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  Monday 2 October 2006 16:18:32  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
"Fiorello Cortiana" <fiorello.cortiana@rcm.inet.it>   "Fiorello Cortiana" <fiorello.cortiana@rcm.inet.it>
 
Subject:

Fwd: Re: [INNOVAZIONE] il lavoro che cambia

 
To:
l'Ulivo di Milano   l'Ulivo di Milano
club dell'ulivo   club dell'ulivo
 

----- Messaggio Originale -----

               lunedì 2 ottobre 2006 15.02.43
Bassa priorità Messaggio
Da:            "Fiorello Cortiana" <fiorello.cortiana@rcm.inet.it>
Oggetto:        Re: [INNOVAZIONE] il lavoro che cambia
A:             "Rosanna Tortorelli" <posta@rtortorelli.it>
Cc:            innovazione@perlulivo.it

 
LA CREATIVITA' IN RETE COME IMPRESA COGNITIVA COLLETTIVA

Bene ha fatto Franco Carlini a non fermarsi alla constatazione che la
questione dei "nullafacenti" sollevata da Pietro Ichino sia finita nel
nulla e,  partendo dalla "motivazione al lavoro", a proporre  una
riflessione più profonda sull'organizzazione della produzione che sta
cambiando insieme alla produzione e agli stessi prodotti.
E' possibile pensare che la motivazione in un lavoro manuale svolto ad una
catena, non costituisca un fattore decisivo per la quantità e la qualità
dei pezzi che da quella catena usciranno. Toccherà a sorveglianti e
capireparto esercitare un controllo sociale e tecnologico e agli operai
l'esercizio di conflitto sociale e rinegoziazione sindacale dei tempi,
piuttosto che l'incuria personale fino al sabotaggio. Nella situazione
odierna, dove la produzione di valore è sempre più immateriale, il lavoro
cognitivo e relazionale ha nella motivazione un fattore decisivo per la
sua qualità, quindi diventano centrali i fattori che creano un ambiente
normativo e di organizzazione del lavoro capaci di favorire motivazione e
capacità creativa. Se nel modello di produzione materiale/industriale
l'alienazione è il prodotto della riduzione a merce del lavoro umano, ma è
un problema dei lavoratori, nel modello di produzione creativa/cognitiva
che sta prendendo corpo l'alienazione diventa un problema per l'efficacia
del model
lo stesso.
Se oggi riconosciamo la questione della conoscenza come un diritto da
difendere e da esigere, se la riconosciamo come questione costitutiva e
non settoriale, se riteniamo necessaria una nuova alleanza tra la
dimensione biologica e quella antropologica, tra sapere e sapienza, ciò è
dovuto in particolare a quella rete inclusiva di apprendimento/produzione
costituita da hacker e smanettoni e dalla loro educazione alla libertà e
alla solidarietà. Proprio le esperienze e le comunità dei "pinguini" ci
segnalano la necessità di fare i conti con una nuova forma di produzione:
la conoscenza e la sua natura costitutiva dentro alla rete. Qui facciamo i
conti con la cultura e la pratica del dono e della condivisione, dell'uso
produttivo del tempo libero, così come lo sono gli spazi ed i luoghi
utilizzati per la produzione cognitiva. La cosa può suonare incredibile e
paradossale: l'attività cognitiva risulta produttiva proprio perché
sottratta all'organizzazione classica del lavoro.
Per raccapezzarci dobbiamo mutare il nostro approccio e il nostro bagaglio
culturale attraverso i quali definiamo il lavoro e la produzione di
valore.
Secondo Adam Smith "il lavoro è la misura reale del valore di scambio di
tutte le merci".
Nella teoria del valore, quindi, il lavoro è una misura, un metro, ma già
Marx, negli scritti filosofici, sosteneva l'impossibilità di misurare il
lavoro, in quanto esso è legato ad una esperienza soggettiva
incommensurabile. Si è così passati, per necessità, dalla misurazione del
lavoro a quella del tempo di lavoro, considerandole equivalenti. Questa
condizione/convenzione è strettamente legata alla modalità di produzione
industriale delle merci e alla sua evoluzione come produzione industriale
di massa. Dalla bottega artigianale all'officina, dalla fabbrica alla
catena di montaggio: i ritmi e i tempi di lavoro erano comunque legati al
tempo di produzione manifatturiera delle merci. Questo aspetto
quantitativo del tempo, come misura, non ci consente di apprezzare la
qualità del lavoro, tanto per l'intensità dello sforzo fisico, che esso
contiene, né per l'intensità del contenuto cognitivo. La natura del
