Info Visita RCM Registrati Aiuto Eventi@MI Cerca Novità Home Page di RCM Logo di RCM Logo associazioni.millano.it
Up One Level  Up One Level
New Message  New Message
Reply  Reply
Forward  Forward
Previous in Thread  Previous in Thread
Previous Unread  Previous Unread
Next in Thread  Next in Thread
Next Unread  Next Unread
History  History
Help  Help
FAQ  FAQ
  Message  

Message 

Postmark
   
Home Page  •  rcmweb  •  VerdiMilano  •  Verdi Milano  •  Indice forum  •  VERDI  •  club dell'ulivo  •  Message
 
  Wednesday 12 April 2006 14:29:44  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

Fwd: Prodi al governo

 
To:
club dell'ulivo   club dell'ulivo
 
Prodi al governo
Con gli italiani all’estero l’Unione è maggioranza anche al Senato. Ciampi: voto regolare
Il Professore: «Governeremo per 5 anni». Fassino: «Ora cercheremo di unire il Paese»

da l'Unità - 12 aprile 2006

Prodi: «Ho i numeri per governare»
«Ho avuto una cordiale telefonata con Ciampi aspetto Berlusconi, no
alla Grosse koalition» / Roma
n.a.

«BERLUSCONI è il presidente del Consiglio, agli Interni c’è un suo ministro, la legge elettorale l'ha voluta lui. Basta recriminazioni, quindi, ammetta la sconfitta e mi telefoni, piuttosto». L’apprensione della notte precedente è solo un ricordo. Prodi replica al Cava-
liere, come il vincitore che parla allo sconfitto.
Altro che grosse koalition alla tedesca. «Ci siamo presentati agli elettori con un’alleanza precisa - ricorda Prodi - La legge elettorale ha assegnato un numero di parlamentari che ci permette di governare e noi governeremo come stabilito dalla legge». E il Professore torna a promettere un governo «per tutti i cittadini», anche per quelli che non hanno votato Unione.
I tempi tecnici che consentiranno al leader del centrosinistra di varcare il portone di Palazzo Chigi? «Non sono nelle mie mani, ma delle autorità preposte a questa lunga procedura, che non ha nulla a che fare con il risultato delle elezioni».
HO VINTO
Ha vinto Prodi. lo dice chiaro, lo ripete più volte. «Immagino che questo ponga fine all'agitazione della campagna elettorale - spiega - ma spero che sia anche l'inizio di un grande governo che cerchi di rimediare ai problemi che abbiamo ricevuto dal passato». Una vittoria risicata? Il leader dell’Unione non sembra turbato da questo. «Negli Stati Uniti un'elezione che finisce con un margine di voti assai più basso di quello che abbiamo avuto noi, viene definito come un trionfo della democrazia e garantisce un vasto voto per governare - sottolinea - La stessa cosa in Italia: c'è stato un margine ristretto, ma la legge ci dà l'obbligo di governare e noi governeremo per dare tranquillità al Paese».
LA TELEFONATA DI CIAMPI
È soddisfatto il Professore. Anche la telefonata di Ciampi è un segnale inviato al centrodestra per dimostrare la legittimità inequivocabile di una vittoria ottenuta in modo «limpidissimo».
«Con il presidente della Repubblica c'è stata una conversazione molto cordiale - racconta Prodi - Ora mi attendo una telefonata da Berlusconi. Questo è l'uso nelle democrazie moderne».
Insomma, l’Unione ha vinto e governerà malgrado la maggioranza risicata ottenuta a Palazzo Madama. Assegnare la presidenza della Camera o del Senato all'opposizione? «Non era in programma e non vedo perché i risultati elettorali debbano cambiare questo programma», taglia corto il leader dell’Unione.
Ma la promessa di Prodi, a dispetto di chi sostiene che non avrà i numeri sufficienti per governare, riguarda «un governo forte politicamente e tecnicamente» capace di garantire tutti gli italiani, anche quelli che hanno votato per il centrodestra. E il ricordo va al 1996, al centrosinistra uscito vittorioso da quelle elezioni. «Avevamo una maggioranza minore di questa - spiega Prodi- Oggi, invece, abbiamo una maggioranza forte alla Camera e più risicata al Senato».
IL PARTITO DEMOCRATICO
Ma il ragionamento del Professore si rivolge anche agli alleati, a Ds e Margherita innanzitutto.
«I dati del Senato e della Camera rafforzano l'ipotesi del Partito democratico - spiega - ci metteremo subito al lavoro per il gruppo parlamentare unico».
Per Prodi, il dato dell’Ulivo alla Camera è superiore a quello della percentuale ottenuta assieme da Ds e Margherita al Senato. Un esito diverso da quello che temevano i collaboratori più stretti del leader dell’Unione, all’inizio della campagna elettorale.
E che aveva spinto alcuni di essi a caldeggiare le liste regionali per l’Ulivo anche al Senato.
VERTICE CON DS E DL
E di fase due dell’Ulivo hanno parlato ieri Prodi, Fassino e Rutelli nel primo vertice del dopo voto. La Quercia dà segnali positivi: giusto proseguire sulla strada dell’Ulivo e giusto dar vita subito ai gruppi unici alla Camera e al Senato. «Per la prima volta in Italia una lista unitaria avanza rispetto ai singoli partiti da cui è composta - sottolinea il Professore - È stato un grandissimo risultato dell'Ulivo».


