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  Monday 28 July 2003 13:36:21  
From:
Fiorello Cortiana   Fiorello Cortiana
 
Subject:

La grazia non richiesta e il digiuno

 
To:
VERDI   VERDI
 
Cc:
Polis   Polis
 
LA GRAZIA NON RICHIESTA E IL DIGIUNO
Nel corso di questi anni sono andato innumerevoli volte al Carcere Don Bosco di Pisa, a volte da solo, spesso insieme a persone spesso conosciute, che conoscevano Adriano, Ovidio, Giorgio o che li volevano conoscere. Alcuni erano ragazzi neanche nati negli anni '70. Io oggi sono un parlamentare, ma allora ho avuto la fortuna di militare in Lotta Continua, penso, d'altro canto, che un certo ostracismo prevenuto su tutta questa a
ssurda vicenda sia dovuto all'invidia di coloro che hanno perso l'occasione di frequentare una comunità libertaria, dalla generosità incosciente e gratuita. Se io, quindi, mi sono mosso per simpatia e per riconoscenza, mi sono chiesto cosa ha motivato l'azione di tante persone, con percorsi e collocazioni disparate, oltre il desiderio di giustizia che ci accomuna verso una esperienza evidente di alterazione del diritto.  La risposta che ho trovato ha a che fare con la scelta di Adriano e di Ovidio di consegnarsi dopo l'ultimo grado di giudizio pur riaffermando la propria innocenza. In particolare ed in aggiunta, ha a che fare con la non richiesta di grazia di Adriano e allo spirito con cui vive in quella celletta. La sottrazione del suo corpo ad una quotidianità scelta, la scansione del tempo e dello spazio attraverso regole subite, produce una distanza con i luoghi degli eventi che la tv, i giornali, la radio e le visite, non colmano. La qual cosa non ha ridotto la compassione attiva di Adriano verso la situazione slava, cecena o verso ogni situazione che reclamasse una assunzione di responsabilità efficace. Lo stato di costrizione consente inoltre il dispiegarsi di una riflessione impostata ne "Il nodo e il chiodo" sapendo, come dice Alberto Melucci,  che "...la conoscenza è una risorsa fragile, ma che c'è dignità e fatica nel conoscere. E che può capitare di essere diversi, dopo." .  Nella società dell'informazione i codici di emissione e ricezione hanno procedure codificate secondo criteri di efficienza: essere innocente, in condizione di ritiro forzato, non chiedere la grazia e scegliere di mettere in pubblico, di mettere in comune, le parole e le riflessioni sviluppate  tra sé e sé, significa avere la forza straordinaria per un rovesciamento simbolico. Non occorre pensare, come motori, al coraggio o alla presunzione, quanto al senso della dignità, della libertà e dell'amore. Nell'introduzione a "Il nodo e il chiodo" Sofri dice "Da bambino per distinguere fra destra e sinistra mi chiedevo con che mano avrei tirato un pugno. Non è strano che poi avessi simpatia per l'altra. Che mirassi a diventare mancino d'elezione."  e più avanti "Niente è più sbalorditivo per i padroni del tempo - gli organizzatori del lavoro, i maschi, i bianchi, gli adulti- che la pretesa altrui di un altro tempo. Il tempo è il vero caposaldo della ragione, il fondamento obiettivo della razionalità: si può essere dissimili all'estremo, ma il tempo è uno per tutti..." . C'è una continuità tra colui reclamava la libertà per l'anarchico Pietro Valpreda perché innocente e la libertà del democristiano Aldo Moro in quanto essere umano e colui che ricordava nel '76 che "i concetti di destra e sinistra si inseguivano come in una porta girevole quando dal rapporto fra operai e padroni o fra i rivoluzionari e la stato si passava al rapporto fra uomini e donne e fra compagni e compagne.". Anche oggi Adriano si sottrae ad un registro previsto e nei fatti propone un altro codice, questo inquieta, questo mischia le carte e sposta le attenzioni. Molti si chiedono, alcuni glielo hanno chiesto pubblicamente, quasi insofferenti, se non sia più razionale, data la sua condizione, chiedere la grazia, ma anche costoro hanno reagito non alla stanchezza bensì a domande che quella scelta poneva loro. Altri, tanti, si sono fatti carico della richiesta di grazia per Sofri e Bompressi, utilizzando anche una modalità particolare, comunicata ma non esibita, come quella di un digiuno a staffetta che ha attraversato il paese ed ha contribuito a battere l'oblio. C'è tutto questo dietro e dentro la mobilitazione per la grazia a Sofri e Bompressi, insieme ad una volontà di riparare ad un torto che rimanda alla pratica del rammendo di uno strappo. Si è costituita una comunità assolutamente informale, carica di energia positiva, che, raggiunto lo scopo, tornerà per intero alla propria diversificata quotidianità, ma che ora sta già lasciando semi importanti. Come alcune delle domande di Alex Langer, del 1990, trovate nel suo computer: "Cosa ci può realmente motivare? Solidarietà come autocompiacimento? Esiste da qualche parte una linea di demarcazione tra amici e nemici? A chi ci si può affidare?"



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