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  Wednesday 27 January 1999 23:43:07  
From:
Paolo Scolamacchia   Paolo Scolamacchia
 
Subject:

intervista a Pinketts

 
To:
Orizzonte diciassette   Orizzonte diciassette
 
Incontro con lo scrittore Andrea Pinketts


Il viaggio di Orizzonte alla ricerca dei personaggi famosi vissuti in zona, continua con un’intervista allo scrittore Andrea Pinketts, avvenuta il 7 gennaio in un bar di via Lorenteggio, nelle immediate vicinanze di piazza Bolivar
Attualmente vivi in zona 17, sei nato qui? Quali sono i momenti che ricordi con maggior piacere della tua infanzia?
“In realtà sono nato in Porta Vittoria, ma poi sono venuto ad abitare qui in seguito ad un trasferimento di lavoro di mia madre, che all’epoca lavorava nel sociale. Della zona ho tanti ricordi, ma ricordo con molto affetto il maestro delle elementari in via Massaua (che in un mio libro si chiama Terulli, ma ovviamente non è il suo vero nome), un insegnante molto militaresco che pretendeva l’assoluta disciplina. A volte capitava che ci punisse corporalmente, ma adesso col senno di poi, lo devo ringraziare e lo saluto. Ho scoperto di essere un eroe a dodici anni, perché ho picchiato Mirio, lo spauracchio del quartiere. Una specie di scontro tra David e Golia.”
Che rapporto hai con Milano?

“Adoro Milano, è il mio ombelico. Soprattutto adoro il cemento, quando sono arrivato al Lorenteggio, allora ancora immerso nella campagna, ho avvertito “il senso della via Gluck”.”
Hai trascorso la tua giovinezza nella “Milano da bere” degli anni Ottanta, l’epoca della corsa al consumismo. Come hai vissuto questo periodo?
“Benissimo, mi sono divertito un casino. Allora ero un assiduo frequentatore di discoteche e locali alla moda. Facevo anche il modello.”
Come è nata la tua passione per la scrittura? Quando hai capito di essere uno "scrittore"?
“Ho sempre scitto molto e anche da ragazzo ero solito girare con dei fogli appresso. Il libro "Lazzaro vieni fuori" è stato concepito quasi interamente in un bar, luogo da me privilegiato.
Ho sempre saputo di essere uno scrittore di talento, quando uno possiede il "senso della frase" ( titolo di uno dei suoi libri n.d.r.) lo sente dentro di sé.”
Gli studi compiuti a scuola ti hanno in qualche modo aiutato nella tua carriera?
“Per rispondere voglio citare una frase di Leo Longanesi: " Tutto quello che non so, l'ho imparato a scuola".”
Tu hai fondato la "Scuola dei duri" che si propone di analizzare la realtà attraverso l'indagine poliziesca. Perché una scelta stilistica di questo genere?
“La mia carriera è cominciata facendo il giornalista presso Il Giorno dove mi occupavo di cronaca. Per svolgere in modo completo le mie indagini mi piaceva infiltrarmi ed usare dei travestimenti. Con questo approccio poliziesco sono riuscito a incastrare la setta satanica Fratelli di Dimitri di Bologna durante un incarico affidatomi da Panorama. Un'altra volta mi sono travestito da clochard ed ho dormito per un mese alla stazione Centrale di Milano. Da questo tipo di esperienze è nata l’idea della “Scuola dei Duri”.”
Come opera la “Scuola dei Duri”?
“Per meglio far capire di cosa si tratta, potremmo dire che la “Scuola dei Duri” è una sorta di “Bar letterario”, a metà tra un circolo ed un salotto. Un posto aperto a tutti dove chiunque può intervenire, proporre, leggere i propri scritti, o semplicemente ascoltare.
I ritrovi hanno luogo a “Le Trottoire” in zona Lanza. Con l’attivita della “Scuola dei Duri” sono riuscito a far pubblicare giovani talenti che altrimenti non avrebbero trovato spazio e considerazione nel mondo dell’editoria. Tra i tanti voglio ricordare: Nicoletta Vallorani, e Sandro Ossola.”
Come genere letterario hai scelto il “giallo”. Genere spesso messo da parte dalla critica. Hai mai sentito il peso di queste posizioni?
“No, anzi mi pongo con un atteggiamento snobistico nei confronti di chi scrive libri “normali”. Il giallo è infatti un contenitore, una sorta di “cavallo di Troia”, che racchiude in sé tanti piccoli misteri da scoprire.”
Progetti per il futuro?
“A febbraio uscirò con due brevi pubblicazioni: “E chi porta le cicogne?” e “ Un saluto ai ricci”, … una breve parentesi naturalistica!
Il prossimo romanzo uscirà in autunno, ed è intitolato “L’assenza dell’assenzio”. (l’assenzio era la bevanda prediletta dei Poeti Maledetti nella Parigi “fin de siecle”  ndr)”

 
Alessandro Sichera e Francesco Benatti


 
  





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