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  Monday 27 February 2006 16:03:49  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

Relazione del Vice Presidente Nazionale Vicario

 
To:
ANPI   ANPI
anpi-LD   anpi-LD
 
ANPI - XIV Congresso Nazionale
Bozza non corretta
14° Congresso nazionale dell’ANPI
Chianciano Terme 24-25-26 febbraio 2006

Relazione del Vice Presidente Nazionale Vicario
Tino Casali
a nome del Comitato Nazionale
Dopo una vita intera che si è intrecciata strettamente con quella dell’ANPI, oggi, per la prima volta dopo oltre 60 anni, Arrigo Boldrini non siede qui con noi, per confortarci con i suoi consigli, per stimolarci con la sua intelligenza, per sorreggerci con il suo coraggio.
Dopo una vita trascorsa insieme, oggi, qui con noi non c’è Bulow.
Ciò che lui è stato per noi, per la democrazia nel nostro Paese, per l’Italia, non ha bisogno di molte parole per essere descritto.
Oggi le sue condizioni di salute lo obbligano a rimanere lontano da noi.
Ma Bulow, anche se lontano, chiede a tutti noi, a tutti i compagni della sua vita di colmare questa sua assenza con l’impegno, la passione politica, l’amore per la nostra Comunità Nazionale ed il convincimento dell’assoluta necessità di agire per garantire ai cittadini, e far vivere nelle istituzioni, il rispetto e l’attuazione di tutti i valori che la Resistenza ha praticato e inciso nella nostra Costituzione, per garantire sempre più all’Italia un avvenire di pace, di libertà e democrazia.
Questo Bulow ci chiede e questo sarà da noi portato avanti con rinnovato e massimo impegno.

Care compagne e compagni,
a nome deI Comitato Nazionale esprimo l’omaggio e un sentito ricordo a tutti coloro che sacrificarono la loro vita nella lotta per la conquista della libertà e della democrazia, alle vittime delle stragi e del terrorismo, agli Enti e alle Istituzioni che hanno subìto gravi perdite nell’assolvimento del loro dovere in difesa della legalità democratica e degli ordinamenti repubblicani.
A loro va il ricordo e l’omaggio del nostro Congresso.
Alla FIAP, alla FIVL, all’ANED, all’ANEI, all’ANPPIA, all’ANFIM e alla Confederazione delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane e ai loro presidenti, va il nostro fraterno benvenuto.
Alle autorità civili e militari che ci hanno onorato della loro presenza va il nostro ringraziamento.
Così come ai dirigenti e ai collaboratori delle nostre organizzazioni comunali, provinciali, regionali che, preparando con straordinario impegno e portando a buon fine i loro congressi hanno dato un contributo valido al successo del nostro odierno Congresso.
Un riconoscente benvenuto alle rappresentanze istituzionali, politiche e sociali che con la loro presenza contribuiscono o qualificare e ad elevare il livello politico del nostro Congresso, e ci aiutano ad intensificare il rapporto dialettico tra l’ANPI e la complessa realtà sociale e politica della comunità; a tutti gli operatori della pubblica amministrazione della vita politica e sociale, per il prezioso contributo che hanno dato alla valorizzazione ed alla salvaguardia della memoria storica resistenziale, senza la quale le generazioni che non hanno vissuto l’epopea della Guerra di Liberazione Nazionale avrebbero rischiato di naufragare nell’indifferenza verso gli autentici valori della vita, nell’opportunismo di una quotidianità senza respiro.

Care compagne e compagni,
prima di addentrarci nel vivo dei problemi che ci impegneranno nel corso dei lavori congressuali, il nostro pensiero si rivolge, memore ed affettuoso a tutti gli associati che ci hanno lasciato nel corso di quest’ultimo quinquennio.
Vorrei citarli uno per uno per ricordare, insieme al loro nome, il valore dei sentimenti di dedizione con cui hanno accompagnato il loro quotidiano impegno associativo: ciò non è possibile ma ricordiamo tutti per il contributo essenziale che all’ANPI è derivato dalla loro militanza appassionata.
La fase conclusiva del nostro iter congressuale si interseca con la fase finale del 60° della Resistenza e della Guerra di Liberazione e dalla fondazIone della nostra amata Repubblica. È un momento positivo se si pensa che l’ANPI ha spesso dovuto superare difficoltà di un agire politico in un mare sovente tempestoso.
