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  Tuesday 12 April 2005 18:17:49  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

«Tutto il Sud contro devolution ed emarginazione»

 
To:
l'Ulivo di Milano   l'Ulivo di Milano
 
L'Unità - 09.04.2005
«Tutto il Sud contro devolution ed emarginazione»

NAPOLI «Ora governo e maggioranza si devono fermare. Dopo il voto, e soprattutto dopo la vittoria del centrosinistra in tutte le regioni del Sud, riforma della Costituzione e devolution si devono bloccare, altrimenti si va al referendum. Non ci sono altre strade».
Antonio Bassolino è nel suo ufficio a Santa Lucia.
Sia i vigilantes, che qui indossano una divisa identica a quella dei cadetti di West-Point, che gli uomini più fidati del suo staff, lo descrivono come un uomo rinato: «Il Bassolino dei tempi migliori». E giurano che a rigenerare «'o presidente» non siano state cure miracolose alla Scapagnini (il medico che ringiovanisce Berlusconi), ma i voti che lui e i partiti dell'Unione hanno preso In Campania. Intanto, c'è da dire che l'ex operista napoletano, l'allievo prediletto di Pietro Ingrao, di suo ha portato a casa 76mila voti in più rispetto alla sua coalizione, raccogliendo in tutta la regione il 61,6% (il 64,23 nella città di Napoli). Ma non è questo il solo dato significativo. Perché dei 2milioni e 400mila voti che il centrosinistra ha strappato al centrodestra in tutta Italia, 839mila sono stati conquistati qui in Campania dalle liste capeggiate da Bassolino. Come dire che la vittoria dell'Unione di Romano Prodi parla marcatamente campano. Inutile chiedere al presidente Bassolino se è soddisfatto. Il volto parla da sé. Parliamo di politica, quindi.
Presidente, dopo il voto si spacca la Casa delle libertà. Berlusconi scrive lettere a Fini…
Bastasse qualche lettera…! Le divisioni al loro interno non sono sanabili facilmente, perché i problemi che li dividono sono di fondo. Certo, qualche collante che li faccia resistere ancora un po' di tempo forse lo troveranno, ma dentro il centrodestra ci sono contraddizioni e spaccature insanabili. Come riusciranno a conciliare le spinte della Lega con i malumori forti di Alleanza nazionale e le preoccupazioni dei centristi, solo un indovino può prevederlo. All'interno del Polo ci sono cose che trovo francamente inspiegabili.
Quali?
Personalmente ho trovato sorprendete, oltre che autolesionistico, che forze come An, l'Udc e anche ambienti dentro Forza Italia, abbiano accettato di legarsi completamente le mani votando in seconda lettura al Senato il testo della riforma costituzionale e della devolution. Lo hanno fatto sotto elezioni, eppure era evidente che questa scelta appagava solo le aspettative della Lega ed era contro gli interessi di tutte queste forze. Hanno messo un velo sulle loro divisioni, ma poi i contrasti sono esplosi in modo dirompente ad urne chiuse, quando il voto ha dimostrato la gravità dell'errore.
Il governo è per la devolution, tutto il Sud, dall'Abruzzo alla Calabria, è ora governato dal centrosinistra che è contrario. Cosa succederà?
Il testo della maxiriforma è stato approvato per due volte e non può più essere modificato. La scelta è netta: la maggioranza di governo si ferma e questo testo non va avanti. Oppure decidono di procedere come se il voto non ci fosse stato, a questo punto l'unica strada è il referendum.
Il centrosinistra vince il tutto il Mezzogiorno. Una vittoria storica, e vince con personalità così lontane tra di loro, da Vendola a Del Turco, da Bassolino a Loiero. Perché?
Forse vinciamo proprio perché siamo riusciti a mettere in campo personalità così diverse tra di loro. Tutti, però, hanno saputo unire partiti e forze della società civile con storie, radici e culture differenti. Questa è la forza dell'Unione. Nichi Vendola, descritto come un estremista, ha saputo volgere in chiave di governo sentimenti popolari e anche un personale suo modo di parlare e di rapportarsi ai cittadini. Agazio Loiero, in Calabria, è certamente un moderato, ma ha saputo fare una campagna elettorale rappresentando molto le radici popolari così forti nella sua regione. Del Turco, in Abruzzo, ha saputo volgere in politica la sua ricca esperienza sindacale di rapporti di massa.
E Bassolino?
Sono stato proprio io a dire che assieme alla continuità dell'esperienza di governo era necessaria una forte innovazione, una sfida con noi stessi. Abbiamo fatto una della campagne elettorali più fresche, più giovani. Il blog, la radio, il sito internet, la campagna d'ascolto…
Ora governate tutto il Sud, Vendola parla di assessorati al Mediterraneo, lei di un coordinamento di tutte le regioni del Mezzogiorno…
Sì, comincia una nuova fase politica. Prima del voto il centrosinistra governava solo in Campania e Basilicata, dove si voterà tra qualche settimana e dove sono certo che vinceremo. Subito dopo quel voto avvieremo la costruzione di una squadra meridionale di governo, un coordinamento tra le regioni meridionali è, e sarà, necessario e giusto. Contro la devolution e per un federalismo solidale e unitario.
Un nuovo patto per il Sud. Non c'è il rischio di una contrapposizione con il settentrione d'Italia?
No, perché noi vogliamo lavorare dentro la visione di una Repubblica più unita e più forte, con meno disuguaglianze e disparità al suo interno. In questa ottica, il Mezzogiorno non deve più essere considerato un problema, ma una possibile grande risposta positiva al problema italiano.
Qual è l'Italia di oggi, quella che osserva Antonio Bassolino?
Vedo un Paese incerto, insicuro, che si interroga con grande preoccupazione sul proprio avvenire. Ecco perché accanto a questa ispirazione di forte meridionalismo, è di pari passo importante volgere lo sguardo all'Europa e al Mediterraneo. Bisogna muovere bene tutti due gli occhi. Una delle grandi novità di questi anni è che nell'uso dei fondi europei la Campania, che era la cenerentola, è diventata oggi la prima regione come capacità di spesa. E' quindi essenziale che il rapporto con le istituzioni europee continui e si sviluppi. Nel contempo, però, è vitale per noi guardare ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo, anche in previsione dell'area di libero scambio del 2010. Ma non solo per questo: con quei paesi il dialogo è necessario per motivi storici, culturali, di civiltà comuni. Hanno ragione il presidente Ciampi e Romano Prodi quando dicono che per la prima volta da secoli, il Mediterraneo torna al centro del mondo, dei grandi traffici e degli scambi. Questo mare può e deve essere un grande mare di pace, sviluppo e dialogo tra civiltà diverse, qui si possono sperimentare nuovi equilibri e nuove politiche di pace. Ecco, questa è una grande partita che l'intero centrosinistra ora può giocarsi. Sì, possiamo fare assessorati al Mediterraneo in tutte le regioni. Penso che tutti insieme, presidenti, assessori, regioni meridionali, possiamo presentare il Mezzogiorno come un grande soggetto unitario politico e istituzionale dentro il bacino del Mediterraneo".



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