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  Wednesday 20 April 2005 12:21:14  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

Fassino attacca Rutelli su Cacciari: «Francesco č scorretto: vuole Ds e Margherit

 
To:
club dell'ulivo   club dell'ulivo
 
DIETRO LE QUINTE / Il Professore: una grande forza moderata attrae i voti del Polo, non un partitino
Ma Fassino attacca Rutelli su Cacciari «Francesco è scorretto: vuole Ds e Margherita in competizione, altro che lista unitaria»

dal Corriere - 20 aprile 2005

ROMA - Affermazioni entusiastiche: «A Catania vinceremo e sarà il nostro sbarco in Sicilia, come Garibaldi». Parole irridenti: «L’unico governo istituzionale è quello presieduto da Berlusconi... perché lui è un’istituzione». Osservazioni ottimistiche (contestate da Piero Fassino, che replica: «Fini è un quaquaraquà»): «Ho saputo che i ministri di An si dimetteranno, quindi la crisi ci sarà sul serio». Ammonimenti minacciosi: «Beppe Pisanu deve garantire la possibilità delle elezioni anticipate e deve avere un atteggiamento corretto, perché finora a noi ha detto una cosa e alla maggioranza un’altra». Romano Prodi è assai pimpante. Nel vertice dell’Unione dà la partita già per vinta. «Del resto, io ho un gran culo», ridacchia il candidato premier dell’Unione. Grande, per carità, nessuno lo metterebbe in dubbio. Del resto, la vittoria di Prodi è scontata. E la gioia anticipata per un esito su cui nessuno ha dubbi mette in ombra divergenze, differenze e liti. Massimo D’Alema l’aveva profetizzato: «Vincere sarà facilissimo: il problema sarà riuscire a stare insieme». Già, problema non da poco. Lo sa bene Piero Fassino, cui brucia ancora la vittoria di Massimo Cacciari a Venezia. Tanto che, a vertice terminato, avvicina Francesco Rutelli, apostrofandolo malamente: «Hai rilasciato un’intervista al Messaggero in cui hai veramente esagerato». Ma il leader della Margherita non si scompone più di tanto. E risponde per le rime. L’alterco tra i due («Sei scorretto», «Quando mai») va avanti per qualche minuto. Giusto il tempo che basta per marcare ancora una volta le distanze tra la Quercia e la Margherita.
Fassino è seriamente preoccupato per l’atteggiamento di Rutelli. Ha capito che le elezioni di Venezia hanno fatto segnare un punto all’ex sindaco di Roma, ha capito che sono la dimostrazione dei frutti che può raccogliere la strategia rutelliana. Perciò il leader dei Ds parla del problema con Prodi. «È chiaro - è il ragionamento che fa Fassino - che Rutelli va avanti sulla sua linea, quella della competizione tra i partiti della Federazione, Federazione che lui intende come una forma di collaborazione tra partiti distinti, non come un nuovo soggetto politico unitario». Il segretario della Quercia è preoccupato. E ne ha ben donde. Ergendosi come il custode dell’ortodossia prodiana rischia di non far più toccare palla al proprio partito. Ciò nonostante Prodi è ottimista. È convinto che, alla fine, Rutelli non potrà andare alle elezioni con la Margherita, affossando la Federazione. È convinto che quando verrà il momento l’ex sindaco di Roma non potrà dire di no alla lista unitaria. Ed è sicuro che le aspirazioni di Rutelli, di fare della Margherita il partito che, nello smottamento del berlusconismo, intercetta i voti del centrodestra, siano vane.
«L’elettorato del Cavaliere - è il ragionamento del candidato premier dell’Unione - può votare per noi solo se pensa di affidarsi a un porto sicuro, cioè a un soggetto politico moderato che abbia un consenso del 30 per cento. Invece non voterebbe mai per un piccolo partito». Peccato che quel «piccolo partito» sia intenzionato ad andare avanti. E che il sindaco espresso dalla Margherita in quel di Venezia, contro la volontà dei prodiani, non sia un personaggio che può accontentarsi di fare soltanto il primo cittadino. E infatti Massimo Cacciari snobba le elezioni anticipate invocate dal candidato premier dell’Unione («non mi appassionano granché») e invia un messaggio al Professore: «Prodi - dice il neo sindaco di Venezia - deve lavorare per dare all’Italia una vera e propria riforma di sistema. Finora le proposte del centrosinistra sono state poco reclamizzate e presentate male». E in questo clima di vittoria annunciata e già consumata non può passare inosservato chi «osa» criticare il presidente del Consiglio «in pectore».
Maria Teresa Meli