I risultati conseguiti testimoniano che la nostra Associazione ha saputo tenere ben fermo il timone ed ha anzi rafforzato la sua iniziativa nel Paese.
Il nostro Congresso Nazionale è stato preceduto infatti da 98 assemblee provinciali, caratterizzate da un’intensa e vivace attività, fatta di incontri, riflessioni, dibattiti su diversi temi sociali e politici con i quali si misura la società del nostro tempo, attenta ai costanti mutamenti ed alle necessità nel mantenere ben fermi i princìpi che sono alla radice della nostra stessa esistenza.

Nel presentare, anche a nome del Comitato Nazionale uscente, la relazione sull’attuale stato associativo e sulle questioni di fondo che investono anche in prospettiva l’orientamento e le attività dell’ANPI, ritengo necessario sottolineare che la nostra Associazione ha sempre vissuto e vive una vita che si intreccia fortemente con le vicende generali del Paese, sempre contribuendo alla loro soluzione, anche quando si è trattato di affrontare momenti di grande disagio e difficoltà.
Ritengo, a tale proposito opportuno, sottolineare gli elementi essenziali e le iniziative attuate e le posizioni assunte dalle Associazioni della Resistenza contro i tentativi di cancellare la memoria storica, come avvenuto in relazione alla presentazione in Senato del disegno di legge sulla equiparazione dei belligeranti della RSI ai Combattenti della Resistenza e del CVL per la Libertà.
Tocca a noi essere impegnati in una lotta continua verso un modo di distorcere la storia, sempre più per calcoli solo politici, modalità ben presente nel nostro panorama editoriale e nelle scuole italiane.
Su tale questione ritengo che l’ANPI debba impegnare tutte le sue forze per cercare di fermare l’odio montante del pensiero unico dal quale ne discenderebbe che vincitori e vinti, vittime e carnefici, in fondo hanno fatto parte, allo stesso modo, di un momento storico, di un mondo che è stato ed è passato. Ciò in quanto la memoria condivisa può essere valida se però ognuno condivide ciò che veramente fu, non nel senso di rendere omogeneo ed indifferenziato il corso dello storia con i suoi avvenimenti.
Ciò vale perché le scelte fatte mantengano in ogni momento un valore specifico, indipendentemente dal trascorrere del tempo.
Tra le tematiche di maggior rilievo e i contenuti degli argomenti che daranno vita ad un approfondito e, mi auguro, interessante dibattito, mi sembra opportuno segnalare i seguenti argomenti:
attuazione e salvaguardia della Costituzione, figlia della Resistenza;
l’analisi dello dannosa e negativa esperienza dell’attuale maggioranza governativa e il problema dell’antifascismo;
la permanente azione contro il revisionismo storico e politico;
la modificazione dello Statuto della nostra Associazione.
La libertà, la pace, i diritti civili e politici, il lavoro, la salute, l’istruzione, sono i valori che la nostra Costituzione garantisce, affidandoli ad una prospettiva politica generale di progresso sociale ed economico, di emancipazione e di uguaglianza per tutti i cittadini.
Sono questi i valori che sono stati offesi dalla riforma di 55 articoli del nostro testo costituzionale, con la modificazione dei quali si è voluta compromettere l’unità nazionale riducendo regioni e comuni a mondi chiusi, divisi tra di loro, non comunicanti e pregiudicando l’universalità e l’uguaglianza dei diritti, la condivisione delle risorse ed allargando il divario tra zone più povere e zone più ricche del Paese.
Sono questi i valori che sono stati offesi costruendo la figura di un Primo Ministro intoccabile ed un suo governo personale, dilatandone smisuratamente i poteri affidandogli, addirittura, quello di sciogliere a suo piacimento le camere; manomettendo gli equilibri e le funzioni di garanzia degli organi di Stato quali il Presidente della Repubblica che viene espropriato delle sue funzioni più alte.
La Corte Costituzionale ed Consiglio Superiore della Magistratura vengono ulteriormente rese dipendenti dal Parlamento. Con ciò la maggioranza ha manomesso la stessa concezione di democrazia, la quale riconosce al popolo, mediante una serie di meccanismi costituzionali, il potere di decidere sul bene comune e di scegliere gli individui cui affidarne la realizzazione.
