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  Wednesday 15 February 2006 19:28:30  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

La tragedia delle foibe e i crimini fascisti

 
To:
ANPI   ANPI
anpi-LD   anpi-LD
 
da: IL MANIFESTO


La tragedia delle foibe e i crimini fascisti

La «memoria dimezzata» nel racconto dello storico Angelo Del Boca

TOMMASO DI FRANCESCO

A Trieste, in molte altre città italiane e a Palazzo Chigi la scorsa
settimana è stata celebrata la «giornata del ricordo» sulla tragedia
delle foibe e dell'esodo degli italiani dall'Istria. C'è bisogno di una
memoria condivisa, c'è bisogno reale di una pacificazione. La celebrazione
al contrario è stata fatto in aperto scontro con la verità, dimezzando
la memoria storica. Perfino il presidente della repubblica Ciampi ha
dimenticato di ricordare nel suo intervento il ruolo determinante della
violenza fascista in quelle terre. Cancellare la verità e, peggio,
costruire una unità nazionalista e patria contro la «barbarie slava».
Berlusconi e la destra post-fascista hanno fatto di peggio. Hanno celebrato
con un vero e proprio comizio, inscrivendo le foibe dentro la campagna
elettorale contro tutta la sinistra, dichiarando «basta buchi neri,
pagine strappate, omissioni». Così si è costruita una grande omissione che
è quella delle responsabilità prima del nazifascismo, un «buco nero»
che riguarda la cultura della sinistra che vuole governare e che, di
fronte a questo attacco - in tv lo spot del governo diceva: «Pulizia etnica
comunista» - non ha reagito. Mentre Forza Italia apre le sue liste alle
peggiori formazioni e figure del neofascismo. Così approfondire,
parlare di foibe, esodo e storia coloniale del fascismo sul confine, vuol
dire rendere più attuale la consapevolezza che quelle atrocità non si
debbano ripetere. Enzo Collotti sulle pagine de il manifesto ha scritto:
«Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il
complesso di situazioni cumulatesi nell'arco di un ventennio con
l'esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali
concentratesi in particolare nella fase più acuta della Seconda guerra
mondiale». Su questi temi, in aperta ricerca di un racconto che salvaguardi il
rispetto di tutte le vittime ma anche l'oggettività degli accadimenti,
abbiamo posto alcune domande allo storico Angelo Del Boca.

Come giudica la celebrazione istituzionale avvenuta in queste settimane
del cosiddetto «giorno del ricordo»?

Questo «giorno del ricordo», così come viene celebrato da un paio di
anni, è una sorta di triste compromesso che non ha alcun fondamento
storico. E ci stupisce che politici della statura di Fassino e di Violante
abbiano aderito all'iniziativa di Alleanza Nazionale quando essi sanno
benissimo che il presidente del consiglio Berlusconi considera questa
ricorrenza come il giorno della «pulizia etnica comunista», dimenticando
che le foibe e l'esodo dei giuliano-dalmati costituiscono una diretta
eredità del ventennio fascista e dell'occupazione italiana dei Balcani
durante la Seconda guerra mondiale.

Ne viene fuori una memoria dimezzata, nella quale la violenza fascista
in quelle terre è cancellata. Qual è il contesto storico che produce la
tragedia delle foibe?

Non c'è alcun dubbio. Ne esce una memoria dimezzata. Con il risultato
non di colmare una lacuna storica, con una legittima revisione, ma di
rendere ancora più confusa, inestricabile, la storia della nostra
presenza sul confine orientale. Non si può capire l'estrema, condannabile,
violenza del regime di Tito, che ha generato le foibe e l'esodo di
centinaia di migliaia di italiani, se non si ripercorre la storia del
Novecento. Quando l'Italia, vincitrice nella Prima guerra mondiale, ingloba nel
proprio territorio 327 mila sloveni e 152 mila croati, anziché
scegliere la strada del rispetto per le minoranze, suggerito da Wilson, sceglie
invece quella dell'assimilazione forzata e brutale. E' con l'incendio,
il 13 luglio 1920, del Darodni Dom, la sede delle principali
organizzazioni slave di Trieste, che ha inizio la grande campagna di
snazionalizzazione della Venezia Giulia.

