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  Friday 8 August 1997 12:40:48  
From:
Dario Venegoni   Dario Venegoni
 
Subject:

scheda - zingari perseguitati

 
To:
ANED   ANED
 
LA SORTE DEGLI ZINGARI


L'origine degli zingari si perde nella notte dei tempi. Essi provenivano, probabilmente, dall'India. Nell'Oriente europeo essi giunsero dall'Asia minore al principio del quattordicesimo secolo, passando dai Balcani e la Grecia che furono costretti ad abbandonare, sotto la pressione dell'invasione ottomana. Della loro presenza nell'Europa continentale si viene a sapere soprattutto attraverso i molti editti che regolavano la loro presenza, evidentemente non gradita, nei vari paesi.

Quando nel 1492 la Spagna espelle gli ebrei, agli zingari viene interdetto il nomadismo. Nel 1761 anche Maria Teresa d'Asburgo cerca di indurli a prendere residenza stabile nei territori del suo impero. Altrettanto tenta di fare la Bulgaria nel 1886 stabilendo per legge i mestieri ad essi consentiti. Nel 1912 in Francia viene introdotto il cosiddetto "certificato antropometrico" che viene adottato anche dallo Stato tedesco del Baden nel 1922. L'Ungheria stabilisce nel 1930 il "numerus clausus" che regola l'afflusso degli ebrei e degli zingari nelle scuole e nelle Università.

Poco propensi all'integrazione con le popolazioni locali, tendenzialmente nomadi, gelosi delle proprie tradizioni, esprimendosi in una loro lingua, vestendo e vivendo a modo loro, essi esercitavano i mestieri più disparati: fucinatori, lattonieri, maniscalchi e commercianti di cavalli, ma anche musicisti e chiromanti. Di volta in volta accettati, sopportati, banditi.

Con queste abitudini, con queste caratteristiche essi non potevano non sollecitare l'allergia dei nazisti per i "diversi" e cadere nel mirino delle loro persecuzioni. Invisi all'opinione pubblica, disprezzati dai teorici della purezza della razza e del sangue tedesco, essi occupavano nella scala dei valori sociali i gradini più bassi degli "Untermenschen", i sotto uomini, zavorra dell'umanità.

All'epoca della conquista del potere da parte dei nazisti, nel 1933, viveva in Germania un numero imprecisato di zingari. Erano del ceppo Sinti, immigrati nel quindicesimo secolo. I Rom sono arrivati più tardi. I primi continuavano a vivere spostandosi in carovane e collegandosi in tribù soggette a propri ordinamenti. Gli altri erano più propensi a stabilirsi nel Paese. Uomini e donne lavoravano nelle fabbriche, nei servizi pubblici, i bambini andavano a scuola come tanti altri, i giovani venivano chiamati alle armi. Molti di essi hanno combattuto sotto il Kaiser nella prima guerra mondiale. Gente tranquilla, assimilata, cittadini come tanti altri.

Mentre le leggi di Norimberga del 1935 emarginavano gli ebrei dalla società civile, gli zingari venivano considerati alla pari con i vagabondi pertanto tenuti d'occhio dalla polizia.

Nel 1936 in occasione dei Giochi Olimpici di Berlino con i quali Hitler tentava di mostrare al mondo il volto di una Germania pacifica, ordinata e tranquilla, gli zingari venivano fatti sparire affinché i turisti non potessero notarli. Essi furono rinchiusi nel campo di raccolta di Mahrzahn. E' stata la prima azione ostile nei loro confronti.

Nello stesso anno 1936 un certo Dr. Robert Ritter viene incaricato di istituire a Berlino un "Istituto di ricerca di igiene razziale e biologia etnica" che stabilisca l'origine degli zingari. Quando risulta che tutto sommato forse all'origine della stirpe i veri "ariani" sono proprio gli zingari, gli studi vengono sospesi e gli atti dei ricercatori spariscono negli archivi segreti delle SS.

Comunque, constatato che oramai non esistono più zingari "puri", viene considerato tale solo chi ha almeno tre generazioni di ascendenti qualificati, mentre rientrano nella categoria dei "misti" coloro che hanno contratto matrimonio con un coniuge di altra estrazione e provenienza. Essi godranno di un riguardo particolare.

Agli occhi dei nazisti, ossessionati dal mito della purezza della razza, gli zingari sono degli inquinatori del sangue ariano e del contesto sociale. Il loro modo di vivere li indispone e li indispettisce. Il loro nomadismo è considerato elemento di disordine che sfugge al controllo dei cittadini e delle polizie e li rende sospetti come delinquenti potenziali. Occorre dunque intensificare la vigilanza e regolamentare la loro esistenza sul territorio nazionale. In breve tempo anche agli zingari viene dedicata una ampia gamma di provvedimenti ristrettivi della libertà.