Questa è la riforma costituzionale che è stata realizzata dalla maggioranza parlamentare. È una diversa costituzione nata non da una Costituente rappresentativa di tutto il Paese, ma dal progetto di quattro “cosiddetti” saggi, riuniti in una baita sui monti del Cadore nell’estate del 2003: Roberto Calderoli (Lega Nord) odontotecnico che non ha certamente bisogno di presentazioni; Andrea Pastore (Forza Italia) notaio; Francesco D’Onofrio (UDC) avvocato; Domenico Nania (AN) avvocato.
Questi signori hanno diviso fra di loro i benefici della prospettata riforma: la devoluzione alla Lega; il primariato ad Alleanza Nazionale e il parlamento debole a Forza Italia; l’UDC si è limitata ad applaudire. Da questa situazione è nato, ancora prima che l’iter parlamentare si concludesse, il Comitato in Difesa della Costituzione, di cui l’ANPI è parte costitutiva. Proprio in questi giorni sono state raccolte e consegnate oltre 800.000 firme per chiedere il referendum abrogativo sulla riforma in oggetto.
Su questo terreno tutti gli iscritti all’ANPI debbono impegnarsi ed arrivare al momento del voto, nel mese di giugno, coscienti di trovarsi di fronte ad un momento delicatissimo della nostra vita democratica.
L’abrogazione di questa perniciosa riforma costituzionale è un dovere assoluto per tutti i veri democratici del nostro Paese.
Da questa vicenda possiamo ricavare ancora una volta la grande importanza della trincea antifascista, uno snodo tuttora di tragica attualità, un segnale acceso in specie in momenti critici quali questo che si sta avvicinando, tra elezioni politiche nazionali, importanti elezioni amministrative e referendarie sulla riforma costituzionale.
La tornata elettorale vede presenti, in qualche modo, nella compagine di centro-destra, rappresentanti del peggior fascismo e razzismo. Indipendentemente dalla loro partecipazione individuale alle elezioni, vi è, dato reale, la pericolosa vicinanza politica di gruppi e gruppuscoli eversivi con il Polo di centro-destra.
Dobbiamo avere coscienza che l’antifascismo, che l’ANPI ha praticato nella lotta partigiana ed eretto a segno insuperabile della propria esistenza, è un comportamento ed una cultura che nella nostra Associazione trova il luogo privilegiato di esistenza, più che nei partiti democratici, che hanno l’obbligo di dedicare attenzione a tante sfaccettature della quotidiana vita politica.
Per l’ANPI questo crinale è concepito in termini di massima intransigenza e centralità.
Deve essere a tutti noto ed evidente che non sono mai passati e non passeranno mai i tempi della Resistenza.
Voglio ancora aggiungere che l’antifascismo, che si lega appieno alla lotta per respingere la riforma costituzionale, trova proprio nella XII disposizione transitoria e finale della Carta Costituzionale, la denuncia chiarissima di ogni rigurgito fascista.
Particolare importanza assume, tra i temi trattati, in vista delle prossime elezioni politiche nazionali, quello del fallimento della destra di governo, che ha illuso gli italiani con la promessa di un programma di benessere e felicità per tutti e che oggi si trova a fare i conti con un’economia al minimo del suo sviluppo storico, una finanza pubblica a rischio, con milioni di famiglie al limite del collasso economico ed altre milioni che hanno decisamente superato in negativo la soglia della povertà.
La posta in gioco è troppo importante e decisiva per la sorte della Nazione, per il suo ruolo in Europa e nel mondo, perché anche noi, con la nostra autonomia, con il patrimonio della nostra storia, con le nostre peculiarità associative, non si debba scendere in campo per il cambiamento, in unità d’intenti con le forze democratiche schierate per lo stesso obiettivo.
L’arma decisiva brandita dalla destra di governo per convincere gli italiani a seguirli sulla sua strada è stata quella di un revisionismo storico e politico che ha tentato di riscrivere con la penna la storia del nostro Paese scritta col sangue e secondo le esigenze della politica dominante, politica perniciosa e perversa.
