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  Tuesday 25 April 2006 12:39:23  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

Il Professore: la Costituzione va difesa, no al referendum

 
To:
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club dell'ulivo   club dell'ulivo
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Centrosinistra, stop a Bertinotti su Mediaset.
Friuli: due Province all´Unione, Trieste al Polo
25 aprile, scontro Prodi-Cdl
Il Professore: la Costituzione va difesa, no al referendum
SEGUE A PAGINA 6

da Repubblica - 25 aprile 2006

Il leader del centrosinistra sarà alla manifestazione di Milano, primo atto da presidente del Consiglio in pectore
25 aprile, appello di Prodi
"Difendere la costituzione con il no al referendum"
la carta La costituzione si può riformare, ma guai a chi lo fa solamente per interessi di parte
no alla riforma Il no alla riforma costituzionale sbagliata deve arrivare da ogni parte d´Italia
MARCO MAROZZI

ROMA - «Unità nazionale». Difendendo la Costituzione con un no al referendum. Romano Prodi celebra così la Resistenza. Collegando passato e futuro. «Questo 25 aprile - dice - rammenta a tutti noi anche l´urgenza di difendere la Costituzione». E lancia un appello. «E´ importante ricordare in questa giornata che la partecipazione popolare al prossimo referendum sia la più ampia possibile e che il no alla sbagliata riforma costituzionale della destra arrivi da ogni parte d´Italia«.
Subito dalla Casa delle Libertà si alzano attacchi al collegamento fra Liberazione e referendum contro la devolution, tra due mesi esatti, domenica 25 giugno dovrebbe decidere domani il Consiglio dei Ministri. Polemiche su cui Prodi riversa solo una battuta, durissima. «C´è chi ama la Costituzione e chi non la ama» dice a sera, uscendo dagli uffici di Piazza SS.Apostoli. Accusa a chi lo accusa.
Sarà anche una Festa della Costituzione quella a cui il Professore ha scelto di partecipare. Oggi pomeriggio, a Milano. Attesi in centomila, lui entrerà nel corteo in Piazza San Babila. Roma-Milano, andata e ritorno. Primo atto pubblico da presidente del Consiglio in pectore. Svolta marcata dai tempi di Silvio Berlusconi e delle sue assenze.
Giornata di lotta e di governo. Prodi il senso della sua scelta lo ha spiegato con un messaggio sul proprio sito web. «La riforma costituzionale che la destra ha portato a conclusione senza un confronto parlamentare stravolge il senso del lavoro della costituente del 1947 che seppe far prevalere l´interesse generale su quello delle parti e il bene di tutti sulle divisioni ideologiche». E parlando ai «giovani» da Radio Italia spiega: «Il 25 aprile non è un fatto che si piazza nel passato e non lascia conseguenze».
«Oggi, come allora, - scrive Prodi - il senso della parola libertà deve essere un simbolo di fratellanza e di pace, non di lotta politica contro qualcuno. E dobbiamo essere degni di quanto abbiamo ricevuto dai nostri padri: l´Italia, un ´nuovo´ Paese». La «buona battaglia» di 60 anni fa diventa lo scenario per il futuro. Con quel «nuovo» che chiude il messaggio.
Un solo nome compare, quello del capo dello Stato. Come simbolo, garante dell´«unità nazionale». «E´ nell´unità nazionale - afferma il leader dell´Unione - che festeggiamo, proprio come allora, il bene supremo della democrazia. Per questo occorre una memoria che unisca e non divida. Una memoria che guarda al futuro, non alle recriminazioni e agli odii del passato». «E´ questo - scrive Prodi - il significato di una festa che, come tante volte ci ha ricordato il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, scandisce e scandirà per sempre la vita della Repubblica nata dalla lotta di Resistenza».
Dal presidente ai giovani, «con una raccomandazione» in una linea unica. «Non lasciatevi portare via la storia. Essa vi appartiene. Non lasciate che il sacrificio di chi ha vissuto prima di voi pensando anche a voi, venga dimenticato. Abituatevi a pensare all´Italia come alla Patria, leggete la costituzione repubblicana nella sua forza e nella sua indiscutibile attualità, scoprite il valore delle istituzioni democratiche che tutelano i nostri doveri e i nostri diritti, la libertà nostra e quella degli altri, anche di coloro che a quella lotta di Liberazione non presero parte».
«Memoria che unisca». Ma impegno netto. «Il 25 aprile e la Costituzione sono prioritari per la nostra Italia» dice Prodi alla radio. «Non ritengo la Costituzione immutabile, il mondo cambia. Ma per adattarla ai mutamenti ci vuole la partecipazione di tutte le forze politiche. Non una riforma strumentale che serviva a un governo e non al Paese. Guai ad usare la Costituzione come strumento di divisione».