lavoro, la natura della produzione, sono chiamate in causa in modo non
rinviabile dalla dimensione digita
le, con la sua pervasività, la sua interconnessione e la sua interazione.
L'innovazione tecnologica nell'era digitale interessa tanto il prodotto
quanto il processo. Tutti gli elementi di automazione e di robotizzazione
richiedono un investimento particolare nelle funzioni di gestione delle
procedure di comunicazione e di comando, la dimensione cognitiva del
lavoro diviene così centrale nella produzione di valore. Anche nei
processi di innovazione che interessano settori maturi occorre una
attività di servizio relazionale nella formazione del cliente, con un suo
diretto coinvolgimento nella definizione dell'innovazione che questi
processi implicano. Anche qui si rileva una modalità cooperativa nella
definizione della relazione domanda/offerta di innovazione. La stessa cosa
vale per la medicina, dove una partecipazione consapevole ed informata del
paziente ad una relazione cooperativa risultano più efficaci.  Quanta
condivisione della conoscenza c'è nell'Omeopatia? Nessuno dei suoi
preparati dispone di tutele brevettali, eppure questo sembra spiegarne
l'efficacia.
Il lavoro cognitivo mette in discussione i parametri quantitativi quali
quelli legati allo sforzo fisico e/o al tempo impiegato: entra in gioco la
dimensione soggettiva e la relazione tra sapere e sapienza che in essa si
è data. Inoltre è evidentemente esaltata la modalità concorsuale
collettiva nella produzione creativa del lavoro cognitivo, con processi di
relazione assolutamente diversi da quelli lineari della catena. Se anche
nella produzione dei manufatti della catena fordista il lavoro non era
meramente esecutivo, ma chiamava il lavoratore a valutazioni, adattamenti,
relazioni con altri, nella produzione cognitiva la discrezionalità e la
soggettività diventano l'elemento caratterizzante della attività
produttiva. Siamo in presenza di uno scarto individuale enorme, a fronte
di prescrizioni procedurali che pur si possono definire. La conoscenza e
la sua condivisione sono condizioni costitutive per la produzione di
valore cognitivo e prevedono l'apertura evolutiva a modalità e a codici
espressivi impreved
ibili: risulta perciò necessario operare scelte tecnologiche e normative
tali da non precludere futuro. Più che nel rispetto della prescrizione
occorre lavorare sull'inaspettato: l'errore diventa utile, persino
necessario, così come l'infrazione di procedure definite, proprio al fine
di sviluppare le soluzioni più efficaci. Il quadro normativo del mondo
manifatturiero, basato sulla scarsità delle materie prime, sulla
esclusività delle procedure di processo, quali i brevetti, sulla
ripetitività delle azioni, costringe e preclude futuro alla produzione
cognitiva. Se l'intero sistema normativo è basato sulla scarsità, sulla
garanzia di sicurezza per garantire l'esclusività, la trasgressione
diventa la condizione necessaria perché un sistema legato alla produzione
cognitiva possa definirsi.
E' più funzionale un quadro aperto che richieda dialogo e contaminazione
in luogo dell'esclusività, condizioni per la creatività in luogo della
ripetitività, modelli economici e commerciali basati sull'aumento
qualitativo e quantitativo del prodotto immateriale condiviso, in luogo
del suo consumo ed esaurimento. Gli esempi e le pratiche conseguenti
legati alle licenze GPL e ai Creative Commons sono in atto, così come
tutto il mondo costituito da interessi sociali, economici e scientifici
dell'omeopatia, che non vive, appunto, di brevetti posti sui principi
curativi dei propri preparati.  E' così chiaro che la finalità principale
del sistema industriale e di ricerca legato agli OGM risiede nella
brevettabilità delle sequenze geniche degli organismi modificati e nella
tutela delle licenze ad essi collegati. Ne sanno qualcosa gli agricoltori
danneggiati, via impollinazione, da inquinamento genetico delle proprie
colture, che si sono trovati coinvolti in contenziosi giudiziari per uso
illegittimo di organismi ge
neticamente modificati tutelati da brevetto. Oggi è la sanzione ciò che
attende i trasgressori di norme e procedure, al contrario, in un futuro
possibile, saranno standard aperti evolutivi e condivisi. Nel lavoro
cognitivo risulta straordinariamente produttivo condividere i "trucchi del