Contro questo disegno l’ANPI non può che attuare sempre più una netta ed intransigente opposizione. Perciò noi ci proponiamo di indicare una nuova fase resistenziale nella quale la parola-chiave cui obbedire è un NO deciso alla cancellazione delle ragioni e dei valori della Resistenza antifascista, un NO perentorio al tentativo di appiattire sul nulla la coscienza nazionale e di corrompere la gioventù allettandola con chimere consumistiche, un NO convinto all’emergere di nuove forme di autoritarismo nella società, a spese della Libertà, della Democrazia, dell’Unità nazionale.
Non si illudano i nostri avversari! Intorno a questi NO non ci siamo soltanto noi, con le nostre modeste forze associative.
Ci sono tutte le forze politiche che si oppongono alla dissoluzione del patrimonio dei valori democratici che la Resistenza ha introdotto nella Costituzione Repubblicana.
Ci sono le grandi organizzazioni sindacali che rifiutano il piano della destra che cerca di buttare in pasto al mercato globale, con la sola regola di un liberalismo sfrenato, milioni di lavoratori, dopo averli privati della loro dignità di uomini e di ogni certezza per il futuro.
Ci sono le istituzioni democratiche, il grande schieramento di regioni, province e comuni, che la volontà popolare vuole protagonisti ed interpreti di un modo di governare che privilegi l’uomo e le sue esigenze di crescita culturale e di progresso civile; tali istituzioni si presentano oggi sulla scena politica del Paese con una volontà ed un ruolo di protagoniste consapevoli dei loro doveri di tutela degli interessi dei cittadini.
Ci sono i giovani, decisamente schierati nelle grandi battaglie contro la globalizzazione senza regole, nelle impegnative manifestazioni per la pace, contro l’avventurismo bellicista del neoimperialismo, contro l’asfissia sociale ed economica della mafia. Essi sono impegnati a contrastare il cammino di una controriforma che priva la scuola pubblica delle necessarie risorse per fronteggiare le nuove dimensioni del sapere e della tecnica.
Queste grandi forze del cambiamento si muovono ciascuna nell’ambito delle loro peculiarità, della propria autonoma ispirazione sociale e politica, ma sono altresì tutte attente alla storia, a ciò che ha insegnato e insegna; impegnate a custodirne i valori, a difenderne il consolidamento democratico, a rimuovere le incrostazioni che sono di ostacolo ad uno spedito cammino verso ulteriori traguardi di civiltà, di benessere.
Pecchiamo di presunzione, cari compagne e compagni, se nella storia politica e sociale del nostro Paese, in questi oltre sessant’anni post-resistenziali, nei momenti critici della sofferenza della democrazia e di forte contrapposizione ideologica tra le parti politiche del nostro Paese, anche nella drammatica fase del crollo della credibilità delle forze politiche come conseguenza di una corruzione morale che non ne ha risparmiata nessuna, al culmine di un processo di restaurazione politica e sociale, che ha portato ai vertici del governo del nostro Paese, insieme agli eredi dello squadrismo fascista e della repubblica filonazista di Salò, vecchI arnesi della P2 e avventurosi sabotatori dell’unità nazionale, pecchiamo di presunzione – dicevo – se affermiamo che la nostra Associazione ha saputo mantenere ferme le ragioni della sua esistenza, i suoi princìpi ispiratori, la coerenza della sua battaglia ideale?
No, non pecchiamo di presunzione se ci siamo assegnati il ruolo di coscienza critica del Paese, attenta a contrastare ogni tentativo di svendita del patrimonio resistenziale, perché esso è l’unica alternativa che mettiamo a disposizione dei giovani e di quanti credono sia ancora possibile salvarsi dal baratro politico ed economico rappresentato da una destra di governo priva di scrupoli e di coscienza storica.
La conferma che siamo sulla strada giusta e che siamo ben vivi e diversi dall’immagine di associazione reducistica, attenta solo a momenti e iniziative celebrative, ci è venuta dal 60° anniversario della Resistenza, nel corso del quale abbiamo operato per consentire a centinaia di migliaia di giovani e di cittadini di ogni età, una rivisitazione della storia libera da orpelli propagandistici, arricchita da nuovi apporti derivanti da studi ed accurate ricerche.
Una storia della Resistenza lucida e viva, complessa e articolata, percorsa da un intreccio di verità contro le quali il revisionismo prezzolato ha fallito, nonostante abbia usato ed usi tutte le armi della provocazione politica.
