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  Sunday 17 April 2005 11:35:53  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

Omaggio alla Costituzione

 
To:
club dell'ulivo   club dell'ulivo
 
Omaggio alla Costituzione
di Gianfranco Pagliarulo

L’iter della cosiddetta riforma della Costituzione è ormai ad uno stadio avanzato. Cambierebbe mezza Carta costituzionale. In apparenza rimangono intatti i primi dodici articoli, cioè i “principi fondamentali”. In realtà verrebbero sostanzialmente stravolti, perché muterebbe la strumentazione tramite cui questi divengono vivi e operanti. Da Repubblica parlamentare, l’Italia diverrebbe il Paese del premier e della devoluzione: massima centralizzazione del potere senza contrappesi e rottura dell’unità nazionale, essendo messo in discussione il principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, diversa per ciascuna regione. La Corte Costituzionale controllata da una maggioranza politica. Lo Stato messo in soffitta, il Governo in passerella.
Cambiare la Costituzione, per di più per la volontà di forze ostili od estranee al fatto storico che l’ha determinata, la lotta di Liberazione nazionale, vuol dire semplicemente eliminare la condizione essenziale di tutte le nostre altre battaglie. Vuol dire chiudere una parentesi di cinquant’anni di democrazia e aprire una nuova e moderna fase di autoritarismo. E di totalitarismo. Uso volutamente questa parola per indicare una maggioranza politica, che può diventare tale grazie ai meccanismi del maggioritario ma che non necessariamente è maggioranza assoluta nel Paese, e che con questa riforma si vuol far divantare totalità. Non è ancora chiaro nel Paese che cosa è in ballo. Non è chiaro che dobbiamo cominciare subito e tutti a creare un estesissimo movimento di opinione pubblica e di massa a difesa della Costituzione. Non è chiaro che alcune delle categorie della cultura di questa destra sono già penetrate in settori della società italiana, anche popolari. Non è chiaro che per vincere il referendum dopodomani dobbiamo cominciare a lavorare ieri. Non è chiaro che la Gad, che deve definire il programma, ha già il progetto. Si chiama attuazione integrale della Costituzione, se si vuole.
Per questo la Rinascita ha aderito con la massima determinazione alla proposta lanciata da Gabriele Polo a conclusione della grande assemblea della sinistra del 15 gennaio a Roma. Polo ha prospettato, raccogliendo l’invito precedente di Furio Colombo e di Padellaro, una grande manifestazione a piazza San Giovanni in difesa della Costituzione. Per questo, e da tempo, abbiamo lavorato affinché il Contemporaneo di oggi fosse un omaggio alla Costituzione. Commenti ai dodici articoli dei “principi fondamentali”, testi e note di carattere storico, politico e istituzionale.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, recita l’articolo 3, e sono uguali davanti alla legge. Già oggi questo principio è messo in discussione. L’etnia, la religione, le opinioni politiche, le condizioni personali e sociali danno ai cittadini una diversa dignità. L’islamico viene demonizzato, dello straniero si insegna ad aver paura, se sei un operaio diventi socialmente invisibile, se sei un poveraccio sei consegnato a un mondo che non ha vie d’uscita. Eppure tutti dovremmo avere pari dignità sociale. Non solo. Non si afferma un principio formale e passivo, ma si evoca un ruolo sostanziale e attivo della Repubblica, che ha il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Semplicemente straordinario. La Repubblica rimuove gli ostacoli, dunque una funzione esplicitamente positiva. L’eguaglianza. Dunque un principio costituzionale. Cittadino, persona umana, lavoratore: le tre letture sociali delle tre grandi culture costituzionali: liberale (nulla a che vedere con Marcello Pera), cattolica, socialista e comunista. Partecipazione. Dunque un’organizzazione della vita democratica del Paese incardinata sul suffragio universale ma che va ben oltre la rappresentanza elettiva.
Qualcosa, insomma, che somiglia molto alla profezia laica e critica di Eugenio Curiel che parlava di “democrazia progressiva”. Questo è, fra l’altro, quanto hanno già cominciato a negarci e quanto vorrebbero progressivamente cancellare. E così vorrebbero cancellare l’Italia della Costituzione. Un altro Paese rispetto a quello fascista e a quello prefascista. Un altro Paese rispetto a quello di Berlusconi, Bossi e compagnia cantante. La parola Italia nella Costituzione è citata due volte: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; l’Italia ripudia la guerra. E’ l’Italia della pace e del lavoro che ci è stata consegnata da una generazione di partigiani che oggi stanno offendendo e umiliando. E’ il nostro Paese, per il quale val la pena combattere con le armi della libertà e della democrazia costituzionale, che questa gente, e proprio per questo, ci vuole negare.

Gianfranco Pagliarulo


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