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  Tuesday 5 February 2002 07:07:22  
From:
Marco Quadrelli   Marco Quadrelli
 
Subject:

Campi di concentramento in Sud Italia

 
To:
Ricerche Politiche   Ricerche Politiche
 
PERSECUZIONE DEGLI EBREI IN PUGLIA
Nel 1933 in Germania il maresciallo Von Indenburg affidava l’incarico di formare il governo ad Adolf Hitler, capo del partito nazionalsocialista, che aveva manifestati le sue convinzioni sulla razza nel MEIN KAMPF.
Già nel marzo del 1933, molti ebrei tedeschi cominciarono a capire con intelligenza profetica che per loro non c’era più posto in Germania ed iniziarono a fuggire. Ma dove? Soprattutto in direzione degli stati democratici, sia europei (Francia ed Inghilterra) che extraeuropei (U.S.A.). Per molti di questi ebrei il sogno era quello di raggiungere la Palestina, la terra dei loro antichi padri Abramo e Mosè ma le cose non erano così facili per almeno tre motivi: perché in Palestina non esisteva uno stato ebraico, perché gli inglesi vi esercitavano un mandato che non consentiva l’ingresso oltre certe rigide "quote" annuali e perché per andare in Palestina bisognava attraversare molti paesi europei e, tra questi, ben pochi concedevano il visto d’ingresso agli ebrei. Ma l’aria che si cominciava a respirare in Germania era talmente pesante che qualche rischio bisognava pur correrlo, e allora via all’estero, anche in Italia, dove pur c’era al governo una dittatura ma dove, almeno nel 1933, non si sentiva ancora parlare di vera e propria persecuzione contro gli ebrei.
Dell’Italia si preferivano le città portuali perché consentivano gli imbarchi e le città con grandi comunità ebraiche. In Puglia si cominciarono a vedere ebrei stranieri nella città di Bari e in quella di Brindisi. Nel capoluogo, nel novembre del 1933, la questura segnalò l’arrivo di alcuni ebrei laureati in medicina che volevano conseguire una nuova laurea presso l’università di Bari per essere abilitati (almeno così speravano) ad esercitare la professione in Italia. Dopo la promulgazione delle "
Leggi sulla Razza" nel 1938, la Prefettura di Bari, come tutte le altre Prefetture del Regno d’Italia, segnalò al Ministero dell’Interno il censimento degli ebrei italiani e stranieri residenti nella provincia e costituì una "rubrica speciale " per gli ebrei nella quale venivano annotati tutti gli spostamenti e le variazioni dei nuclei familiari. A fine giugno del 1939 la Questura di Bari segnalava la residenza in provincia di Bari di ventidue ebrei italiani di cui solo diciannove avevano denunziato allo stato civile la loro appartenenza alla "razza ebraica " e di sette ebrei stranieri nella sola città di Bari. Ma fu a Brindisi che si concentrarono, a partire dal 1933, varie centinaia di profughi ebrei: volevani imbarcarsi sui piroscafi della Lloyd Triestino in partenza ogni giovedì per raggiungere la Palestina. IL più delle volte queste partenze incontravano ostacoli e difficoltà, poiché facevano imbarcare non più di dieci persone alla volta, per cui gli ebrei dovevano trattenersi a proprie spese negli alberghi della città senza sapere né dove riunirsi né dove andare perché la Polizia vigilava attentamente per impedire la nascita di comitati ebraici.

Campo di Alberobello Masseria Gigante
La masseria Gigante, un grande stabile a due piani con circa 30 vani di varia grandezza, è in territorio di Alberobello, in collina e in posizione salubre. L'azienda diventa fondazione Gigante grazie al patrimonio lasciato al comune di Alberobello dal Sacerdote Don Francesco Gigante con testamento pubblico del 2 dicembre 1887, nel 1924 diventa Ente autonomo consorziale con il concorso dello stato, della provincia di Bari e del Comune di Alberobello.
La Fondazione Gigante gestisce sin dall’epoca della sua istituzione una scuola pratica di agricoltura triennale: quest’ultima viene successivamente trasformata in Scuola Tecnica Agraria biennale. Nei primi mesi del 1940 i servizi didattici della Scuola Agraria vengono provvisoriamente trasferiti in paese. Nel 1940 interviene la mobilitazione generale della popolazione italiana in vista della guerra, dichiarata il 10 giugno e comincia a nascere il problema dei prigionieri e degli internati di guerra.
I locali dell’ex Scuola Agraria, vengono improvvisamente scelti da ispettori del Ministero dell’Interno per diventare campo di concentramento. La scelta degli ispettori, tiene conto che gli edifici di Alberobello, per quanto destinati a ben altro uso, si prestano bene ad accogliere internati per la loro ubicazione e conformazione, in quanto si trovano in località isolata e sono pertanto facilmente vigilabili.
"Il campo è aperto il 28 giugno 1940 e sarà chiuso il 3 settembre 1943. Nel campo transitano circa 200 internati fra cui una sessantina di ebrei stranieriche vi soggiornano fino al 13 luglio 1942, data in cui saranno trasferiti nel campo di Ferramonti Tarsia in Calabria.
Dal 3 settembre il campo accogli ex fascisti arrestati dopo l'armistizio e resta aperto fino al 1945.
[Immagine:File 0.bmp]Dal "Giornale Scolastico del 1972 risulta che:
nel 1947, per interessamento dell'allora Ministro di Grazia e Giustizia, On. Aldo Moro, i locali sono adibiti a casa di rieducazione."