Il 60° della Resistenza ha avvicinato ulteriormente l’ANPI ai giovani e i giovani all’ANPI, in un connubio che permetterà di raggiungere nuove sinergie per nuovi traguardi culturali e politici.
La riforma statutaria che consentirà l’iscrizione all’ANPI di generazioni giovani che, pur non avendo partecipato alla Resistenza chiedono di lavorare e di impegnarsi per portare avanti l’opera culturale e politica dell’ANPI, è stata colta nei nostri congressi provinciali con entusiasmo accompagnato, peraltro, dalla raccomandazione che l’ANPI mantenga integra la sua natura di associazione della Resistenza, fedele ai princìpi e ai valori associativi che noi ben conosciamo politicamente impegnata a tenere viva la memoria resistenziale e a fare dei suoi valori un motivo permanente di confronto con la società e le istituzioni.
E ciò non soltanto per la difesa, lo sviluppo e l’aggiornamento della cultura storica, ma per affermare i suoi insegnamenti nella politica e nell’azione di governo, che consenta di tradurre nel concreto essere politico dello Stato il bene della libertà e della democrazia.
Care compagne e cari compagni,
le tematiche affrontate in questa relazione esigono un confronto che coinvolga tutte le realtà della società, senza confonderne ruolo e funzione. Tenendo ben presenti anche le complesse vicende che caratterizzano l’attuale momento politico nel nostro Paese e nel contesto dei rapporti internazionali, che a volte sembrano rendere impossibile persino il dialogo e lo stesso agire politico, tanto sono inquinate da autoritarismo e, a livello internazionale, da un terrorismo cieco e crudele che talora sembra occupare tutti gli spazi della politica, aggravando la risoluzione di ogni problema.
Nei
Convegni di Reggio Emilia, del marzo e settembre 2003, nel corso dei quali è stato affrontato il tema dell’«Impegno delle giovani generazioni nell’ANPI per OGGI e per DOMANI», è emerso chiaramente che i giovani vogliono e hanno bisogno di sentirsi impegnati e protagonisti ma che, tuttavia, sono critici verso il sistema politico, dal quale si allontanano anche se continuano ad essere presenti sui temi della solidarietà del volontariato e nei movimenti ambientalisti ed ecologisti.
È stato sottolineato che lo sviluppo della società in ogni agire sociale richiede un alto livello di preparazione culturale e che senza tale preparazione le basi della nostra democrazia, che dovrebbero muoversi lungo le strade aperte dalla Resistenza e dal suo enorme patrimonio di idee e di proposte, si indeboliscono.
In tali convegni, ricchi di contributi significativi, è stato posto l’accento sulla necessità di approfondire e conoscere sempre meglio i valori della Resistenza e dei princìpi fondanti della Repubblica e della sua Costituzione.
È stato lo stesso Presidente Carlo Azeglio Ciampi che in numerose occasioni, consapevole dello scempio che alla nostra democrazia deriverebbe da un’inadeguata valorizzazione delle nostre radici, come Paese libero e democratico, ha sollecitato la Comunità nazionale a compiere tutti gli sforzi necessari per celebrare, rivisitare, conoscere, documentare la storia del nostro Paese, affiancando alle celebrazioni rituali, tutte le iniziative indispensabili per costruire una vera strategia della memoria sulla base di ricerche corrette e puntuali, ed ha richiamato l’attenzione di tutta la Comunità nazionale su alcuni momenti significativi della nostra storia e li ha indicati come una linea di continuità tra il Risorgimento e la Resistenza, nel processo di compimento dell’Unità d’Italia.
Ha riaffermato altresì che senza la Resistenza l’Italia sarebbe stato un Paese ben peggiore di quello che attualmente è, ed ancora, che l’8 settembre non fu la morte della Patria, ma che anzi consentì che la Patria si rigenerasse nell’animo degli italiani che scelsero la lotta per la libertà per sentirsi nazione.
Ed ancora ha precisato che intendiamo, e questa è anche la nostra volontà, conservare e celebrare il significato fondamentale della Festa Nazionale del 25 Aprile, accanto al 2 Giugno e al 4 Novembre, come momenti di riflessione, di gioia e per i valori della nostra Comunità.