LA NUOVA SQUADRA
Editore di Telelombardia
nella giunta di Venezia

Massimo Cacciari è al lavoro per varare la nuova giunta. Tra i nomi scontati il ds Michele Vianello, già vicesindaco con «Cacciari Uno», avrà lo stesso incarico. Alessio Vianello (Margherita, pupillo del filosofo) sarà assessore alle Attività produttive. Assessore anche la diessina Mara Rumiz. Fuori dalle liste: Enrico Mingardi (Margherita), Franca Bimbi, parlamentare Ds, Giuseppe Bortolussi, leader degli artigiani. Ma l’autentica sorpresa è Sandro Parenzo, editore di Telelombardia e Antenna 3, il più grande network del Nord. Per lui c’è un posto alla Cultura.

CASSON
«Non torno più pm, farò conferenze Candidato alle Politiche? Vedremo»
DAL NOSTRO INVIATO

VENEZIA - «Cacciari accomoda le cose come vuole lui. Dopo che è stato eletto con i voti del centrodestra, ha deciso la nuova linea: il centrosinistra, per vincere, dovrebbe dialogare con gli avversari, delusi da Berlusconi. Vuoi vedere che avremo schiere di azzurri pentiti, disposti a cambiare casacca?». Attacca, Felice Casson, il grande sconfitto. Ma lo fa senza scomporsi. «La verità è - chiarisce - che il neosindaco ha dovuto inventarsi lì per lì una teoria politica, così da vergognarsi un po' di meno degli stupefacenti appoggi che ha avuto, a destra». Il giorno dopo la batosta, l'ex pm è ancora nella sede dei Ds di Marghera. Ha il volto in fiamme. E' quel naturale rossore che, in campagna elettorale, avrebbe dovuto rendere più accattivante la sua figura di magistrato rigoroso. Ingentilire la fama di duro. Ma non ha funzionato.
S enta, Casson: un piccolo costruttore, di simpatie Ds, ci ha confidato: "Il giudice a Ca' Farsetti? Il voto non glielo dò. Quello viene subito a ficcare il naso nel mio cantiere". Altri forse hanno ragionato così.
«Non è questo il punto determinante della sconfitta. Ammetto, però, che qualcuno può aver avuto il timore di essere chiamato al rispetto della legalità».
Allora i veneziani sono più tranquilli con Cacciari?
«Mah. Forse lui è meno sensibile a certi valori».
Spregiudicato?
«Lo dice lei. Certo, nelle scorse settimane ha mostrato uno stile berlusconiano, davvero sorprendente. Fatto di colpi bassi. Di attacchi ad alcune persone dei Ds, degni di... un pm. Che non porta prove, però. Inoltre, ha utilizzato volantini denigratori».
A che cosa allude?
«A certa propaganda che collegava il mio nome ai no global di Casarini. E sì che avevo pronunciato parole chiare: la legge va rispettata da tutti».
Cacciari, comunque, ha trionfato. Ora afferma di voler dialogare con tutto il centrosinistra. Raccoglie l'invito? «'Unione veneziana ed io d'accordo prendiamo atto del voto decisivo del centrodestra nell'elezione del sindaco».
Opposizione?
«Certo. Dura, ma di confronto concreto sui programmi».
Michele Vianello e Mara Rumiz, in lista con i Ds, stanno con Cacciari. Traditori?
«L'eventuale regolamento di conti all'interno dei Ds non mi riguarda».
Crede che il centrodestra passerà all'incasso per il sostegno dato al vincitore?
«Immagino di sì. Dipende dai patti, e con chi Cacciari li ha stretti. Non mi riferisco solo ai politici, ma anche alle categorie che contano in città».
Casson, per lei ci sarà una candidatura alle Politiche? «Vedremo. Di sicuro, non sarò più magistrato a Venezia. E non escludo di riprendere a girare il mondo, come conferenziere giuridico. L'ho già fatto, con soddisfazione. Particolarmente in Sud America, dove posso parlare in castigliano, lingua che conosco bene».
Marisa Fumagalli



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