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  Wednesday 23 June 2004 23:57:35  
From:
Paolo Romeo   Paolo Romeo
 
Subject:

Re: Tammurriate di pace

 
To:
SUD   SUD
 
Anna Scavuzzo writes:
pizziche, tammurriate, canti d'amore  e di lotta dall'Italia del sud


Da un' Intervista su FOLK BULLETIN - anno X - nr. 3 (nuova serie) - aprile 1998 (141)
FB-FOLK BULLETIN musica-danza-tradizione (http://www.docaware.it/FB)
Fondato da Paolo Nuti nel 1980 - aut. Trib. Verona nr. 583/1989 - Dir. Resp. Giuseppe Muraro
Dir. Editoriale Redazione c/o Roberto G. Sacchi - Cascina Pavarola 1 - 27040 Borgo Priolo (PV)

Citato a cura del " Centro per la Ricerca e la Conservazione delle tradizioni popolari "
Per leggere l'articolo completo sulla Tamurriata ...


1) La ricerca etnomusicologica. Risponde Giovanni Vicidomini.

- Come è possibile che la tammurriata sia databile 25 secoli addietro?

- La tammurriata si esegue prevalentemente in occasione dei pellegrinaggi ai numerosi santuari mariani presenti nell'entroterra campano, santuari dedicati quasi tutti a Madonne "sedute" (Montevergine, Dell'Arco, ecc.). Ad un'attenta analisi, le attuali Madonne campane hanno, proprio nel fatto che sono "sedute", una radice pagana.

Infatti, la loro rappresentazione "seduta" è - in qualche maniera - la trasposizione cristiana del culto pagano di Demetra, la madre terra, figlia di Crono e di Rea, quindi sorella di Zeus, dea delle messi, in genere legata all'agricoltura, che veniva appunto raffigurata seduta. Attributi di Demetra erano la fiaccola, il covone di grano, il maiale, elementi esistenti anche nell'attuale rappresentazione di alcune Madonne. Ebbene, al culto di Demetra si associava un ballo, con l'uso di un tamburo molto simile all'attuale tammorra , che veniva percosso con la mano nuda, e le prime figurazioni le abbiamo in ritrovamenti archeologici, bassorilievi, affreschi, opere d'arte, databili al V secolo a.c. In epoca latina si adorava Cerere, dea anch'essa della vegetazione e delle messi, e in suo onore si celebravano le Cerealia, feste che si svolgevano nel mese di aprile, care ai contadini.

- Quanti sono I tipi di tammurriata?

- Numerosi: il denominatore comune è il suono con il ritmo portante scandito dalla tammorra; tuttavia ci sono molti modi di suonare, cantare e ballare la Tammurriata, che variano da località a località. Preferire l'uno all'altro è questione di gusti e senz'altro di campanilismo. Così come ogni suonatore, cantatore, ballatore fa delle piccole varianti, tutte proprie. Cambia anche l'impiego degli strumenti, oltre alla irrinunciabile tammorra. La tammurriata viene anche chiamata "canto 'ncopp' 'o tamburo" (canto sul tamburo) proprio dall'impiego del "tammurro" (tamburo) cui non si può prescindere.

- Tamurriata e/o Tarantella, possono sembrare la stessa cosa?

- No, la tarantella è un ingentilirsi della tammurriata. Si ingentilisce lo strumento: grance, pesante, un po' grezza la tammorra, anche più povera per i cembali di latta; più gentile il tamburello, più piccolo, leggero, con cembali di ottone, finemente decorato. Mentre la tammurriata è lenta ed impostata su un ritmo binario, la tarantella è veloce e con figure ritmiche ternarie. La tammurriata nasce e resta popolare, legata al mondo contadino e nessun "autore colto" ha musicato tammurriate, mentre musicisti e parolieri di livello hanno scritto bellissime tarantelle: uno per tutti, Rossini. La tammurriata si balla sempre in coppia, tarantella invece la si balIa anche da soli: come non ricordare i passi del "Pazzariello"? Anche il canto de "Lo Guarracino", pezzo forte della tradizione, era serrato e frenetico. La perdita della memoria storica, la ricerca del decoro sociale, il desiderio di affinare i passi di danza hanno ridotto un ballo con funzione rituale nelle campagne a tranquilla canzone da salotto della piccola, ma veramente piccola borghesia, di città. Una borghesia vergognosa del proprio passato plebeo. Storia a sé segue la "Tarantella di Montemarano" (Avellino), strettamente carnascialesca, ricca di controtempi ed accelerazioni e la velocissima "Pizzica" pugliese, parenti strette della primordiale tammurriata.