Se si leggono i rapporti dei prefetti e dei gerarchi fascisti, questa
campagna viene descritta con differenti locuzioni: «assimilazione»,
«italianizzazione», «nazionalizzazione», «bonifica etnica», «epurazione
etnica». Ma il significato è lo stesso: annientamento di un popolo. Come
hanno scritto i quattordici storici italiani e sloveni della Commissione
mista, in quel loro documento purtroppo dimenticato, «il fascismo cercò
di realizzare nella Venezia Giulia un vero e proprio programma di
distruzione integrale dell'identità nazionale slovena e croata». Programma
che l'Italia fascista cercò di completare nel 1941, quando incorporò nel
proprio territorio la parte meridionale della Slovenia. Adesso non
erano più le squadracce di Francesco Giunta a usare violenze sulle
minoranze slave, ma l'esercito italiano, il quale, in base alla famigerata
circolare 3C, emessa il 1° marzo 1942 dal generale Roatta, potevano
impiegare ogni mezzo per piegare la resistenza degli sloveni. I risultati di
questa condotta sono tristemente noti: 13 mila uccisi, fra partigiani e
civili; 26 mila deportati in campi di concentramento; 83 condanne a
morte, 434 ergastoli, 2695 pene detentive per un totale di 25.459 anni.

Tutto questo può bastare per scatenare odi e desiderio di vendetta?
Basta per spiegare le foibe, anche se nelle foibe sono finiti degli
innocenti e non il generale Roatta?

Come giudica il fatto che si parli delle foibe contro gli italiani e
invece per i crimini fascisti e nazisti commessi in Jugoslavia i processi
e la verità sono stati respinti ripetutamente dai governi italiani del
dopoguerra?

Non uno solo dei generali italiani che hanno operato nei Balcani, tra
il 1941 e il 1943, ha pagato per i suoi crimini. Così come nessun
generale o gerarca fascista ha pagato per le stragi, le deportazioni, l'uso
dei gas in Etiopia e in Libia. Alcuni di costoro, anzi, hanno avuto
incarichi ed onori dagli stessi governi della Repubblica, nata dalla
Resistenza. Chi sperava, come l'imperatore Hailè Selassiè, in una «Norimberga
italiana», è rimasto deluso. Avendo assunto la deprecabile decisione di
non consegnare a paesi stranieri criminali di guerra (soltanto Belgrado
ne aveva richiesti 750), Roma rinunciava anche, salvo per una dozzina
di personaggi, a chiedere alla Germania la consegna dei nazisti che si
erano macchiati in Italia, tra il 1943 e il 1945, di un numero infinito
di stragi (non meno di 10 mila uccisi fra i civili).

Lo storico Filippo Focardi ha chiesto dalle pagine della rivista
«Contemporanea» - che sul tema ha dedicato un dossier nel numero 2 del 2005 -
al presidente Ciampi di andare a visitare Arbe. E' giusto insistere?

Nel suo articolo, ricordando come il presidente della Repubblica Ciampi
avesse fatto visita alle foibe di Basovizza, Filippo Focardi lo
invitava, per poter realizzare «una memoria intera», a visitare anche l'isola
di Arbe, sede del principale campo di concentramento italiano per
civili jugoslavi. Il tasso di mortalità ad Arbe era del 19 per cento, ossia
da campo di sterminio. Secondo fonti slovene, infatti, le vittime
furono tra le 3 e le 4 mila. E' un vero peccato che la prossima scadenza del
mandato impedisca al capo dello Stato di raccogliere l'invito di
Focardi. «Sarebbe un gesto simbolico importante - scriveva lo storico -
paragonabile alla visita compiuta tre anni fa dal presidente tedesco
Johannes Rau a Marzabotto. Ciampi apprezzò molto quella visita».

Nella cerimonia a Palazzo Chigi sia Berlusconi che Fini hanno inserito
la questione delle foibe dentro la campagna elettorale, mentre aprono
le liste a Fiamma tricolore e a Forza Nuova.

Non mi stupisce il fatto che Berlusconi e Fini abbiano inserito la
questione delle foibe nella loro campagna elettorale, tesi come sono a
denunciare, in forma ossessiva, il pericolo comunista, di ieri e di oggi.
Ciò che mi stupisce, invece, è che Fini accetti che le liste della Casa
delle libertà siano aperte a formazioni di estrema destra, come il
Msi-Fiamma Tricolore di Pino Rauti e il Nuovo Msi-Destra Nazionale di
Gaetano Saya. Se questa operazione va in porto, perdono di credibilità la
svolta di Fiuggi, i viaggi propiziatori in Israele, il giudizio
sostanzialmente negativo sul fascismo. Tutto per un pugno di voti?




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