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  Friday 8 August 1997 12:37:34  
From:
Dario Venegoni   Dario Venegoni
 
Subject:

scheda - Risiera di San Sabba

 
To:
ANED   ANED
 
LA RISIERA DI SAN SABBA
TRIESTE 1943-1945



Nell'estate 1943 l'Italia fascista, dopo tre anni di guerra a fianco della Germania nazista in base agli obblighi del micidiale "patto d'acciaio", ha ormai collezionato una serie di disfatte militari in Grecia, in Africa e in Russia dovute alla carenza degli armamenti, all'incapacità dei comandi, all'impreparazione dei quadri e alla mancanza dell'addestra-mento degli uomini. Il paese è stremato. Il regime sta toccando il suo punto più basso del consenso popolare. Gli Alleati sono oramai sul ter-ritorio nazionale.

Hitler, che conosceva la situazione, non s'era lasciato prendere con-tropiede quando il suo amico Benito Mussolini fu defenestrato dagli stessi suoi camerati del Gran Consiglio del Fascismo e gli succedette, come capo del Governo, il maresciallo Badoglio, mentre il re riassumeva il comando supremo delle forze armate.

Quando il nuovo governo italiano, non più fascista, dopo aver pro-testato la sua fedeltà all'alleanza mentre avviava segretamente trattati-ve di pace separata con gli Alleati, l'8 settembre 1943 firmava un armi-stizio scatenando il caos, 22 divisioni naziste erano già dislocate in Ita-lia per poter tenere in pugno la situazione.

Costretto a rimettere in sella Mussolini, se voleva continuare la guerra sul fronte italiano, all'atto della costituzione della Repubblica Sociale Italiana a Salò, strettamente controllata dai suoi uomini di fi-ducia, Hitler pretese l'accorporamento al Terzo Reich dei territori italiani che a suo tempo avevano fatto parte del disciolto impero austro-ungarico, dichiarandoli "zona d'operazione"

Si trattava delle provincie di Bolzano e Belluno unificate sotto la de-nominazione "Voralpenland" (Paese Prealpino) che vennero affidate alla competenza del Gauleiter Franz Hofer, mentre le provincie di Udi-ne, Gorizia, Trieste, Fiume e Pola, denominate "Adriatisches Küsten-land" (Litorale adriatico) vennero a trovarsi sotto l'autorità del Gauleiter della Carinzia, Friedrich Rainer. La zona di Lubiana fu affi-data al suo collega Erwin Rosser.

I tre Alti commissari, godendo di larga autonomia, furono investiti di pieni poteri su tutte le strutture amministrative, politiche, giurisdi-zionali delle rispettive aree di competenza e rispondevano del loro ope-rato solo, esclusivamente e direttamente a Berlino, la sovranità italiana essendo ''momentaneamente sospesa"

Per quanto riguarda l'Adriatisches Küstenland, Rainer fissava la propria sede a Trieste e con due ordinanze, il 22 ottobre e il 12 novem-bre, faceva sapere alla popolazione che le leggi italiane erano abrogate, vigeva da quel momento solo la legge nazista, con tutte le aggravanti dello stato di occupazione e di guerra.

A capo dei vari uffici delle amministrazioni degli enti locali vennero chiamati uomini del ricostituito partito fascista, peraltro affiancati da "consiglieri" nazisti.

Mentre il generale Kubler assumeva il comando di tutte le forze ar-mate di stanza nel territorio, Himmler nominava Odilio Lotario Glo-bocnick capo supremo delle varie polizie, col grado di Generalleutnand e SS Gruppenführer. Costui, nativo di Trieste (madre ungherese e pa-dre sloveno) conosceva i luoghi, le usanze, le lingue locali. Nel suo fo-glio matricolare era registrato come comandante dell'Einsatzgruppe Reinhard, una delle quattro formazioni speciali delle SS, create col compito specifico di garantire la sicurezza alle spalle dei reparti com-battenti sul fronte dell'Est, "ripulendo" città e villaggi della Polonia e dell'Ucraina dalla popolazione civile, soprattutto ebraica. In altre pa-role, massacrando uomini, donne e bambini inermi col falso pretesto del-le esigenze militari delle operazioni in corso.

Da Lublino, dove l'Einsatzgruppe Reinhard aveva a suo tempo stabilito il proprio quartiere generale, Globocnick si portò dietro 92 uomini- particolarmente selezionati ed alcuni ufficiali delle SS che s'erano conquistata una triste fama nelle "operazioni" dell'Est e comandanti di alcuni campi di sterminio, oramai smobilitati, come Treblinka, Sobibor e Belzec. Facevano parte del gruppo anche i principali esecutori dell'Aktion T4, cioè quell'operazione "Eutanasia" consistente nell'eliminazione fisica degli ammalati mentali, dei minorati e handicappati fisi-ci, in altre parole di "bocche inutili" nel castello di Hartheim. -

A Trieste Globocnick prese possesso del Palazzo di Giustizia, per trasferire poi la sua base operativa in un complesso di edifici in disuso che era stato, a suo tempo, sede della "Premiata pilatura di riso triesti-na" della ditta Ziffer, nel rione di San Sabba, alla periferia della città.
 