L’offensiva revisionista aggiorna e rinnova costantemente i suoi strumenti nel tentativo continuo di vanificare il valore dei princìpi fondamentali della Costituzione e di privare il sistema democratico della forza che ad esso proviene proprio da quei valori.
Questo aggiornamento dell’offensiva revisionista e degli strumenti relativi esige una nostra costante vigilanza, per impedire che la storia sia mistificata, come anche recentemente è stato fatto in alcune pubblicazioni, come ben sappiamo.
Per la nostra battaglia contro il revisionismo sicuramente rappresentano una risorsa alla quale dovremo fare costante riferimento gli Istituti Storici della Resistenza, i quali in questi anni sono stati fortemente presenti nella difesa della memoria storica della Resistenza e dei suoi valori.
Ed è anche per questo, per mettere la nostra associazione pienamente in linea con i tempi, che durante questo nostro 14° Congresso si attuerà pienamente quanto deliberato negli incontri di Reggio Emilia, alla luce dell’articolo 2, comma B del nostro Statuto che richiede, come fondamentale ragione di essere dell’Associazione di «valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani e degli antifascisti e di glorificare i caduti per perpetuarne la memoria».
Da questa ragione associativa deriva conseguentemente per ogni cittadino democratico la possibilità di chiedere ed ottenere l’iscrizione alla nostra Associazione.
Tale possibilità è stata individuata nei contenuti dell’articolo 23 che consentirà l’iscrizione all’ANPI a tutti coloro che si riconoscono nei valori fondanti dell’ANPI e che accettano le finalità dello Statuto elencate nell’articolo 2, titolo I: «Costituzione finalità» con la qualifica di antifascista.
Va ricordato anche che non è da oggi che buona parte di coloro che statutariamente non rientrano nelle categorie precisate dall’articolo 23, partecipano con impegno ad incarichi associativi.
La loro presenza non è mai stata posta in discussione, anzi è stata sempre ricercata e sostenuta.
Oggi quindi, proprio nel quadro delle nuove legittimazioni aperte alle iscrizioni degli antifascisti, non si tratta di ridiscutere la loro presenza, e la loro permanenza all’interno dell’ANPI, ma di stabilire che tutte le adesioni trovino da ora una ratifica definitiva proprio alla luce delle nuove norme statutarie.
Su questo argomento, come su quelli, altrettanto rilevanti, della riforma costituzionale e del tentativo da parte del governo di centro-destra di far passare un disegno di legge per il riconoscimento della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio nell’esercito della RSI, il vice presidente nazionale on. Raimondo Ricci interverrà per un ulteriore approfondimento
Care compagne e cari compagni,
abbiamo da poco concluso la stagione esaltante e straordinaria del “Sessantesimo” con la certezza che i valori della Resistenza – nonostante i tentativi posti in essere e gli attacchi denigratori – continuano ad essere la guida dell’agire politico dei cittadini democratici e antifascisti.
Si può ben affermare che il 14° Congresso, nelle sue indicazioni pone con piena consapevolezza ad ogni iscritto l’obiettivo di fondo, che rimane quello di una corale partecipazione alle iniziative associative per rilanciare a tutto campo una azione atta a permettere il consolidamento nel nostro Paese della democrazia e del vivere civile e sociale.
A conclusione mi sia permesso un riferimento al programma associativo, in cui, tra le iniziative poste in essere e/o da proporre, si indica l’opportunità di una sempre maggiore intesa collaborativa tra le diverse Associazioni della Resistenza e Antifasciste.
Ciò non solo perché nel corso del “Sessantesimo” si sono espresse considerazioni, giudizi e riflessioni positivi sulle nostre iniziative ma perché, di fronte all’attuale scenario politico, al revisionismo incalzante e selvaggio, ai tentativi di restringere gli spazi dello democrazia, la proposta che l’ANPI pone è quella della collaborazione, dell’unità, eventualmente anche federativa tra le Associazioni e in grado di divenire sempre più momento qualificante del nostro impegno anche organizzativo.
Infine ritengo opportuno sottoporre alle riflessioni e considerazioni dei dirigenti delle ANPI provinciali e regionali alcune proposte inerenti l’attuale realtà socio-politica che riguardano oggi la nostra Associazione nelle sue diverse tematiche e programmi, una Associazione, non dimentichiamolo, che ha tuttora oltre 98.000 iscritti.