mestiere", invece di coltivarli come segreti, quindi occorrono modalità
operative e di relazione capaci di valorizzare la condivisione piuttosto
che la discrezione. L'accessibilità e la trasparenza relativi ai processi
di sviluppo delle soluzioni diventano cruciali rispetto al non detto e
alla non visibilità. II mondo non è conoscibile che in base a una certa
descrizione, proprio questa diventa oggetto di competizione, di contesa,
di concorrenza. Dagli agronomi agli ingegneri il controllo semiotico
diventa controllo sociale su/attraverso i processi di produzione. Così nel
mondo digitale se parliamo di algoritmi, di stringhe, di "modi" per
utilizzarli, come di alfabeti e di grammatiche digitali, ci rendiamo conto
della natura
costitutiva del conflitto sugli elementi della società della conoscenza.
La relazione che, nel corso del tempo, attraverso la descrizione
strutturata del lavoro, ha definito un rapporto di dominio, anche
simbolico, del sapere tecnico/scientifico sulla sapienza , nel mondo
digitale diviene una preclusione di possibili soluzioni a problemi e a
necessità oggi imprevedibili ed inaspettati. C'è una preclusione di futuro
laddove questa relazione descrittiva  diviene un controllo privato ed
esclusivo di standard e di protocolli del mondo digitale.  Dietro alle
soluzioni più efficaci tanto nell'innovazione di processo che di prodotto
nella società digitale, della conoscenza e dei servizi, vi è una
combinazione libera di potenzialità creative, di organizzazione del tempo
e dello spazio del lavoro cognitivo.  Questa libera combinazione richiede
modelli normativi e strutture organizzative basati sulla condivisione
della conoscenza, richiede di riconoscere la cooperazione in rete come
mente collettiva, come mente distri
buita, richiede di riconoscere la cooperazione come apprendimento
relazionale, con libertà di accesso, di espressione, di ricerca. Per
questo un sistema territoriale qualitativo: qualità dei servizi, qualità
sociale, qualità dell'ambiente, qualità delle infrastrutture ICT,
costituiscono una precondizione, un retroterra distrettuale necessario per
ogni possibile relazione con distretti virtuali definiti in rete. Per
questo è importante anche l'ambiente fisico nel quale uno lavora, la
libera organizzazione dei tempi, la possibilità di disporsi alle
suggestioni multidisciplinari.
 Occorrono garanzie costitutive per queste libertà, occorrono una
consapevolezza ed una cultura che le riconoscano come bisogni e che le
esigano come diritti. Altroché precarietà, per la flessibilità ci vuole un
Welfare  che coniughi la libertà di combinazione cognitiva su progetti con
la dignità del lavoro, tanto nell'accesso alla conoscenza quanto nelle
garanzie previdenziali e nell'incontro tra credito e creatività, qui dove
non esistono pratiche di venture capital. Nel lavoro cognitivo come è
possibile pensare di ridurre le "partite IVA" a lavoro nero camuffato? La
questione va ben oltre la tutela degli "atipici" messa in atto fino ad
oggi dal sindacato e richiede un adeguamento profondo.
Ann Mettler è la Direttrice Esecutiva del Lisbon Council for Economic
Competitiveness, il network non-profit  dedicato a fare dell'Europa " la
più competitiva e dinamica economia basata sulla conoscenza al mondo"
entro il 2010, come vuole l'obbiettivo dell'"Agenda di Lisbona" fissata
dall'Europa..   Ann  Mettler al Forum Internazionale annuale dell'IBM, ha
reso noto che il 70% dell'economia europea è oggi costituito dai servizi:
proviamo a pensare quanta comunicazione, quanta conoscenza, sia in termini
di relazioni sociali che di pervasività digitale, sono contenute in quel
70%.
A fronte di questa percentuale occorre osservare che il sistema normativo,
le procedure di rappresentanza e di negoziazione del mondo del lavoro, la
definizione stessa delle politiche pubbliche, sono ancora l'espressione di
un modello economico industriale manifatturiero. Non cambieranno da sole,
occorre che dalle filiere della qualità alimentare, alle comunità del
software libero e della condivisione della conoscenza un blocco sociale
dell'innovazione qualitativa prenda coscienza di sé e agisca. E' ciò che
in forme inedite e contraddittorie sta avvenendo.

                                                        Fiorello Cortiana



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