Qui egli costituì un "Polizeilager" che in effetti era un vero e proprio campo di concentramento, come tale qualificato ufficiale e riconosciu-to come "Konzentrationslager".

Nella Risiera furono sistemati gli uffici, gli alloggi per gli ufficiali e la truppa, la mensa, i magazzini, il garage. L'isolamento verso l'ester-no era assicurato praticamente dalla stessa struttura degli edifici. Al piano terra del corpo di fabbrica principale furono create 17 picco-lissime celle, nelle quali vennero poi stipate le vittime dei rastrellamenti e degli arresti individuali.

Erwin Lambert, uno specialista in materia, trasformò l'essicatoio, che originariamente serviva per la brillatura del riso, in un forno cre-matorio il cui tiraggio era assicurato da un'alta ciminiera di 40 metri. Il forno, la cui capienza era di 40/50 corpi, entrò in funzione nel febbraio 1944.

I compiti di Globocnick e dei suoi uomini erano chiari: dare la cac-cia ai partigiani italiani e sloveni che operavano con particolare vivaci-tà nella zona, individuare ed arrestare antifascisti e comunque persone contrarie all'occupazione nazista, obbligare a rispondere alla precetta-zione gli operai destinati al lavoro coatto in Germania e, naturalmente, scovare, ovunque essi fossero, gli ebrei.

L' Einsatzgruppe Reinhard, per mantenere alta la propria fama di efficenza, svolse anche nel Litorale Adriatico il proprio compito con particolare zelo, avvalendosi della volenterosa collaborazione di alcuni fanatici fascisti locali che talvolta li superavano nell'impegno.
La città sapeva, subiva e taceva. Ma questo non accadde solo a Trieste, perchè l'intimidazione, la paura, se non l'acquiescenza e talvolta perfino il consenso permisero in tutti i paesi occupati dai nazisti lo scatenarsi di vendette, spesso personali contro avversari, ebrei e popolazioni inermi.-

Il reparto si articolò in tre sezioni distaccate rispettivamente a Trie-ste, Udine e Fiume. A prescindere dalle rappresaglie e dai massacri ese-guiti sul posto, in Friuli, nei villaggi del Carso, dalle esecuzioni decise spesso di propria iniziativa da semplici gregari nelle carceri di via Coroneo, dalle fucilazioni nel poligono di Basovizza, la banda di Globocnick alimentò la Risiera di San Sabba con un numero imprecisato di vittime.

La Risiera di San Sabba, questa strana struttura concentrazionaria nazista, atipica sotto ogni aspetto, situata ai limiti di una città popolo-sa, contrariamente agli altri campi di transito o sterminio, isolati in zo-ne inaccessibili; questo agglomerato che non è un KZ nel senso classico della parola ma ne assolve le funzioni essenziali; dove non si lavora (salvo il piccolo laboratorio di calzoleria e sartoria ad uso della guarni-gione) ma dove si impicca, si fucila, si soffoca con i gas di scarico dei furgoni espressamente attrezzati, si uccide per strangolamento, con un colpo di pistola o di mazza di ferro alla nuca, dove si cremano i cadave-ri, dove la gente entra ed esce senza lasciar traccia di sé; questa officina della violenza dove è successo di tutto: ricatti, ruberie, delazioni, furti, torture, atti di incredibile incoscienza e di grande coraggio; questa Ri-siera che di santo non ha che il nome, rimane lì, oggi, a testimoniare una pagina oscura della storia del nostro Paese.

Fra le sue tristi mura si sono svolte tragedie disumane e vicende in-credibili. Citiamo a caso quella del cosiddetto Battaglione David, dal nome del suo comandante: nato come formazione partigiana nelle Langhe, catturato al completo dei suoi quadri e costretto all'arruola-mento nelle forze armate nazi - fasciste, trasferito ad Udine dove, so-spettato di collusione con i partigiani viene nuovamente disarmato e tradotto nella Risiera. Quando due suoi componenti, per aver insultato un sottoufficiale, vengono condannati a morte, il plotone di esecuzio-ne, sorteggiato fra gli stessi loro compagni, viene costretto ad eseguire la sentenza. Ma a sua volta è guardato a vista dalle SS col mitra spiana-to che si accertano che la fucilazione abbia effettivamente luogo.