«Ho rischiato e ho fatto bene...»
Il Professore. «Abbiamo tagliato le gambe
alla loro proposta, li abbiamo anticipati»
di Ninni Andriolo/ Roma

POCHE ORE DOPO è tutta un’altra musica. Il “Prof” ce l’ha fatta. Per un soffio, sul filo di lana, staccando di
un’incollatura il Cavaliere, con il soccorso di una «brutta legge elettorale» che il “fattore c” ha rigettato come una trappola nel campo dell’avversario. Prodi sorride beato, adesso, circondato da una selva di telecamere, mentre percorre a piedi i pochi metri che separano il solito bar dei Santi Apostoli dal portone del palazzo dell’Ulivo. Da una parte all’altra della piazza, mentre la moglie, Flavia, si mescola ai curiosi, sfuggendo a giornalisti, flash, taccuini, microfoni, battimani, incitamenti e da una cronista americana che cerca di confezionare un servizio tv a dispetto dello sfondo non proprio made in Italy del solito Paolini. Un sorriso pieno, disteso, sicuro, quello che sfoggia «Romano» in questa «prima» giornata di primavera politica che il vento e il cielo uggioso di Roma non riescono ad offuscare.
Un altro sorriso rispetto a quello un po’ ostentato che «l’azzardo» aveva consigliato alle 2,50 della notte prima e che era stato messo in mostra davanti al popolo dell’Ulivo, che non voleva tornare a casa, appeso com’era a quella frase che suonava come assicurazione sulla vita: «siamo pieni di fiducia, attendiamo...».
Un’altra espressione rispetto alla felicità appiccicata dalla ragion politica su un viso che 12 ore prima prometteva agli elettori del centrosinistra una vittoria non ancora sicura. Una ragion politica che aveva spinto Prodi, Fassino e Rutelli, a prevenire in tempo le possibili mosse del Cavaliere che - si temeva - avrebbe potuto dare per acquisita alla Cdl la vittoria; il pareggio con la proposta della grande coalizione rilanciata in pompa magna; o, in alternativa, il fantasma dei brogli elettorali. Possibili mosse che avevano spinto il leader Ds a mettere sull’avviso il Professore e il presidente della Margherita. Rompere gli indugi. quindi. Dichiarare subito, davanti alla telecamere, che l’Unione aveva vinto, anche se la certezza matematica in quel momento riguardava soltanto i dati della Camera.
«Si, è stata dura, è stata una battaglia pazzesca...», ricorda adesso il neo premier dell’Unione, mentre sale a piedi le rampe di scale che lo conducono al suo ufficio. Chi, lunedì pomeriggio, aveva atteso, invano, per ore, davanti a un bar a due passi dal Pantheon, che il Professore discendesse altre scale, per raggiungere finalmente il popolo dell’Ulivo che lo attendeva, non può non ricordare quei momenti: la certezza del successo prima, la «delusione» poi.
I primi due exit-poll, l’annuncio del comizio della vittoria, la prima proiezione della 17,50 che riduceva drasticamente la differenza tra i due poli, la scorta pronta davanti il portone della casa dove Prodi aveva pranzato con moglie, figli e nipotine, l’ora per l’appuntamento con la gente che affollava i Santi Apostoli che si avvicinava, il Professore che rimaneva barricato all’ultimo piano di quel palazzotto di Piazza Rondanini, la nuora Veronica, giù al bar, che teneva tra le braccia la nipotina di Prodi, Chiara, placidamente addormentata.
