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  Thursday 2 February 2006 20:38:46  
From:
Paolo Romeo   Paolo Romeo
 
Subject:

Neo-cons, teo-cons e totalitarismi

 
To:
VERDI   VERDI
Geopolitica   Geopolitica
 
Cc:
Verdi Milano   Verdi Milano
l'Unione di Milano   l'Unione di Milano
 
Neo-cons, teo-cons e totalitarismi:  strumenti di oggi,  logiche, controllo e metodi di repressione di ieri…

Si potrebbe dire che a Tunisi lo sapevamo già: i governi stanno utilizzando lo sterminato patrimonio di informazioni consegnato dalla rete ai fini di un controllo permanente e invasivo degli individui, mentre le aziende ci profilano per scopi di mercato. Non può scandalizzare  il navigatore di imbattersi su inquietanti notizie  inerenti le violazioni  di privacy democraticamente distribuite sul globo, quando in queste aree sono notamente al potere forze conservatrici, se non, peggio ancora, governi teocratici o totalitaristi. Si pensi al caso Cina, proprio prima del summit di Tunisi (il WSIS, www.wsis.org): Yahoo consegna al governo i nomi -ovvero gli indirizzi e-mail- di due giornalisti  -nel testo sono reperibili parole  come democrazia e libertà, cosa che costituisce reato agli occhi del governo. Dall'altra parte del Pacifico, notizie  anche  sul fronte statunitense. Il Dipartimento di Giustizia si è messo in testa di proteggere "zelantemente" (fonte: Herald Tribune; virgolettato dal testo) i cittadini dalla pornografia, con una massiccia ed estensiva estensione del Patriot  Act's. Non è la prima volta che si richiede presso giudici federali di forzare i motori di ricerca a dare l'accesso a milioni di ricerche private  su Internet, tramite  parole chiave  selezionate  ad hoc: ha fatto notizia il rifiuto di Google, mentre AOL, Yahoo e MSN hanno accettato la richiesta.  Sotto l'egida della difesa ai minori, per esempio, da tempo si cerca di far passare una legge, già bloccata una volta dalla Corte Suprema ed è curiosa la convergenza tra teo-con statunitensi e integralisti iraniani, che, anche'ssi in nome della lotta alla pornografia hanno chiuso svariati cyber caffee. In Italia invece la repressione della rete colpisce il p2p sotto la bandiera della lotta alla contraffazione: abbiamo raccolto migliaia di firma sul decreto grande fratello e sulla Urbani; abbiamo fatto un presidio davanti  alle ambasciate statunitense e cinese. A segno minimo di protesta civile.

Infatti ciò che si mette in questione  sono i diritti civili: alla privacy (profilare i consumatori ha un fantastico potenziale di mercato e d'altro canto i governi, una volta catalogate, possono abusare di queste informazioni per i propri scopi);  alla libertà di espressione e non solo: possiamo parlare di diritto d'accesso alla conoscenza  e al sapere, principi peraltro riconosciuti come fondanti delle democrazie  di cui siamo cittadini, quanto dalla Dichiarazione Universale di Diritti dell'Uomo.  

Giornali, società civile, parlamentari, attivisti,  intellettuali  sono sensibili al tema. Non a caso proprio  durante ilWSIS, il 18 novembre presso lo stand Italia, abbiamo lanciato la campagna "Tunisi Mon Amour. Per una Carta dei Diritti della Rete". Intervengono la delegazione  ufficiale italiana  al completo,  Stefano Rodotà:  in testa il Ministro Gilberto Gil, fortemente  impegnato nel suo paese in politiche  di accesso digitale  alla cultura; fra i promotori dell'iniziativa Lawerence Lessig e Richard Stallman. Scopo dell'iniziativa sarà fra gli altri introdurre  fra gli items della Internet Governance Forum, annunciato a Tunisi da Kofi Hannan col fine di dirimere la questione della governance  della rete, quello della creazione di un Bill of Rights of the Net, stimolando il dibattito internazionale: 5 anni, questa la durata del forum che si aprirà a breve ad Atene, per lavorare  ad una proposta di carta. Per questo, sostiene Gilberto Gil "lavoreremo insieme con il Brasile e con tutti coloro che nel mondo supportano questa idea". D'altra parte anche l'Europa è chiamata  ad intervenire  nel dibattito , come i governi nazionali di tutto il mondo e la società civile, che potrà partecipare  a diversi livelli  al forum (ormai acquisito il modello multi-stake holder  sperimentato col WSIS). In questi giorni, anche l'Europa risponde all'appello: del 24 gennaio è il lancio della campagna presso il parlamento europeo a Bruxelles promossa a alcuni parlamentari europei impegnati  nelle battaglie sulla brevettabilità  del  software.  La questione di una vera e propria costituzione per garantire i diritti dei cybernauti e delle cybernaute (visitatori casuali o assidui della rete) è centrale. Non si può sostenere nessun tipo di automatismo fra la struttura intrinsecamente decentrata e libertaria di Internet ed il suo uso, specialmente da parte attori con un peso ed un potere di azione quali i governi e le grandi imprese. Anche queste strutture vedono una maggiorata "libertà" di azione nel potenziale della rete: un libertà di controllo e di sfruttamento economico, perfettamente comprensibili in rapporto alla natura ed agli scopi di queste due strutture. Un costituzione, ossia il terzo potere, serve a trovare principi e leggi, diritti e doveri entro i quali gli attori possono muoversi ed orientarsi.  

I temi sono caldi, il terreno delicato e sdrucciolevole, l'urgenza elevatissima Facciamo un prova insieme per avere un idea concreta di cosa possa significare controllo in rete.  Tutti  coloro che hanno ricevuto questa e-mail, o che stanno leggendo l'articolo, si mettano nei panni di un motore di ricerca cinese, americano o iraniano. Senza andare troppo per il sottile, immaginiamo  di dover intercettare  in questo testo parole chiave riferibili ai temi pornografia, democrazia, libertà, terrorismo. Il risultato sarebbe più o meno questo:

pornografia: 3
democrazia:4
libertà: 4
terrorismo: 2 (senza contare i riferimenti al Patriot Act's)

Questo testo presenta la "criticità" più alta in merito alle parole democrazia e libertà: ove per criticità è da intendersi "rischio" per la sicurezza (dello stato?  Della nazione? Del cittadino? Delle major?): con minimo distacco il pericolo di attentati al rispetto della morale sessuale e in ultima posizione quello di attentati terroristici…

In effetti questo testo è sì ad alto rischio, ma di intercettazione. Transitando tranquillamente attraverso le autostrade telematiche sotto forma di file, grazie alle consenzienti politiche di Yahoo, AOL e MSN, totalmente sdraiati sulle pressioni governative, o dello stesso Google (che pur cerca la contrattazione) può essere intercettato dal Dipartimento della  Giustizia americana, o dai governi rispettivamente cinese e iraniano, mentre anche nel vecchio continente assistiamo a pratiche invasive di controllo attraverso la rete. In coerenza con le logiche repressive e di controllo descritte sopra,  è perfettamente naturale che il testo offra lo spunto per un indagine, o peggio per un'azione repressiva (si pensi ai giornalisti cinesi ad oggi in prigione). E non stiamo parlando di una cosa talmente diversa dall'accettare l'idea di una guerra preventiva permanente: l'Iraq avrebbe potuto avere armi di distruzione di massa ed è un nemico della lotta al terrorismo: anche in assenza di una dichiarazione di guerra, o di uno sconfinamento, è stato legittimo invaderlo e bombardarlo in barba al rispetto delle regole e dei trattati internazionali.

Fiorello Cortiana
Oriana Persico


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