Info Visita RCM Registrati Aiuto Eventi@MI Cerca Novità Home Page di RCM Logo di RCM Logo associazioni.millano.it
Up One Level  Up One Level
New Message  New Message
Reply  Reply
Forward  Forward
Previous in Thread  Previous in Thread
Previous Unread  Previous Unread
Next in Thread  Next in Thread
Next Unread  Next Unread
Help  Help
FAQ  FAQ
  Message  

Message 

Postmark
   
Home Page  •  Rete Civica di Milano  •  le Associazioni  •  ANPI  •  Message
 
  Friday 3 February 2006 17:11:02  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

LE ORIGINI CULTURALI DEL TERZO REICH

 
To:
ANPI   ANPI
anpi-LD   anpi-LD
 
IL LIBRO
www.diario.it
«Accadde così che molti membri del Movimento giovanile e dei Bund abbandonarono il precedente atteggiamento di opposizione e ostilità, per marciare fianco a fianco con le camicie brune di Adolf Hitler».
George Lachmann Mosse

LE ORIGINI CULTURALI DEL TERZO REICH (1964), considerato ormai un classico della riflessione storiografica, è stato il primo saggio a occuparsi del nazismo dal punto di vista culturale, dedicando uno studio approfondito a elementi come il cristianesimo germanico, il misticismo naturistico del Volk, razzismo, la riscoperta degli antichi germani.

L'AUTORE.
George Lachmann Mosse (1918-1999) è nato a Berlino. Storico di origini ebraiche, in seguito alle leggi razziali emigra negli Stati Uniti. Per molti anni docente all’Università del Wisconsin e all’Università ebraica di Gerusalemme, è autore di studi innovativi sulla storia del Novecento e sulle origini culturali e psicologiche del nazionalsocialismo. Ha pubblicato Il razzismo Europa. Dalle origini all’Olocausto (Mondadori, 1992), La nazionalizzazione delle masse (Il Mulino, 1998) e Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti (Laterza, 2002).

PERCHE' LEGGERLO.
Un libro straordinario, non soltanto per il lettore specializzato. Chi ha letto Le origini culturali del Terzo Reich – uscito nel 1964 e ormai un classico della storiografia – sa che si fissa nella memoria come una fotografia immensa e brulicante di miti, movimenti culturali e persone che aprirono la strada al nazismo. Nella sua scrittura semplice eppure tumultuosa, George L. Mosse ha il dono di ritrarre il mondo culturale tedesco dei primi decenni del Novecento, restituendo vita a una miriade di personaggi marginali, testi dimenticati e fervori anacronistici, il cui tratto comune è stato avere contribuito a edificare quei miti (razza, pangermanesimo, gioventù, suolo e sangue) che Adolf Hitler riuscì a tradurre in consenso politico e trasformare in potere. Quella di Mosse è una fotografia della storia un attimo prima che degenerasse in follia.
Tra le pagine s’incontra l’editore «neoromantico» Eugen Diederichs che «presiedeva il suo Sera Circle, il “circolo serale”, indossando pantaloni di pelle di zebra e un turbante turco, e le riunioni si trasformavano volentieri in orge greche, in uno spirito di rilassamento dionisiaco». C’è Ludwig Wolmann che nel 1900 rispose a un concorso letterario sul darwinismo istituito dall’industriale Alfred Krupp sostenendo che «la vera ambizione del proletariato tedesco» era «la creazione di una nazione di elementi razzialmente puri». Si legge increduli Ostara, Zeitschrift für Blonde («periodico per biondi») o la rivista Die Sonne (forse la dimostrazione più incredibile dell’irrazionalismo in cui la Germania era precipitata) che nell’ottobre 1933 assicurò i propri lettori che Hitler, nonostante le riprove fotografiche, aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri. Si raccontano i raduni di ragazzi sul monte Meissner e il formarsi del mito del Bund attorno a cui si saldarono i Wandervögel, un movimento giovanile mistico e nazional-patriottico che teorizzava l’eros tra maschi. La cronaca minuta, fatta di centinaia di piccoli e insignificanti episodi quotidiani, descrive il diffondersi di un antisemitismo che, benché innervato nei gangli stessi della società tedesca, rappresentava un fenomeno assai più complesso e modulato rispetto alla forma assassina che assunse negli anni del Terzo Reich. Si segue, infine, nei dettagli l’evolversi della battaglia politica e criminale che vide prevalere Hitler su altre sintesi culturali simili, ma mai identiche.
George L. Mosse è stato il primo studioso a effettuare una ricognizione metodica e profonda del terreno culturale che rese possibile il nazismo. Lo ha fatto senza sacrificare la bellezza del racconto sotto la mole dei dati. Un merito grande, perché ha saputo offrire a migliaia di lettori lontani dal linguaggio della storiografia una spiegazione che ancora oggi appare insuperata. «Un libro come questo», scrive Mosse, «sarebbe stato più agevole scriverlo nel fuoco dell’indignazione morale; l’emozione, però, avrebbe non soltanto ostacolato una seria analisi storica ma, quel che è peggio, dato l’impressione che le idee qui illustrate erano un’aberrazione, alcunché di anormale, di satanico addirittura: laddove è importante tener presente che molti degli uomini e delle donne, i quali pervennero a farle proprie, erano normali da qualsiasi punto di vista, gente che chiunque avrebbe potuto considerare ottimi vicini di casa».
Le origini culturali del Terzo Reich raccoglie e descrive i semi culturali che suscitarono il nazismo. Restituisce l’atmosfera ideologica che lo rese possibile. Si tratta, in gran parte, di temi e atmosfere di cui ancora oggi si avverte, di tanto in tanto, l’odore. Pur indicando con precisione assoluta le cause, Mosse non si abbandona mai a un determinismo senza scampo, concludendo invece che «l’evoluzione della Germania, sia a livello individuale che nazionale, avrebbe potuto, nell’ultimo periodo, assumere tutt’altra fisionomia». È questa, forse, la lezione più preziosa di questo libro: la storia e le sue tragedie non sono, e non saranno mai, inevitabili.



Galateo - Privacy - Cookie