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LE ORIGINI DELL'A.L.F.A. (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili |
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Il
26 febbraio del 1906 a Napoli veniva fondata la SAID, Società Anonima
Italiana Darracq, l'idea di Alexandre Darracq era quella di fornire al
mercato italiano due dei suoi modelli più piccoli, prodotti su licenza
direttamente in Italia, per una quantità di circa 600 vetture all'anno. Ma
la scelta di Napoli si rivelò sbagliata, infatti tale localizzazione era
infelice sia per la distanza dalla casa madre per le difficoltà di
comunicazione e trasporto dei semilavorati, sia per la mancanza di
adeguato tessuto industriale di supporto alla fabbrica. La
sede napoletana venne chiusa nello stesso anno, il 13 dicembre del 1906,
trasferendosi a Milano in una area della periferia costeggiante la strada
Sempione in località Portello (in una locandina pubblicitaria si legge
che le officine e l'amministrazione sono nella strada al Portello n° 47),
quest'area, pur non molto decentrata dal nucleo storico urbano, era
collocata nell'estremo limite Nord-Occidentale del piano regolatore Beruto
ancora vigente a Milano e, come abbiamo precedentemente visto, lungo un
asse del sistema urbano considerato cardine qualificante del piano
regolatore. (Non
erano ancora spenti gli echi della grandiosa Esposizione Internazionale
del 1906 a Milano, indetta in occasione dell'apertura del traforo del
Sempione che, considerando insufficiente il Parco attrezzò la Piazza
d'Armi di infrastrutture che consentissero in quell'area immensa la
realizzazione dell'Esposizione stessa.) Poco
più tardi di quest'area si insediò il primo nucleo dello stabilimento
del Portello, il primo capannone industriale coprì un'area di circa 8.000
mq di terreno, esso era visibile ancora tre anni fa nella sua forma
originaria. "Ma
non erano ancora trascorsi due anni e la fabbrica del Portello era
sull'orlo del fallimento. E
questo per due ragioni. La prima era che, le piccole auto mono e
bicilindriche che vi si fabbricavano potessero incontrare un certo favore
come auto pubbliche, la loro mancanza di potenza e di freni le rendevano
assolutamente inadeguate per le pendenze delle strade italiane. La
seconda, e la più importante, era l'assoluta inadeguatezza della
cooperazione che il Portello riceveva da Surenes. La
filiale italiana comprese ben presto che dalla fabbrica francese veniva
inviato materiale scadente e spesso sorpassato...".[1] Se
aggiungiamo, a quest motivazioni interne, anche il brusco tracollo
economico causato dalla recessione manifestatasi a livello mondiale nel
1907, che provocò dissesti e fallimenti nelle imprese più deboli,
comprendiamo perché nel 1909 la SAID venne messa in liquidazione. I
membri italiani del consiglio di amministrazione analizzando le ragioni
del fallimento della SAID intuirono che il mercato automobilistico
italiano allora nascente era molto promettente, decisero così di
ricorrere ad un prestito bancario, concesso dalla Banca Agricola Milanese
per un importo di 500.000 lire, per rilevare la società. L'ex
direttore della SAID, Ugo Stella, fu nominato presidente della nuova
società, la cui prima decisione fu quella di chiamare un progettista,
Giuseppe Merosi che aveva già lavorato alla FIAT e alla Bianchi, al quale
fu affidato l'incarico di realizzare un prodotto innovativo che
differenziasse la nuova produzione da quella francese. Il
24 giugno del 1910 alla nuova società, in grado di lanciare un nuovo
prodotto, venne dato il nome A.L.F.A., Anonima Lombarda Fabbrica
Automobili. Il
debutto della nuova automobile avvenne nel 1911, fu denominata 24HP a cui
seguirono versioni diverse, la 15HP, la 20/30HP, la 15/20HP: Le
maestranze dell'ALFA ammontavano a circa 300 tra operai e impiegati, la
capacità produttiva ebbe una progressione molto significativa passando
dalle 80 vetture prodotte nel 1911 alle 272 del 1914 (150 nel 1912 e 200
nel 1913) raggiungendo nei primi mesi del 1915 la produzione di circa 205
automobili. "Con
lo scoppio della Grande Guerra l'ALFA che per affermarsi aveva mirato ai
mercati esteri, fu colpita da una grave crisi, venendo meno il lavoro di
esportazione la produzione automobilistica dovette essere convertita
militare. Il
21 settembre del 1915 il consiglio di amministrazione si trovò costretto
a sciogliere la società, mancando il supporto finanziario della Banca
Agricola, affidando la liquidazione alla Banca Italiana di Sconto, questo
intervento consentì la costituzione di una nuova società, l'Accomandita
semplice Ing. Nicola Romeo & C.".[2] L'ing.
Romeo era proprietario di un piccolo stabilimento con 50 operai nelle
vicinanze del Portello, ma, grazie al buon livello di specializzazione
aveva ottenuto una importante commessa militare nel luglio del 1915. Il
2 dicembre del 1915 lo stabilimento del Portello, con impianti e
maestranze, entrò a far parte della nuova società cessando completamente
la produzione civile di automobili per iniziare la fabbricazione di
materiale bellico. Le
commesse acquisite dall'esercito furono particolarmente consistenti,
proiettili da 75mm e da 149mm, compressori, lanciafiamme e materiale
ferroviario, tanto che le capacità produttive dell'Accomandita semplice
non erano sufficienti, imprimendo così anche un ritmo accelerato alla
crescita del Portello che verrà dotato di tre grandi nuovi capannoni
industriali denominati Trento, Trieste e Gorizia adibiti a Fucine,
fonderie di ghisa e acciaio, ai trattamenti termici dei metalli. Nel
1917 oltre ai lotti produttivi già citati iniziò anche l'attività di
revisione dei motori aeronautici V6 su licenza della Isotta Fraschina.
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