Info Visita RCM Registrati Aiuto Eventi@MI Cerca Novità Home Page di RCM Logo di RCM Logo associazioni.millano.it
Up One Level  Up One Level
New Message  New Message
Reply  Reply
Forward  Forward
Previous in Thread  Previous in Thread
Previous Unread  Previous Unread
Next in Thread  Next in Thread
Next Unread  Next Unread
Help  Help
FAQ  FAQ
  Message  

Message 

Postmark
   
Home Page  •  Rete Civica di Milano  •  Hobbies  •  Viaggi e Turismo  •  SUD  •  Message
 
  Saturday 19 March 2005 16:15:51  
From:
Assunta Sassone   Assunta Sassone
 
Subject:

Le zeppole di S. Giuseppe

 
To:
SUD   SUD
 
A casa mia questo era periodo che mamma impastava, e io al solito rapita, seguivo i suoi gesti. Non posso fare a meno di rinnovare quelle tradizioni che non voglio seppellire. E' tempo di zeppole :-)
-----------------------------------------
Un po' di storia tratta dal volume “Pasticceria Napoletana” di Enzo Avitabile – Regina editore 1978

La festa di S. Giuseppe, 19 marzo, è caratterizzata dalla fiera dei giocattoli e degli uccelli che ristretta ora in via Medina, una volta si teneva nelle vicinanze della cinquecentesca chiesa dedicata al santo, portata via dal risanamento.
Fin dalla notte precedente, i venditori di giocattoli, per la maggior parte minuti artigiani falegnami – ricordiamo che S. Giuseppe è anche il loro patrono – affluivano e rizzavano panche, banchi, piccoli chioschi, spesso si servivano dello stesso selciato per esporre e vendere la merce. Ad essi si univano, alle prime luci, i venditori di uccelli e di cuccioli, cani o gatti, quasi sempre bastarducci …
I genitori, rimessa in naftalina la “bombetta” , si mettevano in “paglietta” e bianchi pantaloni di flanella, ed accompagnavano alla fiera i propri figli, abiti alla marinara, treccine cadenti sulle spalle, ansiosi e speranzosi di ricevere un giocattolo.
(cut)
Quel mondo di giocattoli era composto da minuscoli mobili di legno per arredare casette di bambole, da teatrini con quinte di cartapesta, da sedioline fatte dagli artigiani dell’Annunziata, minuscole batterie da cucina di stagnola, piccoli tram – predominante mezzo pubblico dell’epoca – palle di gomma, di ogni misura e vivaci colori, automobiline di latta che andavano a corda automatica.
Su questo modo che apparteneva ai piccini, in quel giorno signoreggiava la zeppola!
Le vedevi in mostra un po’ dappertutto. Le pasticcerie e le friggitorie erano piene e ne vendevano a iosa. Nei vicoli, nelle strettoie, nelle strade, nelle piazze di ogni quartiere improvvisati friggitori e procaci friggitrici, dinanzi a padelloni fumanti di olio o strutto, te le ammanivano all’istante, calde, bionde, soffici e fragranti.
Il pasticciere Antonio Pintauro, teneva testa ai suoi colleghi.
Erano e ancora oggi sono variamente fatte: da quelle composte da acqua e farina, alle “bignè” guarnite con turbantini di crema e fiocchetti di amarene.
Ricordiamo che Emanuele Rocco negli “Usi e costumi di Napoli”, raccolti dal De Boucard, definisce la zeppola “nella rotonda ed anulare circonvoluzione, simbolo dell’eternità”.



Galateo - Privacy - Cookie