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  Tuesday 25 April 2006 12:38:00  
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Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
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25 aprile, scontro sulla Costituzione

 
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Il Professore: oggi in piazza contro la riforma della Carta. Il Polo: usa la festa per fare propaganda
25 aprile, scontro sulla Costituzione
Mediaset, Prodi frena Bertinotti. Berlusconi: l'attacco è un boomerang
dal Corriere - 25 aprile 2006

«Vengo a Milano per difendere la Costituzione Per questo bisogna votare no al referendum». E' stata questa frase di Romano Prodi, che oggi sarà nel capoluogo lombardo per la manifestazione del 25 aprile, ad aprire un nuovo scontro tra i Poli. La Casa delle Libertà è insorta: «E' un regime, ormai il 25 aprile è stato trasformato in una Festa dell'Unità».
Resta incandescente anche il fronte Mediaset, dopo le dichiarazioni di Fausto Bertinotti sulla necessità di «ridimensionare» il gruppo televisivo. E' stato lo stesso Prodi a frenare il leader di Rifondazione, richiamando, in termini di riassetto tv, «il programma dell'Unione», dove si parla solo di «riequilibrio e apertura del sistema». «Vadano avanti così che ci fanno un favore», ha commentato Silvio Berlusconi.
• Da pagina 6 a pagina 11


Corteo del 25 aprile, scontro sulla Costituzione
Prodi: «In piazza per difendere la Carta». Il centrodestra: «Esaspera le divisioni, siamo al regime»
Maurizio Giannattasio

MILANO — «Vengo a Milano per difendere la Costituzione. Per questo bisogna votare no al referendum». Sono bastate queste frasi del presidente del Consiglio in pectore Romano Prodi per scatenare un nuovo inferno politico sul 25 aprile. Insorge la Cdl. Il leghista Roberto Calderoli parla di regime e propone di festeggiare la Liberazione con le bandiere a mezz'asta. Replicano i Ds: «Giusto chiedere agli italiani di bocciare la riforma». Commenta il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato (An): «Ormai il 25 aprile è stato trasformato in una Festa dell'Unità». Il clima è incandescente. L'anniversario della Liberazione ancora una volta diventa il simbolo della spaccatura tra due poli e due Italie.
IL CORTEO — Il leader dell'Unione ha sciolto ieri la riserva sulla sua presenza al corteo di oggi a Milano (previste centomila persone) per celebrare il 61° anniversario della Liberazione. Insieme a lui ci saranno altri big dell'Unione. Da Luciano Violante ad Alfonso Pecoraro Scanio, da Armando Cossutta a Franco Giordano. Ci doveva essere anche Fausto Bertinotti ma un impegno a Marzabotto gli impedirà di essere a Milano. Sul palco in piazza Duomo ci saranno anche Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta, il vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni e chiaramente il presidente dell'Anpi, Tino Casali.
COSTITUZIONE E REFERENDUM — Doveva essere una giornata tranquilla, punteggiata da qualche polemica sulla presenza o meno di tricolori in piazza. Invece il messaggio di Prodi affidato al suo sito Internet fa esplodere la polemica. Il professore prima ricorda i valori della Resistenza. Parla di «una memoria che unisca e non divida». Poi lancia la bomba collegando Liberazione e referendum: «Ma questo 25 aprile rammenta a tutti noi anche l'urgenza di difendere la nostra Costituzione. La riforma costituzionale che la destra ha portato a conclusione senza un confronto parlamentare stravolge il senso del lavoro della Costituente del 1947. Per questo è importante ricordare in questa giornata che la partecipazione popolare al prossimo referendum sia la più ampia possibile e che il no a questa sbagliata riforma costituzionale arrivi da ogni parte d'Italia».
LA CDL — Il centrodestra s'infiamma. Soprattutto la Lega con l'ex ministro Calderoli: «Oggi bandiere a mezz'asta. Da festa della Liberazione, la giornata rischia di diventare la tragica festa dell'occupazione da parte di un regime». Durissimo anche il ministro Carlo Giovanardi: «Prodi ripropone il peggior settarismo. Forse non si rende conto dell'enormità della sua dichiarazione. Ripropone il settarismo di chi inquinò la lotta al nazifascismo con obiettivi totalitari. Mostra disprezzo per tutti coloro che non ne condividono le certezze ideologiche». Il resto dell'Udc è sulla stessa linea: «Prodi non si smentisce mai — attacca il segretario Lorenzo Cesa —: dimostra la volontà di esasperare le divisioni del Paese dopo aver assicurato in tutta la campagna elettorale l'esatto contrario». Polemizza con Prodi ma anche con Calderoli l'ex segretario Marco Follini: «Non condivido il legame che Prodi stabilisce tra questa data e il referendum costituzionale. E trovo del tutto dissennate le dichiarazioni di Calderoli che parla di regime». «Si calmino tutti i rappresentanti della Cdl — chiude il presidente dei Verdi, Pecoraro Scanio — gli italiani bocceranno la devolution che spacca il Paese».


