QUARTO OGGIARO, UN QUARTIERE AL DI LA' DEL PONTE

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TERESA ANNOSCIA

 

INDICE

QUARTO OGGIARO, UN QUARTIERE AL DI LA' DEL PONTE.. 1

Fazzoletti di verde dimenticati 1

Una possibile isola pedonale. 2

 

QUARTO OGGIARO, UN QUARTIERE AL DI LA' DEL PONTE

 

TERESA ANNOSCIA, Arci  "Itaca" di Quarto Oggiaro

 

Fazzoletti di verde dimenticati

Partecipo a questo convegno per rappresentare e portare la testimonianza della periferia; vi parlo di Quarto Oggiaro e del piccolo Arci "Itaca" che cerca di farsi conoscere, portando iniziative positive nell’ambito della quale fa parte. Quarto Oggiaro è un quartiere a nord-ovest della città ed ha un’ubicazione particolare, è compreso infatti per due lati tra due ferrovie, un altro lato confina con l’autostrada Milano - Venezia ed infine è collegato al resto della zona 8 dal ponte Palizzi: viene chiamato per questo il quartiere al di là del ponte, forse per questo vive una realtà di isolamento, un po’ dimenticato dalle istituzioni.

 A Quarto Oggiaro non manca un polmone verde, è il parco del Vivaio di via Lessona, ricavato dai  terreni che facevano parte di una famosissima villa ottocentesca, la Villa Schleibler,  oggi trascuratissimo monumento nazionale.

Io però non vi parlerò del parco, ma dei piccoli fazzoletti di verde che esistono nelle piazzette, nelle vie interne, per i quali non esiste manutenzione, esiste solo degrado e sporcizia che si legano perfettamente all’isolamento e all'abbandono sociale.

Voglio fare un inciso: Quarto Oggiaro è un quartiere tristemente, ma ingiustamente, noto alle cronache per fatti negativi, mentre invece la quasi totalità della sua popolazione, è molto attiva, ha un vivo senso dell’associazionismo e partecipa molto volentieri alle iniziative dei circoli culturali o dei comitati per una vivibilità migliore.

 Il parco di via Lessona infatti è stato reso "vivibile" grazie all'attenzione e alla perseveranza dei cittadini che l'hanno trasformato da zona degradata a parco decoroso.

Nel parco sorge villa Schleibler. Questa villa ottocentesca,  la cui entrata è totalmente degradata: cespugli incolti, tappeto verde rinsecchito, sassi, lamiere portone dell'edificio trasformato in "murales", area antistante l'entrata usata come parcheggio. Vorrei ricordare che questa è un'area del comune di Milano e la villa fa parte del patrimonio storico-culturale della città.

Prendiamo in considerazione ora un altro punto del quartiere: via Val Lagarina, dove sono ubicate la scuola elementare e quella materna. Di fronte a questa via c’è la bretella che collega la Serenissima a Novate, tra le due c'è un enorme spazio verde che è terra di nessuno.

 E' uno spettacolo desolante, erba alta totalmente incolta, macchinari arrugginiti e abbandonati: ecco lo scenario che appare quotidianamente ai bambini che frequentano la scuola.

Sempre lungo la via Val Lagarina, una volta,  un piccolo spiazzo verde tra le case di edilizia popolare, di proprietà comunale. Un fazzoletto di verde, importante per le mamme che lasciano scendere i bambini a giocare e li controllano con un'occhiata dalla finestra, importante per gli anziani che si fermano alla panchina a scambiare quattro chiacchiere, importante insomma per poter socializzare nella vita di ogni giorno, in modo tranquillo, sereno, dignitoso. Ma… il fazzoletto di verde è difficile da mantenere, perché la manodopera costa tantissimo perciò si trasforma in parcheggio, in ammasso di detriti di lavori iniziati e mai finiti.

Una possibile isola pedonale

Termino con un ultimo esempio: la via Capuana. Questa via è un po' particolare, ha verso la sua metà un rialzo di circa un metro e mezzo, ampio alcune centinaia di mq, una piccola "piazzetta", un'isola pedonale. Su questa piazzetta si affaccia un caseggiato a ferro di cavallo, di proprietà comunale gestito dall’Aler, ci sono dei portici e sotto i portici si aprono, cioè si aprivano tanti negozi. Negli anni '60, quando queste case furono costruite, la piazzetta aveva delle aiuole decorose, una fontana al suo centro, era una piccola oasi al riparo dal traffico automobilistico, dove la gente poteva tranquillamente incontrarsi, fare la spesa, intrattenersi a qualsiasi ora, specialmente nei periodi estivi.

 Ora non c'è più nulla: quattro fili d'erba, cestini carichi di rifiuti che sperano di essere vuotati, sporco e desolazione ovunque, negozi sono quasi tutti chiusi, un bar malfamato e la sede del nostro piccolissimo Arci "Itaca". Questa è la situazione attuale, che potrebbe benissimo essere modificata dall'amministrazione comunale, senza una spesa eccessiva, e riportata ala verde originario, per una realtà vivibile, per combattere anche con questo mezzo il degrado sociale.

Io rivolgo un appello alle istituzioni, perché facciano qualcosa, perché rimedino a questo stato di abbandono perché tutti i cittadini possano ugualmente usufruire di grandi o piccole aree verdi sia al centro che nelle periferie.

Sono felicissima di inserirmi, oggi, in questo convegno dove si sottolinea la necessità del verde in città, ritengo che sia essenziale una politica che sostenga il grande parco "polmone urbano", ma credo che sia ugualmente importante ridare dignità e vivibilità anche alle piccole zone verdi della periferia.