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  Wednesday 25 February 2004 12:00:26  
From:
Roberto Demergazzi   Roberto Demergazzi
 
Subject:

Morte della Barriera Corallina

 
To:
AS Rassegna Stampa   AS Rassegna Stampa
 

I ricercatori australiani molto pessimisti: “Non c’è speranza”

Grande barriera corallina: morirà entro il 2050

Lo rivela una ricerca del Centro studi marini dell’Università del Queensland. La colpa? L’aumento della temperatura marina.

SYDNEY – Il solo che non ha nulla da temere è il pesciolino Nemo. Tutti gli altri navigano, è proprio il caso di dirlo, in pessime acque. Ce lo dicono gli scienziati: La Grande Barriera Corallina australiana – una delle meraviglie del mondo – potrebbe scomparire presto e assieme a lei tutte le centinaia di specie di pesci coloratissimi ospitati nei suoi “anfratti”.

I MOTIVI – La causa di tutto questo? L’innalzamento della temperatura del mare, un fatto così grave da determinare la peggiore delle previsioni: la morte della Grande Barriera entro il 2050. La terribile previsione è contenuta in una ricerca curata da Hans Hoegh-Guldeberg, capo del Centro di studi marini dell’Università australiana del Queensland, e dal padre Ove, economista.

GLI EFFETTI DEL CLIMA – Per due anni, su commissione del dipartimento del turismo del Queensland e del Wwf, i ricercatori hanno esaminato gli effetti del surriscaldamento dell’oceano sulla sterminata barriera, lunga oltre 2.300 chilometri e croce per secoli anche dei più esperti navigatori. Nel rapporto di 350 pagine gli Hoeg-Guldberg non lasciano spazio all’ottimismo. Non c’è speranza, dicono, di scongiurare la “terrificante prospettiva a lungo termine” della morte dei coralli, dal momento che i gas-serra” hanno già surriscaldato i mari e occorrerebbero decenni per bloccare questo processo.

LE PREVISIONI – “La copertura corallina si ridurrà a meno del 5 per cento sulla maggior parte della barriera entro la metà del secolo, nella migliore delle ipotesi” si legge nel documento, “è l’unica conclusione plausibile se le temperature del mare continueranno a innalzarsi”. La previsione si basa sull’ottimistico presupposto che le acque si surriscaldino di 1 solo grado, mentre si teme che l’aumento di temperatura nei prossimi 100 anni sia tra 2 e 6 gradi.
“Non vi sono prove che i coralli possano adattarsi abbastanza velocemente da affrontare anche l’aumento più basso della temperatura”, hanno sottolineato i due scienziati.

EFFETTI SOCIALI – Se la “Great Barrier Reff”, nella quale restò imprigionato nel 1768 anche il grande capitano Jams Cook, dovesse sparire, vi sarebbe un riflesso sull’intero ecosistema del Mar dei Coralli. Tutti gli organismi che vivono attaccati alla barriera morirebbero. E sarebbe un danno gravissimo anche per l’economia locale e il settore turistico: le perdite sono state stimate in 5,24 miliardi di dollari, con la scomparsa di 12mila posti di lavoro, già entro il 2020. Costituita da 2.900 barriere collegate e 900 isole, la Grande barriera Corallina al largo della costa nordorientale copre nel suo complesso una superficie di 345mila chilometri quadrati. Nelle acque vivono 1.500 specie di pesci.



Roby
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roberto.demergazzi@rcm.inet.it


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