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  Wednesday 20 April 2005 13:32:39  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

la crisi del berlusconismo e la truffa istituzionale

 
To:
club dell'ulivo   club dell'ulivo
 
BERLUSCONI SILVIO, detto "Er Sòla"

ovvero

LA TRUFFA COME UNA DELLE BELLE ARTI

L'UNITA' on-line 19-4

Sommario di I pag.

Berlusconi balla da solo

An: «Pronte le dimissioni dei ministri» - Giovedì la fiducia

Imbarazzo e tensione in Alleanza nazionale. Nessuno si dimette, per ora. Ma tutti i ministri hanno consegnato il loro mandato nelle mani di Fini, che parla di «rammarico» per le scelte del premier. Dimissioni congelate, insomma, in attesa di ascoltare cosa dirà Berlusconi mercoledì alle Camere. Giovedì al Senato si vota la fiducia. L'Udc conferma l'ipotesi di appoggio esterno. E Pisanu, intanto, tiene pronto il decreto per le elezioni anticipate.

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REPUBBLICA on-line 19-4

CARTA CANTA

di Marco Travaglio

Pieno sostegno

"Io ho una coalizione che mi sostiene".

(Silvio Berlusconi, Ballarò, 5 aprile 2005).

"Fini deve essere impazzito se davvero pensa di poter fare lui il candidato premier nel 2006... Quelli dell'Udc sono davvero pronti a passare di là, io lo dico da tempo... Ma io non mollo, non ho nessuna intenzione di mollare. E ci provino a farmi fuori, ma alla luce del sole, se sono capaci. Poi mi dicono come si presentano agli elettori... Perché io non getto la spugna".

(Silvio Berlusconi, citato da Paola Di Caro, Corriere della Sera, 11 aprile 2005).

"Non capisco, proprio non capisco questa liturgia democristiana. Ho il sospetto che Casini e Follini tramino per farmi fuori, oppure per avere ciccia, tanta ciccia."

(Silvio Berlusconi, il Messaggero, 17 aprile 2005).

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Berlusconi sceglie la Lega

Annunciato accordo poi il premier fa saltare tutto

Follini: "Lo aspettiamo in Parlamento" - Fini furente

ROMA - La crisi di governo si è risolta con un colpo a sorpresa di Silvio Berlusconi: quando i due vicepremier Gianfranco Fini e Marco Follini avevano dato per certo il Berlusconi-bis, con la diffusione di note ufficiali e dichiarazioni in televisione, il premier è salito al Quirinale e ha detto a Ciampi di non volersi dimettere. Vuole tornare alle Camere, spiega - al contrario dell'accordo preso durante il vertice della Casa delle libertà - con un governo "nella pienezza dei suoi poteri" e verificare "come reagisce il Parlamento".

"Lo aspettiamo alle Camere" è il laconico commento di Follini. Al Senato, Berlusconi dovrebbe riferire mercoledì.

Gianfranco Fini, furente, ha protestato con Palazzo Chigi per la mossa del Cavaliere, che ha cambiato le carte dopo aver concordato con lui la dichiarazione scritta, diffusa dopo il vertice della Cdl. Nella nota Fini, dopo essersi speso nella mediazione, definiva "corretta la decisione del premier di dimettersi" e giudicava "possibile in tempi brevissimi" il rilancio della Cdl.

Ma Berlusconi non si fida. E fa carta straccia di ogni intesa. Vuole andare in Parlamento e proporre lui una nuova squadra di governo, e un programma di fine legislatura, in modo che sia chiaro che non si muove dietro diktat, ma ha in mano la gestione della crisi. Alle Camere, il premier intende chiedere la fiducia, per un nuovo esecutivo, a tutti i partiti della Cdl: chi si sottrarrà, si assumerà le responsabilità della rottura.

Difficile capire lo svolgimento dei fatti. Una lettura maliziosa la fornisce il leghista Giancarlo Giorgetti, con una metafora sportiva: "Che volete che dica? Cross di Bossi e rovesciata di Berlusconi. Roba da fuoriclasse...".

