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  Friday 11 July 2003 21:38:23  
From:
Fiorello Cortiana   Fiorello Cortiana
 
Subject:

EUROPA

 
To:
VERDI   VERDI
 
Cc:
Societa' e Politica   Societa' e Politica
 
COME PENSARE L'EUROPA
di Mario Agostinelli e Fiorello Cortiana

Il prossimo 10 luglio è prevista l'ultima riunione della Convenzione sul
futuro dell'Europa ma nonostante i brindisi a champagne il bicchiere è più
vuoto che pieno per chi spera in una Unione Europea democratica, federale,
attenta ai diritti sociali e civili, patria comune e senza discriminazioni di nativi
e migranti e capace di agire. E' meglio muoversi, se non si vuole rimanere abbagliati
dalla contesa sulle radici religiose o sulle procedure a maggioranza, perdendo di
vista il trasferimento di sovranità popolare a meccanismi burocratici che cancellano
 quella identità delle Costituzioni nel lavoro e nel ripudio della guerra che era stata
 il motore dell'Europa sociale che conosciamo.
Berlusconi si reca in Israele su richiesta e mandato di Bush ed incontra
solo Sharon, questo a poche settimane dall'inizio del semestre italiano in
Europa. Lo stesso Berlusconi che con Aznar e Blair ha prontamente rotto
l'unità europea a supporto della presidenza USA per legittimare una guerra
vera su presupposti falsi. E che con gli stessi leaders ha promosso un documento
 sul mercato del lavoro secondo l'ispirazione della "riforma Biagi" in contrasto con
 la strategia del Consiglio di Lisbona sulla piena  e buona occupazione. Non ci sarà
 solo un problema di immagine nel semestre del Cavaliere: ci sarà anche la sua
volontà tutta politica e tutt'altro che isolata in Europa di mantenere e spostare
 ulteriormente a destra l'esito dei lavori della Convenzione. Non bastasse tutto
 questo, l'Europa possibile deve fare i conti con Le Pen, Bossi, Heider, Kjaersgaard,
 Shill, Moellman, sono troppe le anomalie per essere considerate tali. L'utima in ordine
 di emersione elettorale, quella di Fortuyn è la piu' inquietante perché carica
di significati contraddittori come il suo leader scomparso.
Dai primi passi di Berlusconi sembra evidente il suo tentativo di riproporre a livello
europeo la sua retorica nostrana: magistrati e giustizia come cancro, inesistenza
del conflitto di interessi e quindi regole ed assemblee democratiche come impaccio,
libertà di opinione e di testata come prova del controllo e del complotto comunista.
E c'è da aspettarsi che faranno altrettanto le singole componenti del Polo, in particolare
in vista della verifica elettorale delle europee: uno spettacolo politico ed un disastro istituzionale.
 Le culture politiche democratiche europee persistono nell'errore di pensare a queste
esperienze come altro da sé, non soltanto sul piano culturale ma come
espressione geografica e sociale e questo impedisce la comprensione del
fenomeno che viene inseguito, blandito e confermato con proposte di
"tolleranza zero" verso l'immigrato irregolare, il capro espiatorio più
immediato, o definito con la classificazione rassicurante di neo-fascismo
nel giardino degli altri. C'è un deficit di sovranità pubblica ed alla crisi degli
stati nazionali non si è fino ad ora sostituito un livello superiore
democraticamente espresso e rappresentativo. Dopo l'89 è restato un unico
stato nazione planetario, fortemente condizionato dalle multinazionali che
hanno finanziato l'elezione del Presidente. E' forte la tentazione di
ancorarsi al passato, più o meno recente, mitizzandolo, sfuggendo così al
rischio di vivere il presente. C'è una ambivalenza nella nostra complessa
società multiculturale europea: la sfida del futuro quotidiano
dell'innovazione tecnologica e scientifica, del mondo che improvvisamente è
diventato piccolo e ci consente l'opportunità di percorrerlo attraverso
la rete delle reti, ma anche ci entra in casa, con le multinazionali che
tagliano posti qui e rimbalzano in borsa a New York e con i disperati che
non vediamo più solo nei teleschermi ma sbarcare dai gommoni o dai cassoni
dei camion e diventare vicini di casa. Questa ambivalenza attraversa ognuno
di noi, tolleranza ed insofferenza, solidarietà ed egoismo, volontà di
cambiare e paura di farlo. Ognuno di noi è in gioco e non basta
un'affermazione ripetuta di buoni principi a rimuovere il lato oscuro della
luna: ci sarà sempre qualcuno a dare la stura all'ondata silenziosa nelle
urne, sia un Le Pen o uno più ammiccante perchè libertario rispetto agli
orientamenti sessuali come Fortuyn. La questione della sicurezza, che prende
 corpo con la domanda di legge ed ordine rimanda a qualcosa di più profondo
 ed ampio cui rispondere. I risultati delle diverse elezioni nazionali, ci dicono
che il centrosinistra non ha capito di essere inesorabilmente distante dai
sentimenti edai bisogni che il cambiamento ha messo in moto. Sempre in mezzo
 al guado, ha seguito le pulsioni senza assecondare una alternativa che le
rivoltasse in un percorso di valori: solidarietà contro egoismo, pluralismo
contro xenofobia, dignità contro sfruttamento. Le "anomalie" possono
sembrare un fenomeno passeggero, non certo le ragioni a cui danno
rappresentanza. Il populismo del centro-destra risulta una risposta
