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IL VERDE: OBIETTIVO COMUNE AL DI LA’ DEGLI SCHIERAMENTI |
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CESARE STEVAN |
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INDICE
IL VERDE: OBIETTIVO COMUNE AL DI LA’ DEGLI SCHIERAMENTI
Dalle parole ai parchi evitando contrapposizioni inutili
Grandi parchi, ma anche piccoli spazi di verde urbano
IL VERDE: OBIETTIVO COMUNE AL DI LA’ DEGLI SCHIERAMENTI CESARE STEVAN, preside Facoltà di Architettura Ho privilegiato l’ascolto alla parola ( tra l’altro ho ascoltato delle cose estremamente interessanti ) e quindi spero di riuscire ad essere rapidissimo. E’ ovvio che la mia presenza può avere parecchi significati, da un lato sono profondamente interessato da un punto di vista culturale e progettuale al tema che viene qui presentato, dall’altro sono anche affezionato all’amico Antonello Boatti, che opera da anni in Facoltà e affronta temi di urbanistica, sempre con grande intelligenza. Infine non sono mai così avulso dai problemi di politica e di gestione da non essere attento a ciò che si sta muovendo attorno a noi. Dalle parole ai parchi evitando contrapposizioni inutiliStamattina noi abbiamo
assistito a una proposizione di possibilità e di continuità su alcune
azioni, laddove si fosse d’accordo, che evitano proprio quello che
poc’anzi si diceva, cioè la breve durata delle amministrazioni,
l’alternanza delle posizioni e il fatto che nessuno si renda
responsabile della continuità, che invece in molte cose su cui non c’è
disaccordo potrebbe essere garantita. Ci son delle cose sulle quali probabilmente si potrebbe agire secondo un principio di non contraddizione nella loro realizzazione o nel non pregiudicare realizzazioni future, sto parlando non tanto della piccola e della microscala, ma sto dicendo che alcune situazioni urbanistiche risultano evidenti e non pregiudicabili. Su quelle cose insomma su cui è evidente a priori un accordo si potrebbe ottenere un approfondimento di giudizio a partire però da una base di dialogo più alta rispetto a quella che normalmente viene utilizzata per il dibattito su questi temi. Quindi si tratta di avere tre uscite dalla proposizione politica: 1) indietro non si torna su alcune scelte palesemente condivise da tutti, senza vergogna ad ammetterlo sia che si sieda su certi banchi sia su altri 2) alcune scelte sulle quali ci si mette almeno d’accordo nel non pregiudicare il futuro 3) alcune scelte sulle quali, con un livello un po’ alto di dibattito si va a degli approfondimenti, in cui l’inizio può essere un gioco di provocazioni, per poi attestarsi su delle ragionevoli posizioni. Questo per esempio è stato fatto anche nel caso del Politecnico alla Bovisa. Comunque sono pienamente d’accordo con Boatti quando diceva che il verde è un’occasione anche per un ripensamento di alcune scelte urbanistiche, è un modo di fare urbanistica. Grandi parchi, ma anche piccoli spazi di verde urbanoIo non vorrei che i grandi
parchi periurbani, che sono stati la testimonianza positiva della
fattibilità del verde anche su vasta scala, neghino una realtà che
invece qui è stata molto ben rappresentata e a cui io sono molto
sensibile: la realtà della città laddove è pienamente costruita. E’ lì
che noi abbiamo il massimo della sofferenza. In qualche modo abbiamo
capito che il grande parco periurbano, la green belt
sono ormai una realtà; invece
dove continua ad essere avvertita la condizione di degrado, di bassa
qualità e di impatto quotidiano infastidente, che logora addirittura le
nostre coronarie, è la microscala dentro cui noi poi abitualmente ci
muoviamo, è lì che diventa assolutamente irritante il fatto che non si
trovi il modo di fare qualcosa. Io accentuerei le attenzioni politiche
proprio su questo. Le strade possono essere parecchie, è il volontariato
di don Mazzi, ma può anche essere un volontariato più mirato alla
costruzione del verde. Può essere un volontariato non con la v maiuscola,
ma magari gruppi di persone a cui dovrebbe essere data un’assistenza, e
qui ci richiamiamo al discorso della formazione fatto da Pellizzoni, con
cui abbiamo collaborato con corsi di aggiornamento. Sono molto lieto che
sia emersa dall’esperienza di Carpenedolo un modo nuovo di attività, a
volte effettivamente osteggiato dagli Ordini che non riescono a capire
queste realtà in evoluzione: sono modi per formare, ma anche per
sostenere, per dare aiuti. Dando un minimo d’assistenza, la gente riesce
anche a fare volentieri delle operazioni realizzative. Io penso che da questa riunione emergano delle soluzioni possibili, già è emersa la conferenza stampa di De Corato di ieri: come sempre le iniziative culturali stimolano anche l’azione politica. Spero che si possa trovare un modo collaborativo, che travalichi la divisione tra maggioranza e opposizione. |