I sondaggi dei giorni precedente che davano al centrosinistra dai 3 ai 6 punti di vantaggio? «L’idea che mi sono fatto non è quella di un errore colossale dei sondaggisti - ragiona il Professore - Forse, in realtà, molta gente non ha detto per chi votava...». Vergogna di proclamare pubblicamente preferenza per il Cavaliere che si vota, invece, nel segreto dell’urna? «È come ai tempi della Dc - spiega Prodi - Quando molti la votavano e nessuno lo diceva». Possibile, però, che nel centrosinistra in pochi avessero avvertito il polso reale del Paese? «La percezione era probabilmente esatta sui laureati e sui ceti medi, sui quali avevamo più certezze. Sulla gente comune, invece, probabilmente ha contato di più la tv, che oggi ha un potere impressionate...».
E il ricordo torna all’incubo di poche ore prima, all’euforia e alla delusione che si alternavano in quella casa romana di piazza Rondanini dove il Prof aveva atteso un’altra vittoria, quella del 1996. Quelle ore dell’altro ieri? «Fin dall’inizio i primi exit poll non mi convincevano, così ho telefonato ai sondaggisti - spiega adesso Romano Prodi - Ero molto prudente. Dopo i primi sondaggi, malgrado i dubbi, ho fissato ugualmente l’appuntamento ai Santi Apostoli...». Prima le 18,30, poi le 19,30, le 20, le 21...«Mi hanno detto che la faccenda andava avanti per le lunghe...».
Alle 20,06, infine, le proiezioni che davano la Cdl in vantaggio al Senato. «Sì alla fine si è bloccato tutto..». Ore convulse, il ritardo «incomprensibile» del Viminale, l'apprensione che cresce insieme alla disperazione per la possibile sconfitta. «All’1 e un quarto, quando sono andato in piazza a dire che c’era un ritardo inspiegabile era il momento più nero - ricorda il Professore - Ma l’ho fatto per cortesia nei confronti della gente che era lì. E ho rischiato, perché un politico la faccia ce la deve mettere sempre...». L’azzardo, infine. Con quell’abbiamo «vinto le elezioni» di Fassino e con quelle mani alzate del Professore, con quelle dita a disegnare il segno della vittoria. E tutti, ai Santi Apostoli come davanti alla tv, a farsi coraggio con una felicità un po’ incredula. «Sulla Camera ero abbastanza tranquillo ormai - rammenta Prodi - Al Senato, invece, contavo sul voto estero. Perché mi dicevano che avremmo avuto noi 4 senatori su sei, adesso, invece, sono cinque a uno a favore dell’Unione...». Un festeggiamento organizzato quando ancora la vittoria non era ufficiale, però....«La vittoria era sulla carta, anche se a quel punto non era ancora definitiva. Abbiamo fatto il conto, Prendendo anche tutti i voti dei seggi che erano rimasti, mai loro avrebbero potuto pareggiare alla Camera...».



Galateo - Privacy - Cookie