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  Saturday 4 November 2006 14:16:14  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

La relazione di Tino Casali al CN dell'ANPI

 
To:
anpi-News   anpi-News
anpi-LD   anpi-LD
 
Relazione di Tino Casali
Presidente Nazionale ANPI
al Comitato Nazionale
(Sesto San Giovanni, 21-22 ottobre 2006)
È per noi motivo di onore e di incitamento ad affrontare i temi rilevanti che sono all'ordine del giorno della vita economica, sociale, istituzionale e culturale del Paese svolgere i nostri lavori nell’aula del Consiglio Comunale di Sesto San Giovanni, alla presenza di invitati che rappresentano la parte più viva e impegnata della comunità di questa città.
Si può senz’altro affermare che Sesto San Giovanni è una sede eticamente rappresentativa di tutta la storia delle lotte e dei sacrifici dei lavoratori e della comunità sociale italiana nel suo complesso per costruire una struttura democratica, forte di una carta fondamentale dei diritti e dei doveri dei cittadini, capace di realizzare a pieno la partecipazione alla direzione politica ed economica del Paese, come richiede e consente l'articolo 3 della Costituzione italiana.
Il Comitato Nazionale dell’ANPI rappresenta, oggi, un’associazione allargata, formata da coloro che hanno partecipato alla lotta politica nel corso della guerra di Liberazione, uniti a tutte le persone che – pur non avendo vissuto l’esperienza di quegli anni – si riconoscono nei valori della Resistenza e della Costituzione ed operano nell'Associazione in virtù di quell'antifascismo operante che li stimola ad una costante presenza politica in tutti i momenti della vita del nostro Paese.
Con le modifiche statutarie apportate nel 14° Congresso di Chianciano, infatti, l'ANPI è divenuta uno strumento unitario che consente anche l'agire politico quotidiano a chi si trovava fuori dai canali operativi delle associazioni resistenziali. E non per ragioni di scarso interesse, di poca passione o di cultura divergente rispetto al vivere politico attivo, bensì perché, nel mutare del quadro politico e partitico, nell'irrompere di un sistema largamente mediatico e solo apparentemente più accessibile al largo pubblico, rimaneva decentrato o inserito in gruppi carenti di mezzi di intervento per un’adeguata manifestazione del proprio pensiero. L’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia, aperta a tutti gli antifascisti, deve quindi realizzare le condizioni ed acquisire i mezzi per intervenire nei processi formativi generali delle linee e delle scelte politiche dell'esecutivo, utilizzando tutti i modi e tutte le forme della partecipazione popolare alla direzione e alla gestione della cosa pubblica, come formalmente ed esplicitamente indicato nell’articolo 3 della Costituzione.
A tutt’oggi il risultato delle modifiche statutarie è già ampiamente positivo. Ne è apparsa la prova con limpida evidenza in occasione della consultazione referendaria sulle riforme costituzionali che ha consentito – nel giugno scorso – di sconfiggere il disegno col quale la precedente maggioranza di governo intendeva sconvolgere l'intero sistema costituzionale. L’entrata in vigore di una simile riforma, difatti, avrebbe minato alla base la centralità del Parlamento e la fondamentale funzione della partecipazione popolare al governo del Paese e, con lo svuotamento dei poteri della Presidenza della Repubblica, avrebbe attribuito poteri abnormi al Presidente del Consiglio, trasformato in un dominatore assoluto della stessa vita delle Camere elettive.
L'ANPI ha contribuito a sventare questo progetto schierandosi risolutamente al fianco dei Comitati promotori Salviamo la Costituzione, dei sindacati e dei partiti politici che, successivamente, hanno vinto anche la consultazione elettorale e rappresentano oggi la maggioranza parlamentare ed il potere esecutivo del Paese.
