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  Friday 22 April 2005 13:04:21  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

"Farmaci e cure sanitarie: un diritto o un privilegio?"

 
To:
club dell'ulivo   club dell'ulivo
 
"Farmaci e cure sanitarie: un diritto o un privilegio?"

"Secondo dati diffusi dall'associazione non governativa "Medecins Sans Frontieres" ogni anno le malattie infettive uccidono più di 14 milioni di persone nel mondo. Vi sono 38.000 morti al giorno, nove su dieci dei quali nei Paesi in Via di Sviluppo.

Infezioni respiratorie ed intestinali, tubercolosi e malaria sono la principale causa di mortalità in Africa, Asia ed America Latina soprattutto per i bimbi al disotto dei 5 anni

Malattie che non fanno più paura oggi in Occidente come la polio o il morbillo, mietono vittime nei paesi del sud del mondo.

Con l'aiuto dei farmaci essenziali molte di queste morti potrebbero essere evitate ma essi restano ancora un lusso per troppi. Un terzo della popolazione mondiale, infatti, non vi ha accesso a causa dei prezzi elevati. Inoltre la ricerca farmaceutica mondiale sta da tempo progressivamente smettendo di investire su malattie "meno note", tra cui la malattia del sonno, la lesmaniosi, la dengue, la malattia di Chagas, i cui farmaci, i cosiddetti DND (Drugs for Neglected Diseases) sarebbero destinati quasi esclusivamente a "mercati" non remunerativi.

L'80% della popolazione mondiale vive, infatti, in paesi che rappresentano solo il 20% della vendita mondiale di farmaci.

Molti paesi africani continuano oggi a curare la malaria con la oramai poco efficace clorochina solo perché costa un ventesimo della più efficace cura a base di artemisina. Curare un malato di Epatite C costa 30.000 dollari l'anno.

Il 90% dei 40 milioni di persone affette da HIV/AIDS non può avvalersi delle terapie a base di antiretrovirali che oggi consentono di allungare la vita.

Un terzo della popolazione mondiale - 2 miliardi di persone - non ha acceso alla cure sanitarie.

Il diritto ai farmaci La disponibilità di medicine non è l'unica garanzia per la vita ma è essenziale e le attuali regole del mercato mondiale, a partire da quelle relative alla proprietà intellettuale, la negano a parte del mondo.

La campagna mondiale per il diritto ai farmaci da pochi anni è partita con forza, è portata avanti da molte ONG, discussa e pianificata presso gli organismi internazionali (ONU, UNICEF), vede molti governi schierati in prima linea (Gran Bretagna, purtroppo non l'Italia) e sta già ottenendo qualche piccolo risultato: riduzione dei prezzi per gli antroretrovirali, ripresa della produzione di medicine andate fuori produzione, utilizzo di farmaci meno costosi.

Da molti anni oramai nei loro paesi e da qualche tempo negli ultimi round negoziali del WTO (Uruguay Round, Round di Doha del 2001) alcuni Paesi, Brasile, Tahilandia ed India in testa si sono messi alla guida di un gruppo di nazioni che sostengono il diritto di produrre superando le barriere brevettuali medicine generiche equivalenti o simili da utilizzare nel proprio paese o esportare verso i Paesi in Via di Sviluppo per affrontare epidemie sanitarie. L'India lo ha consentito fin dal 1970.

Quando nel 2000 il Governo brasiliano ha iniziato a produrre farmaci generici per l'AIDS il prezzo è crollato dell'82%. Il coktail di antoretrovirali con cui oggi si affronta l'Aids costa in Occidente 10.000 dollari all'anno per paziente mentre in India, dove i principi attivi contenuti in circa 10-12 pillole sono stati sintetizzati in due sole pillole di più semplice somministrazione, 200 dollari.

Ma dal 1 gennaio 2005 l'accordo Trips sui commerci e la proprietà intellettuale concluso in ambito WTO costringe anche coloro tra queste che fanno parte del Wto a riconoscere come vincolante la legislazione in fatto di brevetti farmaceutici. L'accordo Trips, che obbliga a riconoscere nelle proprie nazioni l'estensione ventennale del diritto di brevetto farmaceutico, diventerà vincolante anche per le 50 nazioni più povere del mondo nel 2016.

Questo renderà ancora più difficile l'accesso ai farmaci. In India è stata approvata a marzo 2005 una revisione del Patent Act che limita fortemente la possibilità fino ad allora concessa di produrre farmaci anti-epidemie a costi minori saltando la tutela brevettale, molto spesso in mano a grandi multinazionali.

Si stima un aumento dei prezzi tra il 100 ed il 200%.

E' sicuramente arrivato il momento per responsabilizzare la politica internazionale e tutti coloro che agiscono in questo ambito, indifferentemente dal ruolo che rivestono su questo tema. Ed ' tempo che si affermino con chiarezza alcuni principi ed alcune Linee guida per l'azione governativa sul piano delle relazioni internazionali ed in seno agli organismi multilaterali.

Bisogna arrivare a prezzi differenziali dei farmaci da parte delle multinazionali produttrici che, pur rispettando il diritto di chi li inventa a tutelare la proprietà industriale e remunerare gli investimenti fatti, siano adeguati alle possibilità economiche dei Paesi più poveri.

E' necessario lavorare, sulla base della cosiddetta "Dichiarazione di Doha" sulla supremazia della Salute per estendere l'applicazione delle attuali clausole di eccezionalità TRIPS e della possibilità di ricorrere a licenze obbligatorie soprattutto per l'esportazione verso i paesi poveri non in grado di produrre farmaci autonomamente, licenze che consentono di superare i limiti della tutela brevettale per produrre farmaci in grado di fronteggiare le epidemie.

Bisogna fare in modo che tali decisioni vengano assunte preferibilmente in seno alle istituzioni multilaterali piuttosto che nell'ambito di accordi commerciali bilaterali tra Paesi "forti" di tecnologia farmaceutica e PVS.

Occorre favorire la concorrenza dei generici promuovendo l'acquisto da parte delle organizzazioni internazionali (UNICEF ad esempio) di grandi approvvigionamenti globali o regionali.

Nella politica nazionale e multilaterale di aiuti allo sviluppo bisogna aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare fronte alla produzione locale, attraverso il sostegno finanziario, alla ricerca, al trasferimento a condizioni di favore degli skills e della tecnologia necessari.

E' necessario limitare la possibilità per le imprese farmaceutiche di estendere all'infinito la durata del brevetto, ribrevettando per altri venti anni come nuovo farmaco ciò che magari in realtà non è altro che un nuovo modo di utilizzare il medesimo farmaco.
Garantire cioè la tutela brevettale a ciò che è veramente innovativo e non una ricomposizione o rimescolamento di una innovazione passata Occorre anche rilanciare la ricerca pubblica e privata per lo sviluppo di nuovi farmaci per le malattie epidemiche e tropicali "trascurate" che oggi non vengono prese in considerazione in quanto potenzialmente destinate a "mercati poveri" e quindi non remunerativi dell'investimento fatto in ricerca

Bisogna infine garantire che tutti i paesi membri dell'OMC introducano nei loro ordinamenti articoli di salvaguardia della salute pubblica in grado di sovraordinarsi sulle regole brevettali e di regolazione dei mercati

Non basta? Intanto già questo sarebbe sufficiente per cominciare ad affrontare un problema che chiede alle nostre coscienze di essere risolto

Pensiamoci bene.....

Roma, 22 Aprile 2005




Un caro saluto
Giovanna Melandri




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