"Ci ha preso in giro - avrebbe ammesso Follini con i suoi - ma almeno io mi sono dimesso. Fini invece...". Molto più duro un ex esponente centrista del governo: "Berlusconi deve annunciare le sue dimissioni. Se non lo fa, avremo le mani libere e potremmo anche farlo cadere".

Fini contrattacca: "Ha sbagliato, dimissioni pronte". L'alternativa: o governo bis o elezioni anticipate

"Alleanza Nazionale non condivide la decisione assunta ieri dal presidente del Consiglio". Comincia così la durissima nota di via della Scrofa. E sono parole con le quali An attacca le scelte di Silvio Berlusconi e l'asse riconfermato tra il premier e la Lega. Le dimissioni dei ministri di An "restano nelle mani" del presidente del partito. Di fatto si pone il premier di fronte ad una scelta obbligata: Berlusconi-bis e le elezioni anticipate.

Fini ha calcato la mano sulla scorrettezza del premier, che lo ha platealmente smentito dopo aver concordato con lui la nota nella quale Fini parlava del Berlusconi-bis come di cosa fatta, senza neppure informarlo della successiva decisione di non volersi dimettere.

Romano Prodi chiede che "il balletto" finisca e che la parola "torni agli elettori". Al voto, dunque. Romano Prodi sintetizza così la posizione dell'Unione davanti alla crisi che sta vivendo il governo Berlusconi. "Non abbiamo deciso noi questa accelerazione - dice il Professore - l'abbiamo subita dai fatti. Ciò che accade è incredibile. Ieri il presidente del Consiglio è andato al Quirinale a presentare le dimissioni, ma non le ha presentate. Oggi An ritira i ministri, ma non li ritira. Dobbiamo sapere cosa sta succedendo. Questo balletto deve finire".

(Ndr - sintesi di vari articoli)

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CITAZIONI

Berlusconi è salito al Quirinale circondato dall'unanime convincimento che stesse andando a dimettersi ma il leghista Calderoli si era distinto nell'avvertire in anticipo che le dimissioni non ci sarebbero state. Calderoli sapeva a quel punto qualcosa che il resto del mondo politico ancora ignorava: che Berlusconi stava per scegliere la strada della prova di forza interna, dell'umiliazione degli alleati riottosi, dell'arroccamento nel suo governo, anche se ormai è un castello in rovina.

(Stefano Menichini, Europa 19-4)

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Non c'è memoria, nella storia della Repubblica, di un presidente del Consiglio che riunisce i segretari dei partiti di governo, comunica loro di essere in procinto di rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato e poi cambia idea nel tragitto da Palazzo Chigi al Quirinale.

(Federico Geremicca, La Stampa 19-4)

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Cosa intenda Berlusconi quando dice «Non vi libererete di me tanto facilmente», non lo so. Ma so due cose che possono aiutare a capire. La prima riguarda l'origine dell'avventura berlusconiana. Berlusconi scese in campo per difendere in prima persona i suoi personali interessi. Dunque, un uomo che è sceso in campo pensando «O vinco e salvo tutto o perdo e perdo tutto» e che oggi può vantare di essere «un uomo da ventimila miliardi», non può che lottare contro la perdita di Palazzo Chigi. Perciò dice ai giornalisti in pubblico e ai partner politici in privato «Non vi libererete di me tanto facilmente ».