È stato giustamente sostenuto che le ragioni che hanno determinato le modifiche statutarie permangono e si rafforzano con il trascorrere del tempo e con l’assottigliarsi dei testimoni e dei protagonisti della guerra di Liberazione. Non è irragionevole pensare che l'ANPI possa attingere, nel futuro, al ruolo di centro politico nel quale si elaborano e si prospettano le riflessioni e le proposte di una vera e propria sinistra, anche giovanile. Ancorata, però, alle sue radici e alla sua stessa ragione di esistere, che le attribuiscono non solo il diritto, ma anche il dovere di interloquire nelle vicende del Paese: sulla base della “azione-memoria" del passato, della lotta di Liberazione, della nascita della Repubblica e della Costituzione e, al tempo stesso, per garantirne i valori nell’agire politico quotidiano.
* * *
Tuttavia, nei giorni intensissimi che stiamo vivendo, si ha forse l'impressione che l’ANPI, pur così ricca di prestigio e contenuti, incontri qualche difficoltà nell'esprimersi e nel partecipare allo strutturarsi e all'avviarsi dell'azione del potere esecutivo della nuova maggioranza di centro sinistra uscita dalle ultime consultazioni elettorali.
Ciò è sicuramente riferibile anche alla carenza di strumenti adeguati per la rapida e compiuta circolazione delle informazioni all’interno dell’Associazione, ma anche alle complesse vicende politiche ed economiche del Paese, con una conseguente difficoltà di inserimento nel dibattito generale.
Mi riferisco, specialmente, alle informazioni che debbono essere acquisite, perché al centro e alla periferia dell'ANPI il dibattito e le risoluzioni siano adeguatamente documentati, elaborati, diffusi e attuati, anche sul piano operativo.
Questi mezzi sono indispensabili quando si dibattono questioni di giustizia, di economia, di rapporti con l'estero, di scuola, di riforme.
Ritengo che sia indispensabile che il Comitato Nazionale, a tale proposito, elabori al più presto e potenzi un sistema centrale e periferico per la raccolta documentale delle informazioni, per la loro circolazione anche alla periferia dell'Associazione, per stimolare il dibattito in tempi brevi e convogliare quindi le decisioni verso l'informazione politica che contribuisce al formarsi delle decisioni collettive.
Parlo in ispecie dei mezzi informatici, che sono indispensabili e senza i quali vi è la possibilità che la nostra azione diventi velleitaria e con essa persino l'idea di partecipare alla vita politica del Paese e di contribuire al formarsi delle leggi e delle regole della comunità.
* * *
Faccio solo un riferimento a ciò che sta accadendo per la cosiddetta Finanziaria: è emblematico e merita la massima attenzione.
L'informazione, carta stampata, radio e televisione, è caotica, largamente inquinata quasi ovunque e quasi sempre da interessi particolari che scatenano soltanto un incomprensibile fragore che disorienta e non informa.
In tale quadro manca, anche, la voce del mondo della Resistenza o di coloro che si riconoscono in esso per i valori che esprime; manca perché non abbiamo i mezzi sufficienti per informare, per dibattere ed esprimerci. Voglio aggiungere che è un limite e una lacuna che - ripeto - dobbiamo superare rapidamente.
Ad esempio, non è senza significato, anzi è sconcertante, che si sia consumato uno spionaggio politico ai danni dell'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, senza che ne fosse data un’informazione chiara e tempestiva.
Infatti soltanto dopo il dibattito parlamentare su Telecom abbiamo saputo chi era la gola profonda che passò le informazioni a tutta la stampa il 13 settembre scorso.
Così come va detto che ci si dimentica del Sifar e della P2, ci si dimentica di Telekom Serbia, precedenti che dicono come la mistificazione e lo spionaggio siano sempre stati e siano ancora strumenti deteriori della politica.
Ed ancora, l'attuale opposizione denuncia il Ministro Paolo GentiIoni per avere presentato una proposta di riforma televisiva e il Consiglio dei Ministri per avere dato via libera al disegno di legge destinato a disciplinare il settore televisivo nella fase di transizione al digitale terrestre. La riforma della legge Gasparri approvata oggi dal Consiglio dei Ministri rientra tutta, senza residui e senza margini – come ha fatto osservare il Presidente della Repubblica Napolitano – in quel messaggio del Presidente Ciampi che aveva, proprio per la legge Gasparri, inviato alle Camere al tempo di Berlusconi, per invitare i parlamentari a rivedere la legge nel rispetto della libertà e del pluralismo delle informazioni.
