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  Sunday 15 May 2005 16:47:19  
From:
Fiorello Cortiana   Fiorello Cortiana
 
Subject:

fare i conti con l'antisemitismo

 
To:
VERDI   VERDI
 
Cc:
Citta' della Scuola   Citta' della Scuola
 
vi invio il mio pezzo uscito su Repubblica Milano su una questione ben piu'
ampia

Con il suo appello Davide Romano ha proposto, con una disponibililita'
tenace e spregiudicata, di dare vita ad un dialogo effettivo. Perche' un
dialogo sia efficace e abbia un valore in se' occorre reciprocita' e
rispetto  tra gli intelocutori, a partire dall'ascolto e dal riconoscimento
delle ragioni dell'altro. E' questo, da Camp David in poi, che molti
israeliani e palestinesi stanno facendo: da Rabin ad Arafat, da Sharon ad
Abbas. Ma allora perche' da noi, in Europa, invece di concorrere tutti a
favorire il dialogo e la realizzazione dei suoi frutti c'e' chi continua a
mantenere un ostracismo e una intolleranza, anche fisica, nei confronti
degli ebrei e della stella di David? Certamente per ignoranza e per
semplificazione, che mischiano le politiche dei governi ai diritti dei
popoli. Certamente per la cultura dell'antagonismo la quale affe "ho un
nemico quindi so chi sono" concorre a definire l'altro da se' come
alterita' assoluta, rassicurante proprio perche' ignorante. Pero' occorre
prendere atto che nel tempo le ignoranze interessate hanno alternato gli
americani, i terroni, gli albanesi, gli islamici e i tifosi avversari, ma
gli ebrei sono restati una costante trasversale. Occorre creare luoghi e
percorsi che consentano un confronto ed una conoscenza costanti, riguardino
il cibo, la musica, la letteratura, la religione o la politica. Non bastano
le affermazioni di principio secondo necessit■, questo ci hanno
insegnato
Alex Langer, figlio di cattolici ed ebrei e Dany Cohn-Bendit, l'"ebreo
tedesco" cosi' attaccato dai rezionari nel '68 parigino. Cosi' ci ha
insegnato Walter Veltroni, che ha ospitato per un anno a Roma esponenti
israeliani e palestinesi per un dialogo tanto discreto quanto produttivo.
Se vogliamo costruire ponti oltre i muri, affinche' due popoli abbiano due
stati in relazione e sicurezza reciproche,  dobbiamo raccogliere da
volonta' dell'Associazione amici di Israele a mettersi in relazione con
l'altro da se', sfidandolo a superare pregiudizi ed integralismi. Dobbiamo
pero' chiedere alle diverse istituzioni ed amministrazioni di costruire
processi multidisciplinari di incontro e conoscenza con le religioni, le
etnie e le culture del mondo che vivono gia' al nostro fianco e spesso
danno corpo alle nostre insicurezze e alle nostre paure.






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