E ancora, una signora veneziana, arrestata assieme al marito ed ai figli ebrei, viene riconosciuta come "ariana" e liberata. Avendo essa reclamato imprudentemente la restituzione di una somma di denaro che le era stata confiscata al momento dell'arresto, viene brutalmente malmenata ed assassinata.

E infine: lo scrittore Gianni Stuparich, medaglia d'oro della prima guerra mondiale (come il fratello caduto sul Carso) personaggio osan-nato ed esaltato dal patriottismo fascista, la cui madre ebrea viene arre-stata e tradotta nella Risiera si presenta a Globocnick ed esige di essere a sua volta incarcerato. Quando la sua decisione diviene di dominio pubblico, la città è costernata. Fascisti e nazisti si trovano in grande imbarazzo. Stuparich e la madre vengono rilasciati per intervento del vescovo Santin che in quella e in altre occasioni ha coraggiosamente di-feso i suoi concittadini.

Questa è stata la Risiera di San Sabba, con i suoi misteri, le sue in-congruenze, circondata e protetta dall'omertà dei fascisti, uno dei tanti tasselli nell'immenso mosaico della storia dei KZ nazisti. Ancora oggi, sinistra necropoli in una città di frontiera, dove la memoria storica è scomoda e il tempo stenta a sanare le piaghe dell'offesa subita.

Sui muri delle celle e dei cameroni restano i graffiti con i nomi delle vittime, le loro invocazioni ed imprecazioni, testimonianza inconfuta-bile di una vicenda agghiacciante nella quale italiani e sloveni, partigia-ni e gente comune rastrellata per caso, che con l'occupazione nazista e la guerra non aveva nulla a che fare, cattolici ed ebrei hanno sofferto e perso la vita.

Quanti erano? Di preciso non si sa né si è potuto sapere nulla. Met-tendo insieme i mille brandelli delle testimonianze, degli indizi, delle ipotesi, si ritiene che nella Risiera siano state soppresse circa 5.000 per-sone. Solo dai documenti delle ferrovie si è appreso che dalla Risiera sono partiti 22 convogli, diretti ad Auschwitz, Buchenwald e altri campi. Dunque circa 25.000 persone.

Quando nell'aprile 1945 i partigiani di Tito, XXIIIº Corpus da un lato e gli Alleati dall'altro stavano per investire la città, Globocnick fece distruggere gli archivi, minare e saltare il crematorio e lasciò liberi i prigionieri. La sua banda si disperse, cercando di camuffarsi nella clandestinità, favorita dalla confusione generale che seguì l'immediato dopo - guerra.

Poi Globocnick, presumendo quello che gli sarebbe capitato, si è suicidato. Wirth, il suo feroce braccio destro, è stato abbattuto dai par-tigiani, Franz Stangl ha avuto un infarto al termine di una allucinante intervista con Gitta Sereny nel carcere di Düsseldorf. Allers dopo una breve detenzione è morto nel suo letto. Solo Oberhauser è riuscito a mimetizzarsi e farla franca, continuando a fare il birraio a Monaco.

Contro questi loschi personaggi, dopo alterne vicende, l'ANED e la Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sono riusciti ad avviare un procedimento giudiziario, che, se non è servito a colpire i responsabili dei crimini commessi nella Risiera, è servito certamente a ricostruire, almeno entro certi limiti, una storia poco nota.

La Corte d'Assise di Trieste, davanti alla quale il processo è stato fi-nalmente celebrato, nel 1967, ha ammesso la costituzione di parte civile solo di 22 familiari delle vittime, oltre ai due promotori del procedi-mento.

Sono state così onorati i partigiani Luigi Frausin e Vincenzo Gigante, Giovanni Battista Berghinz, Virginia Torelli e Cecilia Deganutti, tutti insigniti di medaglia d'oro al valor militare alla memoria e tutti quelli, uomini, donne e bambini, che per la loro convinzione politica o fede religiosa, sono stati perseguitati e "fatti sparire dalla faccia della terra". Questo è stato l'ordine che Globocnick ed i suoi hanno fedelmente eseguito, plagiati da una concezione aberrante della competizione politica, in dispregio della dignità e dell'integrità della vita umana e dei valori irrinunciabili della libertà e della democrazia.





















