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  Monday 17 April 2006 12:56:41  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

Carta dei valori per partire

 
To:
club dell'ulivo   club dell'ulivo
l'Ulivo di Milano   l'Ulivo di Milano
Alessandro Rizzo LD   Alessandro Rizzo LD
 
Trovo interessante l'invito di Salvati anche perchè riesce a stabilire tempi e procedure per la realizzazione del progetto del Partito Democratico. Io, personalmente, come voi sapete aderisco all'idea strategica, pur avendo radici ideali differenti a livello sostanziale. Ma le semplificazioni del sistema partitico attuale nei due poli è essenziale se si vuole uscire dalla lunga transizione in cui, dopo il 1992, l'Italia si è ritrovata. Superare le differenze storiche è funzionale per creare le basi di un progetto di governabilità possibile, senza che questo medesimo e ultimo sia sottoposto ai pesanti e pedanti equilibri tra le segreterie partitiche, ormai autoreferenziali. Il progetto del Partito Democratico posso considerlo come la prima testa di ponte per una prassi che possa arricchire di nuove panoramiche il nostro scenario istituzionale: non solo per il suo carattere innovativo, ma, anche , per il suo carattere di proposta di partecipazione di altri soggetti, ormai sono tanti, associativi che invitano a rendere la politica ono  esclusivo appannaggio di sommatorie di liste fini a se stesse ma, bensì, come laboratorio di discussione sul tipo e sulla sostanza amministrativa governativa responsabile di cui farsi promotori. I percorsi, a parere del sottoscritto dovrebbero essere questi, almeno nel centrosinistra, dato che non mi voglio occupare dell'altro schieramento:
- costituzione del Partito Democratico: i tempi devono essere proiettati per la propria conclusione per le prossime scadenze elettorali; costituzione di assemblee congressuali; costituzione di regolamenti congressuali per la partecipazione alla costituente; definizione di un gruppo di saggi che costituiscano il manifesto valorial-ideale politico del nuovo soggetto politico, ampliandone la partecipazione a soggetti extrapartitici;
- costituzione di un tavolo/laboratorio della sinistra del centrosinistra con la funzione di creare un percorso organizzativo unitario e progettualmente unico di superamento delle differenze atomizzanti della sinistra stessa; definizione delle regole per l'ammissione dei soggetti partecipanti, partitici e non; costituzione di una Carta dei valori e delle proposte unitarie; definizione di forme istituzionali rappresentative unificanti, gruppi unici, già a partire da adesso.
- federazione tra i due schieramenti, tra i due poli interni a L'Unione, definendo programmi vincolanti e unitari e attribuendo competenze di materia, politica estera ed economica, a un organismo unico che rappresenti i due schieramenti interni alla coalizione. Costruire, pertanto, una vera federazione delle due realtà, ognune con propria autonomia organizzativa, costituendo rappresentanze plurali che assumano ruoli di decisione vincolante per i due nuovi protagonisti unitari interni a L'Unione nelle suddette materie. Esempio: da federazione di stati a federazione di soggetti politici unitari e unici, due in questo caso.

Alessandro Rizzo




PARTITO DEMOCRATICO/1
Carta dei valori per partire
di MICHELE SALVATI

dal Corriere - 16 aprile 2006

Spero che il «grande gioco» del prossimo mese, fino all'elezione del Presidente della Repubblica, lasci ai politici dei due opposti schieramenti un po' di tempo per riflettere sul futuro assetto del nostro sistema partitico e per avviare il processo di costruzione di due grandi soggetti politici, uno di centrodestra e uno di centrosinistra.
Serve una nuova carta dei valori
Ne ha bisogno il Paese, perché il superamento della delegittimazione reciproca di cui parlava mercoledì scorso sul Corriere Galli della Loggia passa anche attraverso questo doppio processo costituente. Ne ha bisogno il centrodestra, per riorganizzarsi dopo l'era berlusconiana. Ne ha bisogno soprattutto il centrosinistra: di Ulivo e di Partito democratico si parla da molto tempo, ma i fatti seguiti alle parole (le «liste uniche» in alcune recenti elezioni) sono insufficienti. Forse qualche altro fatto si aggiungerà presto (gruppi parlamentari unici) ma anche questo non basterebbe: prima delle prossime elezioni europee il Partito democratico dev'esserci e non ci devono più essere Ds, Margherita e spero anche altri partiti. Limitiamoci, ora, al centrosinistra e al Partito democratico, o come si chiamerà. Senza alcuna pretesa di prefigurare un percorso costituente che verrà deciso da molte forze, forse è utile dare subito un'idea dei principali passaggi che quel percorso dovrà superare.
Il primo riguarda l'iniziativa politica e, in tempi assai brevi, la costruzione di un comitato promotore che sovrintenda a tutti i passaggi successivi. Sarebbe auspicabile, realisticamente, che l'iniziativa fosse presa da Romano Prodi e dai segretari dei partiti che si mostrano disposti a confluire nel nuovo soggetto politico. Tuttavia, per un'iniziativa che parte dall'alto, i rischi sono due. Il primo è che non si tenga conto, nella composizione del comitato, delle aspettative e delle speranze che si sono coagulate in basso, in una rete di associazioni e circoli non partitici che domandano voce e hanno titolo per averla: se si vuole un po' di entusiasmo e di partecipazione, la rappresentanza di forze intellettuali e sociali al di fuori dei partiti dovrebbe essere numerosa e qualificata.
Il secondo è che i partiti siano indotti, come sempre fanno, a rappresentare
pro quota tutte le loro diverse correnti, anche quelle che puntano i piedi contro una rapida costruzione del Partito democratico. Che gli scettici o gli ostili, spesso motivati da buone ragioni, debbano partecipare al processo costituente, se così vogliono, sembra a me ragionevole. Ma nel Comitato promotore dovrebbero stare persone che credono veramente al progetto e che in passato si sono spese per esso: nessuno dovrebbe partecipare come puro rappresentante «contrattuale» delle ragioni del proprio partito (o corrente) di origine.
A prima vista i compiti del Comitato (se ampio, potrebbe eleggere al suo interno una cabina di regia più ristretta e operativa) sono almeno tre, che riguardano i passaggi successivi del percorso: il disegno del processo costituente, la predisposizione di una bozza di statuto, la redazione una Carta dei valori del nuovo soggetto politico, da sottoporre ai congressi dei partiti e delle associazioni che confluiranno nel nuovo partito. Il primo è il compito politicamente più delicato, perché prescrive procedure che coinvolgono la sovranità dei partiti e delle associazioni e dunque dev'essere elaborato in forte sintonia con gli stessi: esso riguarda i soggetti che partecipano al processo, i modi e tempi dei congressi che delibereranno l'adesione al nuovo partito e del congresso di fondazione, i criteri che saranno usati per determinare i «pesi» dei vari soggetti nella platea congressuale e le modalità di conferimento delle risorse materiali e organizzative. Gli altri due compiti (le proposte di Statuto e della Carta dei valori) sono quelli intellettualmente più affascinanti: da questi, dal modo in cui saranno svolti e dalla partecipazione che si riuscirà a creare intorno a essi, sia nei lavori del Comitato sia e soprattutto durante i congressi dei partiti e attraverso iniziative a essi esterne, dipenderà se il nuovo soggetto nascerà vivo e vitale, se sarà un «partito nuovo», attrezzato a questa fase della nostra vita democratica, e non soltanto un nuovo partito.



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