaletteraria allo scrittore ritardatario giunto
tardi all'appuntamento coi romanzo, che, nella sua
accezione moderna, si trascina appunto da due secoli
di storia. E invero Manganelli è scrittore
consapevolmente "ritardatario", che svolge la propria
operazione letteraria nella coscienza della necessaria
condizione di epigono di un'ormai consunta tradizione
narrativa, ma di epigono, in questo caso, ironicamente
parodico e trasgressivo.


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