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  Wednesday 1 July 1998 01:02:04  
From:
Dario Venegoni   Dario Venegoni
 
Subject:

Scalfaro riceve l'Aned

 
To:
ANED   ANED
 
Una delegazione dell'Associazione ricevuta dal presidente della Repubblica al Quirinale

Scalfaro all'Aned:
"Il vostro lavoro"
è degno di ogni elogio"


Il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha ricevuto in udienza al Quirinale il 4 maggio scorso una delegazione dell'Aned guidata dal presidente Gianfranco Maris. Un incontro intenso e cordiale, protrattosi per circa un'ora nel corso del quale è stata illustrata al capo dello stato l'attività dell'associazione per "dare alla memoria un futuro".
La delegazione dell'Aned ha portato al Quirinale una raccolta delle ultime pubblicazioni curate dall'associazione, dagli ultimi numeri del Triangolo Rosso fino ai libri di memoria e di storia della deportazione. Maris ha quindi illustrato i programmi varati dal consiglio nazionale a Brescia, e in particolare la decisione di procedere alla costituzione di una grande banca dati, che sarà resa disponibile ai ricercatori e agli studiosi attraverso dei CdRom e Internet. Un proposito che ha trovato l'approvazione e l'incoraggiamento del presidente della Repubblica, il quale nel suo intervento di saluto ha commentato: "Un archivio storico: questo è importante. Io ritengo che si compie un'opera di grandissima importanza. Bisogna tenere conto che trasmettere a quelli che vengono dopo è faticoso - faticoso! - anche perché certe cose, per i giovani, sembrano... fiabe".
Scalfaro ha ricordato le sofferenze patite dai deportati nei Lager e dal popolo tutto nel corso dell'ultima guerra, menzionando in particolare il peso sopportato dalle donne. "Le donne: cosa hanno sofferto! Non erano in prima linea, ma erano peggio che in prima linea".
Eppure, ha aggiunto, "se guardiamo a casa nostra, da quelle sofferenze, da queste vostre sofferenze, è nata la Costituzione italiana. cioè queste sofferenze a un certo punto si sono - per cosi dire - coagulate su un documento che è resurrezione libera di un popolo che non aveva più niente, perché lo Statuto albertino era andato a pezzi" e le opere di diritto costituzionale create dal fascismo erano crollate con il regime. "Se si tolgono queste sofferenze, ha detto il capo dello stato, non c'è neanche la carta costituzionale".
Sono passati tanti anni da allora. Qualcuno, ha osservato Scalfaro, "potrebbe dire: 'Voltiamo pagina e non parliamone più'. Questo bisogna impedirlo, perché se una pagina non la le radici è morta. La forza della Carta costituzionale sono le radici di sofferenza".
Il presidente della Repubblica è stato a questo punto molto netto a proposito della necessità di distinguere, nel ricordo dei lutti della guerra, le responsabilità di ciascuno: "Questo bisogna riuscire a dipanarlo, perché rimanga il patrimonio di sofferenza, perché rimanga che, se uno è stato dalla parte giusta, è dalla parte giusta; e se l'altro è stato dalla parte non giusta, è dalla parte non giusta. Questo non giudica la persona; giudica il fatto storico".
Il presidente Scalfaro ha ricordato a questo punto la sua personale esperienza di giovane parlamentare, nell'immediato dopoguerra, quasi "un apprendista all'Assemblea costituente". Era un'assemblea, ha ricordato, nella quale si confrontavano forze estremamente eterogenee, uscite dalla guerra con progetti spesso in contrasto tra loro. Eppure proprio l'esperienza dei lutti e dei patimenti sopportati negli anni del conflitto resero allora possibile il risultato di una Costituzione nella quale tutti finirono per identificarsi.
"Sono sempre rimasto convinto che le sofferenze, sommate insieme, hanno dato un risultato formidabile". "Era un'Assemblea dove, per esempio, al mattino c'era la discussione politica c'era anche la mischia fisica, le botte". Passavano poche ore, e quanto riprendeva la "seduta per scrivere la Costituzione: tutti insieme a scrivere la Costituzione".
"Questi, ha concluso il capo dello Stato, sono i miracoli che nascono soprattutto quando vince la qualità umana, che è fatta di sofferenze, di fatiche, di sconfitte. Anche di vittorie, certo, ma il patrimonio più forte È quello che si è pagato". "Questo è quello che dobbiamo riuscire a non disperdere. Quindi - ha detto rivolto alla delegazione dell'Aned - il vostro lavoro è degno di ogni elogio, perché questa è la nostra radice, questa è la ricchezza umana".



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