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  Saturday 8 April 2006 14:59:15  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

Vogliamo un'Italia serena

 
To:
club dell'ulivo   club dell'ulivo
Alessandro Rizzo LD   Alessandro Rizzo LD
l'Ulivo di Milano   l'Ulivo di Milano
 
IL CENTROSINISTRA
«Ora basta con il fango
Vogliamo un'Italia serena»
Prodi: i cori fascisti? Meno male che ora c'è il silenzio Partito democratico sullo sfondo, solo Rutelli lo rilancia
Monica Guerzoni

dal Corriere - 8 aprile 2006

ROMA — Clown e giocolieri, mangiafuoco e trampolieri, lo zucchero filato rosa e il Professore che arriva in sella alla Moto Guzzi del portavoce Silvio Sircana. Settantamila persone in piazza del Popolo per la chiusura dell'Ulivo, il cartello dei «Coglioni di Cerveteri» e quello di «Romolo e Remolo i coglioni di Roma» e Romano Prodi, lanciato dalle battute di Maurizio Crozza, che apre il comizio finale scherzandoci su: «Ho riguardato quella vignetta di Altan... "Non ditemi qualcosa di destra o di sinistra, ditemi qualcosa di carino". E lui sì, l'altro ieri ce lo ha detto, a tutti noi, qualcosa di carino». Lo chiama «lui» e tanto basta alla piazza «spettacolosa», come la vede Prodi, per esplodere in uno dei tanti applausi contro Silvio Berlusconi e il suo governo, «ci ha regalato una campagna di fango e ingiurie».
UNITA' NAZIONALE — Ma questa volta il leitmotiv del Professore è la riunificazione, la pacificazione del Paese, perché «si governa solo con il dialogo, ce l'ha insegnato Ciampi» e perché l'Italia ce la può fare solo «se non ci dividiamo più tra noi e se non ci dividiamo più tra noi e loro». Giura che il suo «sarà il governo di tutti gli italiani, anche di quelli che scelgono di non votarci» e che le regole si scriveranno assieme, «senza sotterfugi e accordi sottobanco». Unità nazionale, dunque, e poco importa se il colpo d'occhio, con le sole bandiere delle forze uliviste, racconti un'altra storia, quella di un gran finale che lascia fuori gli altri partiti dell'Unione. Una scelta che Prodi esorcizza salutando dal palco allestito nel Tir giallo «tutti gli amici delle forze che con noi hanno combattuto questa battaglia». A restare sullo sfondo, tra i coriandoli e le note della Canzone popolare, è anche la prospettiva del Partito democratico, che il solo Francesco Rutelli s'incarica di rilanciare: «La lista dell'Ulivo prepara la grande prospettiva che ci accomuna, il partito democratico, in cui i riformisti italiani si ritrovino per costruire la forza baricentro della coalizione».
Altre, per ora, le priorità di Prodi. Dar vita al «più grande progetto di ricostruzione dell'Italia dal dopoguerra a oggi» regalare a ciascuno «un poco di felicità dopo cinque anni tristi». Applausi ai padri costituenti, De Gasperi, Einaudi, Togliatti, Nenni e Don Sturzo, fischi a Storace, Calderoli, Buttiglione. E Prodi che ironizza su Berlusconi e le tasse citando l'umorista Marcello Marchesi: «Perché denunciare il reddito dopo tutto il bene che ci ha fatto?». Luciana Sbarbati, in verde speranza, prova a smontare le «balle» di Berlusconi e Piero Fassino, che sente (e non è l'unico in piazza) aria di vittoria, critica la «disperata strategia» del premier sulle tasse: «Uno che vuole governare il Paese non le usa come voto di scambio». Sotto una pioggia di coriandoli, Flavia Prodi non vede l'ora che arrivi lunedì: «Come mi sento? Serena ma stanchissima».
IL TORMENTONE — Berlusconi da Napoli dà nuovo slancio al tormentone di fine campagna e l'Ulivo reagisce. Prodi: «Coglioni? Ci ha fatto un regalo». Rutelli: «Non ricambiamo gli insulti, non preannunciamo ritorsioni. Chi insulta la maggioranza del popolo italiano sarà ricambiato con la serenità e con il voto». D'Alema: «Una risata lo seppellirà, oltre a una valanga di voti», dice. E aggiunge: «Non ripeteremo gli errori del passato» In serata, a Fiumicino, Prodi commenta i cori «Duce-Duce» che hanno salutato Berlusconi a Napoli: «L'unica consolazione è che ora c'è il silenzio».



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