Il campo di concentramento di Gioia del Colle
Fra i campi di concentramento dislocati in Puglia figura anche quello di Gioia del Colle. Per l'internamento fu scelto l'ex mulino-pastificio "Pagano" di proprietà privata, ubicato sulla strada per Santeramo.
Accoglie 59 ebrei italiani arrestati con l'accusa di essere antifascisti o semplicemente ebrei avversi al regime, provenienti in gran parte dal campo di comcentramento di campagna in provincia di Salerno.
Il campo fu aperto tra luglio e agosto del 1940: la solida struttura fu giudicata idonea per la sua collocazione interna e isolata dai centri abitati, quindi facilmente vigilabile. In effeti la motivazione non rispondeva alle reali condizioni descritte, perché si trattava di struttura malridotta priva di riscaldamenti e servizi igienici.
Il numero dei posti disponibili per internati era complessivamente, secondo i prefetti, di 178 unità. Saranno però pochi gli internati in Puglia: due in provincia di Bari, trentuno in provincia di Brindisi e tre in provincia di Foggia. Diversa e maggiore importanza avranno, invece, i campi di concentramento che il ministro dell’interno fece impiantare in Puglia per ospitare gli internati. A tale proposito l’ispettore generale di polizia Lo Spinoso, inviato dal capo della polizia, individuò vari edifici a suo avviso adatti allo scopo: nella provincia di Foggia il nuovo macello comunale a Villa Rosa ed un convento di proprietà comunale di Sannicandro Garganico, in provincia di Bari, l’ex scuola tecnico-agraria "F. Gigante" ad Alberobello, l’ex mulino pastificio "Pagano" di proprietà privata a Gioia del Colle ed un ex convento a Conversano. Questi edifici vennero giudicati idonei perché erano situati in località interna, isolate dai centri abitati e quindi facilmente vigilabili, inoltre si aggiunse che le condizioni degli stabili erano soddisfacenti. Ma in realtà ciò non era del tutto vero, in quanto si trattava di strutture vecchie e in muratura, con rudimentali strutture di riscaldamento e servizi igienici assolutamente inadeguati e inefficienti. A Gioia del Colle c’erano esclusivamente ebrei italiani, provenienti in gran parte dal campo di concentramento della Campagna (Salerno) e poi trasferiti dalla Puglia al campo d’Isola del Gran Sasso. Per molti di essi il capo d’imputazione era quello di essere antifascisti o semplicemente ebrei avversi al regime.
Durante i pochi mesi di apertura del campo, risiedevano a Gioia del Colle 59 internati. Esso sorge tra luglio e agosto del 1940 quando il 30 marzo l’ispettore di polizia Lo Spinoso in una relazione dichiarò che l’ex mulino pastificio "Pagano" era, per la sua struttura, favorevole all’adattamento di un campo di concentramento.

Campo di concentramento di Ferramonti Tarsia (CS)
Il campo di concentramento di Ferramonti,situato in una stretta pianura in territorio di Tarsia nelle vicinanze del fiume Crati prima che attraversando una stretta gola si immette nella pianura di Sibari, fu aperto nel giugno 1940 per elementi considerati pericolosi nelle "contingenze belliche".
I deportati sono in maggioranza ebrei stranieri che non avevano ottemperato all’ordine di espulsione del ‘38 o profughi rifugiati in Italia nei primi anni della guerra. Fra questi ebrei si trovavano due gruppi appartenenti al
movimento sionista: il primo formato da 302 persone tra maschi e donne provenienti dall’Austria, ma di diversa origine, giunti a Bengasi da dove una nave bulgara avrebbe dovuto condurli in Palestina e dove invece furono bloccati dai soldati italiani nel momento in cui l’Italia entrò in guerra e condotti a Ferramonti.Il secondo composto di 509 persone partite da Bratislava nel maggio del 1940 su una vecchia nave, il Pentcho, che attraverso il Danubio ed il Mar Nero giunsero nell’Egeo per raggiungere la Palestina. Ma un naufragio presso un’isola del Dedocanneso li fece cadere nelle mani degli Italiani che li portarono prima a Rodi e successivamente agli inizi del ‘42 a Ferramonti. Alcuni di loro trovarono la morte nel campo e furono seppelliti nel cimitero di Tarsia dove ancora oggi si trovano le lapidi che ricordano quei morti (foto in basso ) ed un monumento in onore degli internati ( foto in basso).
Nel settembre del ‘43, quando gli alleati liberarono l’Italia meridionale, nel campo si trovavano ancora circa 1900 detenuti di cui circa 1500 ebrei.Un gruppo di 350 detenuti a Ferramonti insieme ad altri ebrei provenienti da altre parti dell’Italia liberata, per un totale di 517, nel maggio del ‘44 partirono da Taranto alla volta della Palestina. Il resto rimase a Ferramonti fino alla fine della guerra, sotto egida inglese, da cui partirono alla volta dei loro paesi di origine.



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