(Federico Orlando, Europa 19-4)

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IL RIFORMISTA 19-4

Corsivo

DALLA PESTE COMUNISTA A QUELLA DC

Em.ma

«Ma cosa vogliono questi democristiani»? Da Berlusconi, dai suoi giornali, dai suoi fedeli, la parola «democristiani» in questi giorni viene pronunciata con sprezzo e odio. Ancora ieri la peste erano i «comunisti», il pericolo per le nostre libertà. Recentemente il fido Bondi ha accantonato il pericolo comunista. Il Cavaliere però si sentiva perseguitato dall'Internazionale socialista che manovra il commissario Ue Almunia, il quale osa mettere in discussione i conti pubblici del suo governo. Ma i «democristiani» sono andati oltre l'osabile, mettendo in discussione la monarchia berlusconiana. E quindi sono ingrati, inaffidabili, viscidi, pugnalatori, dediti ai giochi e alle trappole della Prima Repubblica. Per l'occasione, democristiani non lo sono più Pisanu e Scajola, La Loggia e Schifani, tutti convertiti al berlusconismo puro e duro. Ma Buttiglione e Giovanardi sono ancora democristiani? Roberto Formigoni (Fi) in un'intervista al Sole24ore sulla crisi dice: «Il problema della leadership, se c'è, andrà affrontato dopo avere risolto quello programmatico per quest'ultimo anno». Quel «se c'è» rappresenta un capolavoro di democristianeria per dire che c'è. Che ne pensa il Cavaliere?

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CITAZIONE

In due settimane il prezzo della benzina è sceso del 15%, eppure nei distributori italiani è rimasto quello di prima, per la gioia dei petrolieri e il sollievo di un governo affamato di soldi, ben lieto di incamerare le maggiorazioni dell'Iva e delle accise, una delle quali risale all'alluvione di Firenze del 1966. Fra i misteri che avvolgono la balbuzie del quadriennio berlusconiano c'è anche questo: perché insistere sulla riduzione delle imposte, quando persino da un punto di vista propagandistico il taglio di quelle sulla benzina avrebbe un effetto più tangibile sull'umore delle persone? Giriamo la domanda al governo, qualora ce ne fosse uno.

(Massimo Gramellini, La Stampa 19-4)

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WWW.INTERNAZIONALE.IT 19-4

Il declino di Berlusconi

La stampa internazionale riflette sulla crisi del governo Berlusconi.

"Dalla sua villa in Sardegna Silvio Berlusconi si è impegnato nel weekend per riallacciare le fila della maggioranza, dopo le dimissioni dei ministri dell'Udc", scrive Eric Jozsef su Le Temps. A un anno dalla fine della legislatura il presidente del consiglio italiano deve affrontare una delle crisi più gravi all'interno della sua coalizione di governo: "La situazione rivela che a destra si comincia a contestare l'onnipotenza di Berlusconi. Il Cavaliere, infatti, non ha mantenuto le promesse elettorali e il contratto con gli italiani, firmato nel 2001, è stato reso nullo dalla crisi economica in cui si trova il paese".

Secondo Le Monde "siamo di fronte all'ineluttabile declino del berlusconismo": "Anche se il presidente del consiglio riuscisse a tenere insieme la sua maggioranza - sostiene il quotidiano nell'editoriale - sarebbe comunque condannato a terminare la legislatura in modo penoso, adeguando la politica economica e sociale alle richieste dei suoi alleati di governo".

Alla crisi politica del centrodestra dedica un editoriale anche lo spagnolo El País, che scrive: "Finalmente Berlusconi deve fare i conti con i disastrosi risultati delle regionali del 3 e 4 aprile". Secondo il quotidiano la crisi della maggioranza è determinata soprattutto dalla pessima situazione economica in cui è piombata l'Italia.

In Svizzera la Neue Zürcher Zeitung commenta la decisione della famiglia Berlusconi di vendere una parte del pacchetto azionario, del valore di due miliardi di euro, che possiede all'interno della società televisiva Mediaset: "La scelta non è casuale. Dopo il crollo di Forza Italia alle regionali, il futuro politico del premier è incerto". Ma secondo il quotidiano questa mossa non lo aiuterà: "Innanzitutto perché Berlusconi continua a controllare saldamente Mediaset anche dopo questa vendita; in secondo luogo perché gli elettori sembrano averlo abbandonato non per i suoi interessi privati, ma per le promesse elettorali non mantenute".



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