L'opposizione, e non solo, solleva cori di protesta per la lotta contro l'evasione fiscale, ben sapendo che l'evasione rappresenta una mancata entrata annuale di almeno 200 miliardi di euro; che il pagamento delle imposte è un valore costituzionale ed un fondamento della democrazia; ben sapendo che non è vergognoso lottare contro l'evasione ma è vergognoso accettare che i lavoratori dipendenti, che non possono in nessun modo evadere, denuncino redditi che sono superiori a quelli di tante altre categorie artigiane e di lavoratori autonomi, persino di quelle di molti gioiellieri.
Ho posto alla vostra attenzione questioni che riguardano i partiti ma che non possono essere estranee a chi nei partiti non ha voce; su tali argomenti vi saranno dibattiti, che si apriranno nei Comitati Regionali, Provinciali, nelle Sezioni e fuori, vi saranno confronti ed incontri.
***
Cari Compagni,
in questo quadro resta ben ferma l'assoluta necessità che l'insieme delle iniziative non prescinda dalla scelta di fondo che è l'anima dell'ANPI: la "strategia della Memoria".
Ogni giorno nascono iniziative nuove che rifiutano sdegnosamente di essere definite revisioniste, ma che aggrediscono la memoria del passato, sia sul piano dei fatti che dell'ideologia.
Sono inestinguibili coloro che scrivono per dire che nella Resistenza vi fu un antifascismo buono, che voleva la libertà, e quello cattivo che voleva i soviet e la dittatura del proletariato, infischiandosene dell'occupazione della sorte della guerra e delle violenze scatenate dai nazisti e dai fascisti.
Sono inestinguibili coloro che scrivono che l'antifascismo cattivo perdurò dopo la Liberazione soltanto per fare vendette criminali, mistificando la storia della Resistenza, gabellandola come un fatto unitario e nascondendone i delitti.
Di fronte a tali vergogne, allo stravolgimento e alla falsificazione della realtà un punto va affermato e deve essere ben chiaro: la Resistenza si formò tra gli uomini e con gli uomini. Si formò in un'ora delicatissima della nostra vita nazionale. Lo scontro armato tra noi e il nemico nazifascista non fu una gara innocua e pacifica.
Fu guerra con centinaia di migliaia di Caduti in combattimento, con morti e feriti, uomini e donne torturate, con centinaia di migliaia di deportati, di compagni uccisi nei lager. Insomma tutta la casistica più atroce.
Vengo ora a temi interni, di indirizzo e di lavoro.
Il passare del tempo fisiologico ed anagrafico, per noi partigiani, e politico per tutti gli iscritti all'ANPI, ci impone una valutazione sempre più attenta e precisa, utilizzando una luce diversa proprio per rispettare i tempi che mutano continuamente dal momento della nostra origine.
Il crinale istituzionale rimane per noi fondamentale ma con lo scorrere del tempo, anche se non vorremmo, diventa sempre più lontano. Se non vogliamo che resti un residuo monumentale di cui si perda traccia nella nebbia dei decenni, dobbiamo indicare e fare risaltare sempre più il suo aspetto politico, culturale, valoriale.
Certo nessuno potrà mai cambiare le fondamenta della nostra nascita. La Costituzione italiana è stata validamente difesa con la vittoria del No al referendum confermativo della proposta di legge di revisione costituzionale che il centrodestra aveva votato in Parlamento prima della sua sconfitta elettorale. Questo ci ha fatto capire e ci fa capire come l'ANPI sia tuttora considerata uno dei centri propulsori per un discorso in difesa della Costituzione e per la sua sempre più ampia e necessaria attuazione.