Sentenza n. 2-76 in data 29.4.1976


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

La Corte D'Assise di Trieste, composta dai Signori:

1) Dr. Domenico Maltese - Presidente.
2) Dr. Vincenzo D'Amato - Giudice magistrato.
3) Sig. Adolfo Rot - Giudice Popolare.
4) Sig.ra Maria Colja in Tulliach - Giudice popolare.
5) Sig.ra Loredana Nicolini in Pasquini - Giudice popolare.
6) Sig. Dario Zamarato - Giudice popolare.
7) Sig.ra Olimpia Giovannini in Gulli - Giudice popolare.
8) Sig. Aligi Zatella - Giudice popolare.

ha pronunciato la seguente
sentenza
nel procedimento penale
contro

1.
Allers August Ernst Dietrich nato a Kiel il 17.5.1910, professioni-sta legale, residente in Amburgo, Abteistrasse n. 29, deceduto.
2.Oberhauser Joseph nato a Monaco (Baviera) il 20.9.1915, came-riere, residente in Monaco II, Augustenstrasse n. 19, latitante.

OMISSIS.
imputati


Omicidio plurimo pluriaggravato continuato. Artt. 81, 110, 112, n. 1, 575, 576 n. 1, 577 n. 1, 3 e 4 C.P. per avere in corso di volontà e di azio-ne fra di loro quali militari delle SS (Allgemeine - SS, Waffen SS, Poli-zei) incaricati di compiti di repressione e di persecuzione politica e razziale, appartenenti allo "Einzatzkommando Reinhard", e precisamen-te:

il Christian Wirth (deceduto), quale comandante il Reparto medesi-mo con il grado di Sturmbahnführe.r, dall'insediamento a Trieste (otto-bre 1943) al suo decesso avvenuto il 26.5.1944;
- il Gottlieb Hering (deceduto), quale "vice" del Wirth, comandante interinale del Reparto sino al subentro dello Allers, infine quale sosti-tuto di quest'ultimo Ufficiale, con il grado di Hauptsturmführer, dall'ottobre 1943 al novembre dell'anno seguente;
- il Dietrich Allers, quale comandante il Reparto dalla metà del giu-gno 1944 al 30 aprile 1945 con il grado di Obersturmbahnführer;
- lo Joseph Oberhauser, quale comandante della Abteilung "R/Iº" del medesimo Reparto nonchè dello stabilimento della "Risiera", dall'ottobre 1943 alla ritirata; grado: Obersturmführer;
- il Franz Stangl (deceduto), quale comandante di altra Sezione del medesimo Reparto, per tutto tale periodo, con il grado di Hauptstrumführer;
- l'Otto Stadie come Polizei "meister e boia della Sezione R/Iº";
- altri, come lo Stadie non esattamente identificati e militari subalterni;
soppresso, fuori di ogni altra ipotesi di applicabilità della legge di guer-ra, senza procedimento giudiziario di alcun genere, fuori di ogni moti-vo o necessità militare contingente, un imprecisato ma rilevante nume-ro di persone che erano state affidate alla loro custodia dall'Autorità militare e civile germanica occupante le Province di Trieste, Fiume, Po-la, Gorizia, Udine, oppure che essi medesimi avevano privato della li-bertà nel quadro di sistematiche misure di repressione e persecuzione politica e/o razziale, misure in parte loro affidate da attuarsi. Fatti d'omicidio commessi nel luogo di detenzione anche a questo criminoso scopo allestito in Trieste (stabilimento denominato "Risiera di 5. Sab-ba").
La Corte D'Assise, visti gli artt. 483, 488, 489 cod. proc. pen., 36 e 72 cod. pen.,

dichiara

l'imputato Oberhauser Joseph colpevole del reato ascrittogli e lo con-danna alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno per tre anni ed al pagamento delle spese processuali. Condanna altresì, lo stesso imputa-to al risarcimento dei danni nella misura di L.1.000.000 (un milione) per ciascuna, in favore delle seguenti parti civili: Paolo Sereni, Josef Slosar, Annamaria Slosar, Giuseppe Zancolich, Francesca Ferletti ved. Misigoi, Bartolomeo Misigoi, Franjo Slosarm Michele Peciarich, Emma Pahor in Marussuc, Ida Samez in Ciacchi, dott. Sergio Piperno Beer nella sua qualità di rappresentante della Comunità Israelitica, Maria Visintin in Robusti, Franceskin Josef Attilio Cattaruzzi, Sen. Piero Caleffi quale Presidente dell'Associazione Nazionale Ex Depor-tati, Felicita Adami, Maria Leghissa, Igor De Kleva, Franc Ferfolja, Emilia Ferfolja in Marussic, Aloisia Ferfolja, Anna Ferfolja in Semo-lic, Giuseppina Bencina ved. Cattaruzzi, Tardivo Mario.

dichiara

non doversi procedere contro Allers August Ernst Dietrich per estinzione del reato ascrittogli, per morte dell'imputato.
Trieste, 29 aprile 1976.
Il Presidente estensore
Domenico Maltese

Il Giudice
Vincenzo D'Amato

Depositato in cancelleria il 29.5.1976 dal Presidente estensore dr. D. Maltese.
Il Cancelliere


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