- Ma la tarantella è più famosa della tammurriata?

- Direi di sì, perché la tarantella è più legata a Napoli, città evolutasi e cresciuta anche musicalmente fino a divenire poi capitale del bel canto e certamente più famosa delle campagne dell'entroterra. La tarantella "entra a Corte", per la sua esecuzione si impiegano "strumenti colti", la tammurriata no: nasce e resta contadina, "ballo 'r 'e campagnuole" (ballo della gente di campagna).

- Perché la tammurriata è presente, anche se con molte varianti, solo nel sud Italia?

- Collego il culto di Demetra alle colonie della Magna Grecia, quindi fin dove giunsero gli antichi Greci in Italia, e la tammurriata resta nell'entroterra campano in quanto collegata strettamente al mondo agricolo, quale culto alla divinità prima pagana e poi cristiana che protegge le messi, il raccolto. Oggi sopravvive con difficoltà, causa il graduale ma costante abbandono delle campagne, con la perdita di tutto un rituale contadino in cui si inserisce il pellegrinaggio di ringraziamento, con la festa, il suono, il canto ed il ballo. Inoltre anche i giovani dediti tutt'oggi all'agricoltura sono portati più a seguire i modelli massificati della musica leggera ed elettronica, da discoteca, che a far rivivere le musiche ed i balli dei padri.

- Ma forme di tammorra, nei decenni scorsi, sono state segnalate da etnomusicologi anche in Friuli e in Valle d'Aosta. Come si può spiegare?

- La presenza della tammorra in alcune parti del nord Italia è collegabile al consistente flusso migratorio, proprio delle genti delle campagne meridionali, che portavano con se la propria tradizione, e quindi la tammorra.

- Molti ricercatori ed etnomusicologi hanno riproposto la tammurriata in sala di incisione, per incidere dischi e raccolte di testi di tammurriate, e numerosi sono i gruppi, anche folkloristici che propongono il ballo della tammurriata. Qual'è il tuo punto di vista?

- La vera tammurriata è quella che si esegue sul posto del pellegrinaggio, suonata, cantata e ballata per ore intere, con cospicue bevute di vino che aiutano a conferire a tutta la festa quel senso liberatorio e di abbandonare - anche se per poco - gli incessanti e faticosi ritmi della vita contadina. Estrapolare la tammurriata dal suo contesto vuoi dire snaturarla, travisarla, ridurla a fenomeno da baraccone, o a stereotipo di sottocultura.

- Il Centro per la Ricerca e la Conservazione delle tradizioni popolari come opera?

- Il CRC è un'associazione culturale... è riconosciuto anche dalla Regione Campania, quale Associazione di rilevante interesse culturale (Bollettino Ufficiale della Regione Campania N 6/94) e collabora con Università e Scuole per seminari (teorici e pratici) e conferenze.

- Come vedi il futuro della tammurriata?

- I vecchi, bravi suonatori, "cantatori" e "ballatori" (come vengono chiamati) sono in estinzione. I giovani che si avvicinano alla tammurriata oggi - forse - provengono più dalle città che dalle campagne. Il modo di cantare, le parole usate, gli antichi testi si stanno perdendo, e non ha senso cantare una tammurriata leggendo un foglio scritto, quando invece "i vecchi" ricordavano o improvvisavano, narrando, splendidamente ai momento. C'è molta attenzione al "fenomeno" ma scarsa dedizione, anche perché la taminurriata faceva (ed ancora fa) parte della vita contadina, sempre più aggredita nei suoi valori fondatnentali dalla "civiltà moderna". Molti giovani la seguono, ma una metamorfosi è inevitabile.

Fonte da "Un articolo su Folk Bulletin, di Giuseppe Mauro" riportato sul
sito  


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