Nel contempo dobbiamo tenere ben presente che gli uomini, le motivazioni e le tensioni che ruotavano all’epoca attorno alla Carta Costituzionale si perdono nel tempo e diventano patrimonio storico ineludibile, ma patrimonio storico. Quindi soggetto ad analisi e studi ed a comportamenti continuamente diversi, che cambiano col tempo che passa e che lascia sullo sfondo, quasi come sentinelle di pietra, uomini ed atteggiamenti relegati e regalati alla storia. Noi, combattenti per la libertà, siamo storia vivente, ma siamo sempre più storia. Ed in questo essere storia dobbiamo pensare anche ai passaggi storici, ai cambiamenti politici che ci interessano direttamente.
Dobbiamo pensare al futuro dell'Associazione e al tempo che verrà.
Cari compagni,
abbiamo in diverse occasioni affermato che dobbiamo impiantare e dare vita ad un lavoro continuo, produttivo in termini associativi, lasciando ogni indicazione utile, anche se piccola, a chi guiderà le sorti dell'Associazione nei prossimi decenni. Solo con un atteggiamento in prospettiva possiamo pensare di assolvere questo compito per noi principale: servire le generazioni che verranno.
Queste ritroveranno in noi e nel nostro ricordo, nel nostro essere stati ed essere ancora storia, per tutti, il vero motivo per iscriversi ed essere attivi nell'ANPI. Perché l'ANPI vive se noi viviamo in accordo con il nostro ruolo, con il nostro essere profondamente storia, per l'oggi e specialmente per il domani, per ogni nuovo iscritto; per chi si avvicina all'ANPI per la prima volta e comunque per tutti coloro che partigiani non sono stati.
Solo così daremo corpo e sostanza alle modifiche statutarie. Agire in altro modo potrebbe essere solo un cambiamento di facciata.
Noi dobbiamo pensare – ripeto, noi come storia dell'ANPI – sempre più in termini politici, di potenziamento e difesa dei valori della nostra Associazione. E per questo motivo mi sento di riprendere ciò che è stato suggerito ma non approfondito al nostro 14° Congresso: costituire dei gruppi di attività ben precisi e su queste gambe camminare con rinnovato vigore.
Le aree di lavoro ed i suoi componenti potrebbero dare vita a nuovi e concreti:
rapporti con le istituzioni democratiche;
rapporti con i partiti;
rapporti con i sindacati;
stampa e comunicazione dell’Associazione;
rapporti col mondo della scuola, con particolare riferimento agli studenti.
Cinque aree di attività che debbono quindi dare vita e produrre lavoro, mettere assieme capacità e progetti validi. Aree che avranno come responsabile un referente che dovrà rispondere al Comitato Nazionale. Un referente che avrà agibilità politica e che però potrà lavorare in libertà riferendo poi al Comitato Nazionale i risultati dell'azione che perseguirà avendola pensata, elaborata e portata avanti con altri che riunirà in un gruppo nazionale di lavoro. Attività che dovranno dispiegarsi anche a livello regionale e provinciale, replicandole nelle ANPI locali e con l'organizzazione nazionale, con la quale mantenere i necessari contatti e le indicazioni di orientamento e di lavoro.
Certo ci sarà bisogno di tempo, di capacità di rendere ben armonico il progetto, le capacità organizzative, il tutto in un programma che andrà messo a punto rapidamente.
Vi potranno essere momenti di difficoltà ma ritengo che lavorando in questo modo si potrà impostare e ottenere quello scatto in avanti, in parallelo con le modifiche statutarie recentemente approvate che dobbiamo a noi stessi, partigiani, e a tutti gli iscritti.
Un lavoro impegnativo e una sfida che, simbolicamente, può prendere avvio e slancio proprio qui a Sesto San Giovanni, oggi come ieri patria di una cultura del lavoro capace di coniugare diritti e modernità.
Ben sappiamo che donne e uomini di questa terra, trucidati e deportati, hanno pagato un prezzo altissimo nella lotta contro il nazifascismo, per conquistare libertà e democrazia.
Da Sesto San Giovanni, Medaglia d'Oro al Valor Militare, l'ANPI ribadisce che il revisionismo non può riscrivere la Storia: l'Italia ha ancora bisogno di noi, dei valori e dei princìpi nati dalla Resistenza.


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