MASSIMO CACCIARI
«Sbagliamo, deve essere una festa comune»
Gian Guido Vecchi

MILANO — «La cosa pazzesca è che pare si sia ancora in campagna elettorale. Berlusconi che non si congratula e dice di voler salvare il Paese, il centrosinistra che s'accartoccia su Camera e Senato e magari pure sul Quirinale...».
...e adesso Prodi che celebra il 25 aprile buttandola sul referendum. Era il caso?
«'somma... Guardi, senza far polemiche, direi quale messaggio avrei scritto io, per il 25 aprile...». Il filosofo Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, tira il fiato e comincia: «Anzitutto, ricordando Machiavelli, avrei fatto presente che il modo migliore per rovinare gli Stati è ritenere che le loro leggi siano immutabili. Vale anche per le leggi fondamentali. E non è che la Costituzione si difenda restando fermi al testo del '47».
E allora?
«E allora, secondo, ci vorrebbe una critica di come si è proceduto nell'ultimo quindicennio: a 360 gradi, però, autocritica compresa. Direi che prima il centrosinistra e poi, peggio, il centrodestra, hanno compiuto in modo affrettato e incoerente riforme limitate, parziali e per certi versi del tutto sbagliate e strumentali, senza cercare una maggioranza che in questi casi dev'essere per forza ampia».
Una soluzione condivisa, quello che manca pure al 25 aprile...
«Appunto, sarebbe il modo migliore per onorare sia la Liberazione sia la nostra Carta.
Nessuno vuol mettere in dubbio i principi della Costituzione, ma renderli attuali per il nuovo secolo sì. Bisognerebbe dire: intendo muovermi in modo completamente diverso rispetto al passato».
Ma perché non possiamo avere il nostro Independence Day, possibile che ogni volta si litighi sul 25 aprile?
«Anzi, adesso è peggio. Durante la tanto vituperata Prima Repubblica bene o male c'era l'arco costituzionale, a parte l'Msi tutti quanti celebravano senza troppe liti. Ora che i motivi di scontro non ci sono più, paradossalmente, ci si divide».
E come mai?
«Credo che obiettivamente sia dovuto alla parentesi, mi auguro, berlusconiana. All'anomalia di un leader che per dieci anni ha seminato un anticomunismo viscerale, arcaico. E allora superiamolo, no? Il centrosinistra dovrebbe agire come se quella parentesi si fosse veramente chiusa, come se Berlusconi fosse passato. Cerchiamo di uscire da questo delirio che sta diventando anche il nostro».
Con il dialogo sulle regole?
«Sulla Grundnorm, la Costituzione: fino all'ultimo va cercata l'adesione più ampia possibile. Certo, il referendum deve respingere la riforma appena varata. Ma questo significa chiudere una pagina infausta, in cui si è andati avanti in modo abborracciato e dilettantesco, e aprirne finalmente una virtuosa: una seria, coerente, condivisa e radicale riforma federalista che non sia né la prima del centrosinistra né la devolution di Bossi; si nomini una commissione bicamerale vera, diamole tempo un anno».
Ma Prodi e il centrosinistra lo faranno?
«Uscire oggi, 25 aprile, con questa proposta, dimostrerebbe che il centrosinistra vuole davvero unire il Paese. Significherebbe annullare ogni drammaticità del referendum e scombinare le carte della Cdl: gran parte, Lega compresa, accetterebbe una stagione seria, di dialogo aperto senza pasticci sotto la tavola. Altrimenti continueremo a fare il gioco di Berlusconi e del suo delirio, andremo avanti con i rapporti politici dell'ultima legislatura e che Dio ce la mandi buona, perché con i numeri dell'Unione al Senato...».



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