ROMA - «Unità nazionale». Difendendo la Costituzione con un no al referendum. Romano Prodi celebra così la Resistenza. Collegando passato e futuro. «Questo 25 aprile - dice - rammenta a tutti noi anche l´urgenza di difendere la Costituzione». E lancia un appello. «E´ importante ricordare in questa giornata che la partecipazione popolare al prossimo referendum sia la più ampia possibile e che il no alla sbagliata riforma costituzionale della destra arrivi da ogni parte d´Italia«.
Subito dalla Casa delle Libertà si alzano attacchi al collegamento fra Liberazione e referendum contro la devolution, tra due mesi esatti, domenica 25 giugno dovrebbe decidere domani il Consiglio dei Ministri. Polemiche su cui Prodi riversa solo una battuta, durissima. «C´è chi ama la Costituzione e chi non la ama» dice a sera, uscendo dagli uffici di Piazza SS.Apostoli. Accusa a chi lo accusa.
Sarà anche una Festa della Costituzione quella a cui il Professore ha scelto di partecipare. Oggi pomeriggio, a Milano. Attesi in centomila, lui entrerà nel corteo in Piazza San Babila. Roma-Milano, andata e ritorno. Primo atto pubblico da presidente del Consiglio in pectore. Svolta marcata dai tempi di Silvio Berlusconi e delle sue assenze.
Giornata di lotta e di governo. Prodi il senso della sua scelta lo ha spiegato con un messaggio sul proprio sito web. «La riforma costituzionale che la destra ha portato a conclusione senza un confronto parlamentare stravolge il senso del lavoro della costituente del 1947 che seppe far prevalere l´interesse generale su quello delle parti e il bene di tutti sulle divisioni ideologiche». E parlando ai «giovani» da Radio Italia spiega: «Il 25 aprile non è un fatto che si piazza nel passato e non lascia conseguenze».
«Oggi, come allora, - scrive Prodi - il senso della parola libertà deve essere un simbolo di fratellanza e di pace, non di lotta politica contro qualcuno. E dobbiamo essere degni di quanto abbiamo ricevuto dai nostri padri: l´Italia, un ´nuovo´ Paese». La «buona battaglia» di 60 anni fa diventa lo scenario per il futuro. Con quel «nuovo» che chiude il messaggio.
Un solo nome compare, quello del capo dello Stato. Come simbolo, garante dell´«unità nazionale». «E´ nell´unità nazionale - afferma il leader dell´Unione - che festeggiamo, proprio come allora, il bene supremo della democrazia. Per questo occorre una memoria che unisca e non divida. Una memoria che guarda al futuro, non alle recriminazioni e agli odii del passato». «E´ questo - scrive Prodi - il significato di una festa che, come tante volte ci ha ricordato il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, scandisce e scandirà per sempre la vita della Repubblica nata dalla lotta di Resistenza».
Dal presidente ai giovani, «con una raccomandazione» in una linea unica. «Non lasciatevi portare via la storia. Essa vi appartiene. Non lasciate che il sacrificio di chi ha vissuto prima di voi pensando anche a voi, venga dimenticato. Abituatevi a pensare all´Italia come alla Patria, leggete la costituzione repubblicana nella sua forza e nella sua indiscutibile attualità, scoprite il valore delle istituzioni democratiche che tutelano i nostri doveri e i nostri diritti, la libertà nostra e quella degli altri, anche di coloro che a quella lotta di Liberazione non presero parte».
«Memoria che unisca». Ma impegno netto. «Il 25 aprile e la Costituzione sono prioritari per la nostra Italia» dice Prodi alla radio. «Non ritengo la Costituzione immutabile, il mondo cambia. Ma per adattarla ai mutamenti ci vuole la partecipazione di tutte le forze politiche. Non una riforma strumentale che serviva a un governo e non al Paese. Guai ad usare la Costituzione come strumento di divisione».



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