Si tratta di una realtà entro la quale operano gli Enti, le organizzazioni democratiche, gli ambienti antifascisti in cui si ritrovano con l’ANPI, la FIAP, l’ANED, l’ANEI, l’ANPPIA, l’ANFIM e il Comitato Permanente Antifascista contro il terrorismo.
Tali organismi furono sempre in prima linea nella lotta contro le stragi, la strategia della tensione, il terrorismo, la criminalità organizzata, per il consolidamento dei princìpi di civile convivenza, di legalità e solidarietà.
Non si dimentichi che toccò alle Associazioni della Resistenza, e in primo luogo all’ANPI, promuovere in diverse occasioni, anche celebrative, delle mobilitazioni popolari che hanno avuto recentemente il loro momento straordinario nella giornata del 25 Aprile 2005 e che si è posta già al lavoro per il prossimo 2 Giugno, Sessantesimo anniversario della Repubblica.
Quindi nessun capovolgimento di una linea associativa riconosciuta ed apprezzata in ogni ambiente democratico, basata sull’intesa e unità antifascista, nessun rovesciamento delle norme statutarie e trasformazione dell’ANPI in un qualche cosa di diverso da quanto è fissato nell’articolo 2 dello Statuto.
Quindi l’ANPI, ed ho concluso, deve continuare ad essere l’Associazione dei partigiani, dei deportati, dei patrioti, degli antifascisti.
Ricordo infine ai dirigenti delle ANPI provinciali che oggi più che mai va posto un notevole impegno alla campagna del tesseramento, che deve estendere l’iscrizione all’ANPI a tutte le categorie aventi diritto come è fissato negli articoli 21, 22, 23 e 24 dello Statuto.
Si tratta di un lavoro faticoso, difficile, che i nostri bravissimi dirigenti di base hanno sempre svolto con coscienza e dedizione, oggi assolutamente indispensabile.
A questi nostri attivisti un grazie per quanto svolgono con modestia e grande capacità.
L’iscrizione all’ANPI diviene oggi una mobilitazione di grande impegno per le ragioni che ben conosciamo.
Va posta grande attenzione alla diffusione e alla campagna di abbonamenti del nostro periodico Patria indipendente, strumento validissimo della nostra Associazione che, come confermano i riconoscimenti ricevuti, specie dalle Istituzioni civili, militari e scolastiche, assolve ad una funzione che si rivela sempre più positiva ed importante come strumento di informazione e di orientamento.
Si può ben affermare che
Patria è il mezzo migliore e più efficace di cui la nostra Associazione dispone per far conoscere la linea dell’ANPI e le sue iniziative, il suo operare nel contesto dello società civile.
Altra nostra grande risorsa è il sito Internet www.anpi.it, uno strumento di comunicazione molto prezioso, soprattutto nel momento in cui l’Associazione decide di aprirsi con più decisione alle nuove generazioni.
Questo sito viene visitato da ogni paese del mondo, ma naturalmente il grosso dei nostri contatti è realizzato in Italia, soprattutto tra un pubblico relativamente giovane che spesso viene in contatto con l’ANPI proprio attraverso questa finestra su Internet.
Per quanto riguarda i contenuti, basterà dire che oggi nel sito ci sono circa 8.000 pagine, tutte rigorosamente originali. Di queste circa 900 sono dedicate alle
donne e agli uomini della Resistenza, una galleria di ritratti che non ha eguali in alcun altro sito a vario titolo dedicato all’argomento oltre a tutti gli articoli di Patria, dal 2002 a oggi... e tanto altro. Nelle cartelle, i delegati troveranno una nota un po’ più dettagliata sul sito.

Care compagne e compagni, il Comitato Nazionale ha ritenuto utile indicare, con questa relazione, per l’oggi e per il domani, alcune questioni, argomenti e proposte di fondo per la nostra Associazione e per tutti noi.
Ora si deve insistere e proseguire convinti della giustezza della nostra azione se vogliamo presentarci puntuali all’appuntamento con le ragioni e gli infiniti problemi che investono la nostra Comunità nazionale.
A tutti l’augurio di buon lavoro.


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