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  Sunday 11 January 2004 21:33:11  
From:
Fiorello Cortiana   Fiorello Cortiana
 
Subject:

La trincea sterile delle idee marchiate

 
To:
VERDI   VERDI
 
Cc:
Scienza e Tecnologia   Scienza e Tecnologia
 

Un dibattito presso l'Istituto Europeo del Design, animato da Anna Masera e da Franco Carlini, ha messo in luce esigenze e rischi nella tutela dei marchi e dei prodotti nell'era digitale. Significativamente l'incontro era intorno al tema “Il marchio delle idee”, nome di un progetto nato per sviluppare il confronto intorno ai temi della Proprietà Intellettuale e dei Brevetti, con sito web, newsletter e incontri. Dal confronto tra produttori di scarpe (Polegato-Geox), produttori di vino ( Stucchi Prinetti- Consorzio Chianti Classico), produttori di musica (Mazza-FIMI), produttori di software (Paolucci- Microsoft), sono uscite esigenze diverse che rischiano di essere tutte schiacciate da una logica che vede la tutela di un marchio, di un prodotto, di un processo produttivo, come una trincea nella quale è affidato al contenzioso giuridico la difesa di una rendita di posizione piuttosto che una certificazione di qualità. Così le contaminazioni che hanno permesso nei secoli le possibilità di innovazione e quindi nuove combinazioni non sono previste se non come copia illegittima e contraffazione. Prendiamo ad esempio il Chianti Classico, per essere tale questo vino deve essere prodotto nel rispetto di determinate procedure e dentro un perimetro territoriale definito. E' questa filiera territoriale che deve essere garantita da una denominazione, se un consumatore vuol bere del Chianti purchessia può acquistare vino prodotto altrove dallo stesso vitigno. Nel corso di un incontro organizzato sempre a Milano nello scorso maggio “Condividi la conoscenza”, il rappresentante delle 195 tribù indigene dell'Amazzonia disse molto saggiamente che per loro non costituiva un problema se altre popolazioni, in altre parti del pianeta, coltivavano il Guaranà, per loro era sufficiente che venisse cerificata la denominazione di Guaranà dell'Amazzonia solo per il Guaranà coltivato e prodotto in Amazzonia. Del resto è stato così per tutti i prodotti vegetali nel corso della storia dell'uomo: a chi dovremmo pagare i diritti arretrati per il mais, le patate ed i pomodori? Problemi in parte diversi ha Polegato della Geox per tutelare la creazione delle suole che respirano, un prodotto ed un processo particolari. Problemi ancora diversi ha Enzo Mazza della FIMI perchè deve fare i conti con le possibilità dell'informatica in rete e con il P2P che richiedono nuove ipotesi di marketing e di prezzi piuttosto che persecuzioni impossibili. Pensate, se Jerry Lee Lewis avesse messo il copyrigth o il brevetto non su singoli pezzi ma sul Rock and Roll che ne sarebbe stato di Elvis o dei Beatles e degli Stones?Il fatto che Paolucci, Vice Presidente della Microsoft, finalmente parli di standard aperti per i sistemi operativi è dovuto al fatto che le pratiche cognitive e produttive del software libero e dell'open source sono riuscite ad essere competitive e, in quanto tali, hanno messo in discussione una rendita di posizione monopolistica propria dell'azienda di Redmond garantita dalla normativa statunitense ed europea sulla proprietà intellettuale e sui brevetti ( anche se la direttiva europea sui brevetti è ampiamente in discussione e in modificazione). Una normativa che tratta la materia prima dell'era digitale (stringhe di algoritmi) come quelle della società industriale e post-industriale, costringendo e schiacciando tutto su questo piano. Si vogliono brevettare come prodotti o processi produttivi gli “alfabeti” che servono a produrli e questo non vale solo per il digitale nella sfera antropologica ma per le sequenze geniche in quella biologica. Scoprire un principio contenuto in una pianta,attivo a fini curativie per questo conosciuto ed usato dalle popolazioni indigene da sempre, e brevettarlo non significa aver inventato nulla. Non occorre essere credenti per capire che il DNA e le conoscenze ad esso legate sono importanti scoperte ma non invenzioni di qualche umano. Un uso del principio di brevettavilità e di copyrigth così intensivo ed estensivo tanto verso la natura costitutiva del vivente quanto verso quella delle relazioni sociali ha il potere di fare disastri non solo dal punto di vista delle speranze di vita dei malati di HIV in Africa ma anche verso le concrete possibilità di innovazione e creatività, condannando l'umanità ad un impoverimento certo culturale, colturalee quindi sociale. Ci si inizia ad interrogare sull'utilità dei brevetti in sé e persino del copyrigth nell'era digitale, quantomento sarebbe utile tornare a tutele differenziate a seconda del prodotto o del processo, ipotizzare libere utilizzazioni per fini non profit, come la tutela della vita, usare criteri di protezione che abbiano come precondizione il rispetto dei diritti umani, perchè solo la libertà di accesso alla conoscenza garantisce la libertà di concorrenza sui mercati e quindi l'innovazione qualitativa sociale e di prodotto. L'Europa è nel pieno di questi dilemmi conflittuali, un esempio per tutti: mentre il Commissario Europeo Monti sta perseguendo Microsoft e le sue pratiche ( e logiche) monopoliste affinchè il mercato del software resti competitivo garantendo scelte tra alternative reali ai consumatori è in istruttoria una ulteriore Direttiva Europea sulla Proprietà Intellettuale, dopo la famigerata EUCD recepita dal governo di centrosinistra italiano, ulteriormente regressivo per il mondo software. C'è da sperare che faccia giurisprudenza la sentenza della corte di appello norvegese che ha assolto il ventenne Jon Johansen dall'accusa di aver visto un DVD legalmente acquistato attraverso un lettore non approvato dagli “Hollywood movie studios”. Se il mondo del digitale ha brevettualmente costretto e schiacciato tutto il sistema dei prodotti e dei processi produttivi, proprio da esso viene una indicazione alternativa, pensiamo alla licenza GPL di GNU-LINUX che ha utilizzato e rovesciato le logiche proprietarie parassitarie, una nuova frontiera per la giurisprudenza e per i parlamenti risiede nel riconoscere le conoscenze prodotte in ambiti pubblici (accademie ed enti di ricerca ) come patrimonio pubblico universale non disponibile e non riducibile ad alcuna privatizzazione. Un nuovo modello di tutele che non freni l'innovazione e la condivisione delle conoscenze che dal supporto digitale si estenda alla sfera biologica. Da Seattle a Cancun non si diceva “il mondo non è in vendita”?


        



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