Nell'ottobre 1938 la centrale di polizia avente sede a Monaco, che si occupa del problema degli zingari viene assorbita in una direzione del quartier generale delle SS a Berlino sotto la responsabilità di Reinhard Heydrick.

L'otto dicembre 1938 lo stesso Himmler promulga un editto per stabilire  i principi ai quali deve uniformarsi la "lotta conto la piaga degli zingari" ai quali non è più consentito di spostarsi dal proprio domicilio; tutti vengono automaticamente schedati.

Nell'atmosfera di eccitazione che la propaganda crea per preparare i tedeschi all'ineluttabilità della guerra le varie ramificazioni della polizia nazista si preparano al controllo di potenziali elementi ostili o pericolosi. Tenerli d'occhio, isolarli, renderli inoffensivi, mettere in guardia contro di essi la popolazione sono misure precauzionali ovvie e dovute. Se ne accorgono presto gli zingari che sono inermi e indifesi. E non solo quelli che vivono in Germania.

Poi gli avvenimenti precipitano. Il primo settembre 1939 Hitler aggredisce la Polonia. Le SS costituiscono dei reparti speciali le Einsatzgruppen che col pretesto di garantire la sicurezza delle retrovie del fronte dal sabotaggio delle formazioni partigiane, massacrano indiscriminatamente intere popolazioni fra cui moltissimi zingari che malauguratamente cadono nelle loro mani. La stessa operazione si ripeterà un anno dopo quando i nazisti attaccano anche l'Unione Sovietica.

Il 21 settembre 1939, nel quartier generale delle SS a Berlino, Heydrick presiede una riunione dei suoi più stretti collaboratori per predisporre un piano di deportazione verso il Governatorato generale in Polonia di 30.000 zingari che si trovano in Germania. Per il momento è solo un progetto rigorosamente riservato designato da una sigla convenzionale in codice che solo gli addetti ai lavori conoscono.

Il piano diventa esecutivo nell'aprile del 1940 su preciso ordine di Himmler e si inizia così il trasferimento di 2.500 zingari nel ghetto di Lodz.

Anche nell'Austria, nel frattempo annessa, e nel Protettorato di Moravia e Slovacchia le SS prendono analoghi provvedimenti. E lo faranno anche nei Paesi occidentali occupati, Francia, Belgio, Olanda Lussemburgo e poi via, via ovunque riescano a mettere mano sugli zingari. Essi vengono rinchiusi in un campo di transito e poi trasferiti ad Auschwitz.

A Birkenau, l'enorme campo satellite di Auschwitz, uno speciale reparto denominato Zigeunerlager, cioè campo degli zingari, costituito da 32 baracche, accoglie eccezionalmente intere famiglie riunite. E intere famiglie riunite entreranno nelle camere a gas dopo una breve permanenza. Ma un intero convoglio proveniente da Bialystock, 1700 uomini, donne, bambini viene soppresso senza neppur essere registrato nel marzo 1943.

Sfortunatamente ad Auschwitz e Birkenau operava il famigerato Dr. Mengele il quale non s'aspettava di meglio che poter disporre di materiale umano fresco e diverso per i suoi immondi esperimenti pseudoscientifici. Uomini e donne dovettero subire prove di sterilizzazione, di resistenza alle infezioni al freddo e così via. Ma soprattutto bambini e adolescenti affrontarono prove orripilanti nel raffronto sul comportamento dei gemelli.

Le statistiche, le orribili raccolte di cifre dietro ognuna delle quali si cela una vita umana, sono contraddittorie anche per quanto riguarda la sorte degli zingari. Si sa che i nazisti hanno distrutto gli archivi per non lasciare traccia dei loro misfatti. Le ricerche degli storici e delle associazioni degli zingari superstiti dell' ecatombe indicano in ben 500.000 il numero delle vittime. Ma questo totale non comprende il numero imprecisato di coloro che furono assassinati nell'Europa orientale nei paesi balcanici e baltici dalla Einsatzgruppen e dai loro volonterosi collaboratori locali.

Sta di fatto che ai tempi dei quali parliamo in Romania vivevamo 280.000 zingari, 275.000 in Ungheria, 116.000 in Serbia, 200.000 in Ucraina e Bielorussia e altrettanti se non di più di Polonia. Ne sono rimasti poche decine di migliaia.

Che cosa abbia spinto i nazisti a prendersela anche con gli zingari non è chiaro. Le aberranti teorie sulla razza, la fobia dei diversi, i timori infondati di presunte contaminazioni non bastano per spiegare, in nessun caso giustificare, una persecuzione così feroce nella quale vennero sprecati uomini e mezzi che sarebbero oltrettutto potuti servire per quella guerra che è stata poi inevitabilmente perduta.


 


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