demagogica ma non elusiva alle insicurezze popolari, inoltre propone la
pratica di uno sviluppo senza regole, senza i "lacci e lacciuoli" delle
rappresentanze sindacali, dei vincoli ambientali, del fisco da rispettare.
Ma i mercati senza regole generano precarietà; la precarietà è un
male sociale, genera incertezza, emarginazione, destruttura le
comunità civiche. Il problema, quindi, interessa tutta l'Europa, eppure con
la strumentalizzazione della "questione sicurezza" da parte degli
schieramenti di centro destra e con la xenofobia, il razzismo e il ritorno
alle piccole patrie da parte delle "anomalie", proprio l'Europa viene
indicata come il problema e non come la risposta. C'è troppa Europa dove
uno vorrebbe solo il proprio campanile e c'è poca Europa dove i problemi
(ad es.Iraq, Medio-Oriente e Afghanistan)richiedono attori di dimensioni
mondiali Del resto la descrizione delle stratificazioni di procedure
decisionali, organismi e trattati esistenti basterebbe da sola ad aumentare
gli euroscettici, figuriamoci cosa accadrà con il passaggio da 15 a 25 o 27
paesi membri. Il problema è proprio qui: quale Europa può accompagnare gli
europei verso una globalizzazione sostenibile, della quale cogliere le
opportunità?Quale Europa può costituire un soggetto di riequilibrio e di
dialogo mondiale dvenendo un fattore di pace? Le istituzioni europee devono
costituire una risposta ai bisogni di ogni singolo cittadino europeo,
lavoro , salute, affetti e spiritualità, quindi devono essere
effettivamente la sede delle scelte delle politiche pubbliche e perché
queste ultime rispondano ad interessi generali occorre che le istituzioni
siano partecipate. La Convenzione sarebbe potuta essere oggi l'occasione per colmare
il deficit di democrazia europeo, ma un'Europa adeguata alla dimensione
globale e alla propria tradizione sociale non può prendere corpo con la
modificazione dei trattati attraverso lo strumento intergovernativo.
 Che triste vedere la Convenzione dibattere sulle tradizioni che hanno
 arricchito la storia del continente senza neppure un cenno a quella del movimento
 operaio che ha promosso la stagione del Welfare e dei diritti sociali! Per
questo occorre creare lo spazio pubblico europeo da subito, prima che una elite
 lontana dai processi sociali chiuda la partita al proprio interno, senza una
partecipazione reale ai lavori della commissione per i Parlamenti, le amministrazioni
 locali, i sindacati, i movimenti, la società civile. L'opinione pubblica, a partire dalle
scuole deve essere coinvolta ed informata almeno quanto per l'introduzione della moneta unica.
 L'Europa ha bisogno dell'innovazione, della qualità ambientale e dei diritti, per questo lo
schieramento democratico deve essere un accompagnatore credibile e
rassicurante per i cittadini, lungo il convulso processo di cambiamento.
Non ci sono scorciatoie miracolistiche, plebiscitarie o semplificative, è
un blocco sociale innovativo che occorre connettere.
Ripudio della guerra, sovranità popolare effettiva, diritti del lavoro, stato sociale,
acqua, energia, biodiversità, clima, convivenza, equità, partecipazione, il corpo,
le libertà, fino all'alfabetizzazione telematica, costituiscono grandi nodi planetari.
Ma niente di tutto ciò sembra alla portata della futura Costituzione come esito di una
lotta politica e sociale esplicita cui valga la pena di partecipare. Negli stessi giorni in
cui si sono conclusi i lavori della Convenzione, sono invece luoghi promiscui, come
 il WTO o il G8 che si preparano ad assumere le decisioni che contano, con tecnofunzionari e
lobbisti delle multinazionali che definiscono procedure per scelte obbligate
sul piano istituzionale, riducendo i parlamenti nazionali ed ancor più quello europeo
 ad un ruolo notarile. Ne ha preso coscienza il movimento di Porto Alegre ed il Forum
 Sociale Europeo che da subito hanno posto in continuità le lotte contro il liberismo e
contro le privatizzazioni dell’acqua, della sanità, dell’energia e dell’istruzione con quella
 per la democrazia costituzionale europea. Perciò sono state strutturate in un unico calendario
integrato da Settembre a Dicembre le future manifestazioni  di Riva del Garda, Cancun, Parigi,
 fino agli Stati Generali del movimento da tenersi a Roma in occasione della firma del Trattato
 che istituirebbe la Costituzione dell’Unione. Quella della Costituzione Europea è una battaglia
 politica tutta aperta, ma ancora inspiegabilmente non combattuta, dato che è sottratta per ora
alla sua dimensione sociale e democratica. Se si prende coscienza del suo significato per i cittadini
ed i lavoratori del continente, si apre una fase davvero nuova per la nascita di una Unione Europea
 politica e democratica, in cui risiedono tante delle possibilità di un futuro sostenibile, finalmente
 oltre la moneta ed il mercato. Si tratta, in definitiva, di incarnare realisticamente  nel contesto della
globalizzazione la metafora politica della qualità, della libertà  e della giustizia sociale
 nei bisogni e nei diritti delle donne e degli uomini di oggi e di domani.


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