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  Friday 3 January 1997 17:11:51  
From:
Domenico Terafino   Domenico Terafino
Mario Sartori   Mario Sartori
Alessandro Vitiello   Alessandro Vitiello
 
Subject:

Fwd: Sos pescatori pesce spada

 
To:
Atmosfere Subacquee   Atmosfere Subacquee
 
CREDO CHE QUESTO MESSAGGIO DI A.VITIELLO  INTERESSI ANCHE VOI  (M.S.):


Sos pescatori di pesce spada


Non voglio assolutamente cercare la rissa con le considerazioni che vado a fare tra poco; ho solo voglia di riportare
ad un pubblico più vasto i problemi che si troverà ad affrontare una comunità (quella dei pescatori di Ponza) quando
il divieto di pesca al pesce spada con le reti derivanti sarà totale ed applicato in maniera rigorosa.
Dovete sapere che fino alla metà degli anni '60, dalle  mie parti, la pesca al pesce spada  non era praticata anche se il
mare era spesso un palcoscenico dove questi pesci si esibivano con un guizzo fatto di potenza ed agilità
contemporaneamente.
I pescatori vivevano essenzialmente pescando il merluzzo durante l'inverno ed utilizzando le reti nella bella stagione
per pescare le aragoste, i pesci da zuppa (scorfani, gallinelle, preti, san pietro ecc) e le granseole.
A fine agosto via tutto perchè per poche settimane si realizzava uno stupendo sodalizio tra pescatori e delfini che
permetteva di pescare i castardelli (pesce azzurro molto simile alle aguglie), i tonnetti, le cernie di superficie ed altri
pesci che non so come si chiamano in italiano (nfanfari ?).
I delfini erano capaci di bloccare la corsa dei castardelli con un superbo salto che terrorizzava questi pesci per
qualche minuto, facendoli compattare in un'unica grande palla vivente: il tempo necessario perché i pescatori li
circondassero con una rete a forma di sacca che dopo essere stata chiusa sotto, veniva poi issata sulla barca con tutto
il carico di pesce. Per il delfino ci sarebbe stata sicuramente la giusta ricompensa.
Ad un certo punto sono scomparsi i castardelli; gli esperti hanno detto che non c'era più plancton nei nostri mari.
Per fortuna era comunque iniziato un ciclo che avrebbe portato sempre più in alto il prezzo del pesce; avevano
semplicemente scoperto i camion frigorifero e questi permettevano anche ai milanesi di mangiare il pesce fresco e
non solo i "Pessit" o il baccalà fritto.
Si viveva bene ed ogni tanto, pescando il merluzzo con i palamiti, incidentalmente rimaneva attaccato agli ami anche
un bel pesce spada: tutto guadagno in più.
I pesci spada vivono sulla superficie dell'acqua e si spingono sotto fino a qualche decina di metri.
I palamiti per i merluzzi erano  costituiti da un lungo filo di nylon che ad intervalli regolari aveva delle protuberanze
sempre in nylon alla quale erano attaccati gli ami con l'esca. Venivano stesi per qualche chilometro e grazie alla
zavorra andavano a depositarsi sul fondo del mare a 150-200 passi di profondità dove vivono i merluzzi.
I pesci spada, vivendo in superficie, potevano attaccarsi agli ami solo quando questi venivano recuperati oppure
quando i palamiti scendevano verso il fondo, ma in questo caso il pesce arrivava in superficie quasi sempre distrutto
poiché era diventato preda degli abitanti del fondale marino.
Verso la fine degli anni 60 arrivarono i pescatori della Sicilia e della Calabria armati di palamiti che, legate ai
galleggianti, permettevano di pescare il pesce spada in superficie: stagione di benessere per i pescatori anche se ai
palamiti rimanevano attaccate anche parecchie tartarughe (specie protetta), mante, pesci luna, pescecani (ottimi se
venduti come palombi) ecc.
Dopo la metà degli anni settanta sempre i siciliani hanno portato le spadare o reti derivanti che hanno creato i
problemi sui quali si discute da diversi anni sia in Italia che in sede internazionale.
Nel frattempo il benessere diffuso ha messo completamente in crisi la pesca del merluzzo; è un pesce troppo plebeo
in confronto ai branzini d'allevamento che non sanno di niente, che hanno però un peso standard ed un costo
bassissimo e poi sono così eleganti da portare in tavola.
Fine dei guadagni nella stagione invernale e, come unico sostegno se non si vuole emigrare o darsi al turismo, la
pesca con le spadare.
I problemi posti dalle associazioni ambientaliste meritano sicuramente una risposta ma io ho paura che sia troppo
semplicistica quella che considera tout court la chiusura della pesca  come soluzione: se si vogliono eliminare le
spadare bisogna imporre questa legge su tutto il bacino mediterraneo altrimenti sarà facile immatricolare le barche a
Malta, pescare fuori dalle acque territoriale e poi importare il pesce pescato fuori dalle nostre finestre.
Se si vogliono valorizzare forme di pesca alternativa si diano gli strumenti immediati ai pescatori per riconvertirsi e si
avviino campagne di valorizzazione del prodotto naturale pescato nei nostri mari, si controlli l'importazione di certi
pesci tali solo per l'aspetto. Si mettano da parte certe manie esterofile e si impari ad apprezzare quanto di buono si
trova nei nostri mari; l'insieme di questi fattori può permettere ai delfini di salvarsi, ai pescatori di continuare a fare il
loro mestiere e, a chi ama mangiare delle buone cose, di trovarle vicino a casa.

A. Vitiello                6 giugno 1995



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