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  Saturday 3 November 2007 12:51:15  
From:
Alessandro Rizzo   Alessandro Rizzo
 
Subject:

Rilanciare le Biblioteche come accesso plurale alla conoscenza

 
To:
l'Unione di Milano Libro Bianco   l'Unione di Milano Libro Bianco
 
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Manifesto UNESCO per le biblioteche pubbliche.doc  Manifesto UNESCO per le biblioteche pubbliche.doc 30K
 
Rilanciare le Biblioteche come accesso plurale alla conoscenza
L'UNESCO ha redatto un Manifesto circa la funzione e la gestione delle biblioteche, come luogo di preservazione e di promozione della cultura, patrimonio che diventa internazionale, fortemente inalienabile, il cui accesso è diritto di tutte e di tutti senza discriminazione alcuna, senza distinzione alcuna, senza differenza alcuna nelle condizioni di utilizzo del patrimonio e del suo godimento.
A Milano si registra una situazione che direi essere totalmente antitetica allo spirito e alla filosofia di questo Manifesto, che definisce delle linee guida, di indirizzo generali e universali a cui attenersi se si vuole definire biblioteca uno spazio comune, pubblico, dove professionalità dei soggetti che elargiscono il servizio si commistiona con la possibilità dell'utenza, nella sua generalità e complessità, di poter reperire in questo spazio un confortevole luogo fisico di accesso libero e incondizionato ai saperi.
Perchè dico che Milano, il Comune, l'amministrazione attuale, non rispetta queste linee di indirizzo, questi principi insindacabili e assolutamente condivisibili grazie la forza dei principi espressi?
Vorrei esaminare, sviscerando il testo del Manifesto dell'UNESCO, punto per punto le situazioni di fatto che non corrispondono agli enunciati, che devono essere attuati se si vuole dare alla biblioteca nel suo complesso una funzione civica di promozione dei saperi e di stimolo alle creatività, allo studio, alla cultura personale che diventa fattore collettivo, forte base fondante di uno spirito comune e condiviso di crescita continua e permanente, nella conoscenza, nella formazione, nell'informazione, nella comuniazione.
Nel preambolo il Manifesto dell'UNESCO sul ruolo e la funzione delle biblioteche civiche dice espressamente:
"La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un'istruzione soddisfacente, così come da un accesso libero e senza limitazioni alla conoscenza al pensiero, alla cultura e all'informazione".
Ed è chiaramente annunciata la connessione imprescindibile intercorrente tra un'educazione che è in formazione, un'educazione che è in divenire con la crescita della persona, l'accesso al più alto livello e grado di istruzione, che deve essere garantito direttamente, il diritto allo studio, e dall'altra parte, indirettamente, la disponibilità di risorse pubbliche che possano creare canali di formazione permanente e di accesso ai saperi, alla cultura.
Io credo che sia assolutamente lacunosa e fallimentare la direzione politica amministrativa in questo ambito e nel precipuo caso dell'accessibilità ai luoghi di sapere e di conoscenza, in quanto la situazione attuale che vive la città di Milano è quella di un'assenza di un criterio omogeneo di gestione degli orari e del servizio su tutta la metropoli; riguarda l'assenza di una rete che possa mettere in comunicazione i diversi distretti bibliotecari della provincia con quelli della città; la mancanza di personale aggiuntivo pubblico che possa garantire un'apertura adeguata e prolungata del servizio, pur, dico pur, essendoci le condizioni per aumentare l'organico professionale, attingendo, grazie alla legge finanziaria 2007, secondo la quale le graduatorie del 2002 possono essere considerate nuovamente vigenti e legittime per attingere, da parte delle amministrazioni pubbliche, nuovo personale.
Il Manifesto prosegue nel preambolo con la seguente definizione:
"La biblioteca pubblica, via di accesso locale alla conoscenza, costituisce una condizione essenziale per l'apprendimento permanente, l'indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell'individuo e dei gruppi sociali".
Non si comprende come mai esista ancora nel regolamento delle biblioteche civiche di Milano la scriminante tra "utenti propri" e utenti "impropri", ossia, nell'ultima categoria, le studentesse e gli studenti che accedono giustamente allo spazio bibliotecario perchè luogo e via di accesso locale alla conoscenza per l'apprendimento permanente. E' una discriminante, questa, che vige da anni e che deve essere assolutamente superata, abrogata, elusa, se si pensa a un rilancio funzionale delle biblioteche corrispondente a quello che in altri contesti urbani, Roma in primis, dove il Comune ha investito diversi capitoli di spesa per la valorizzazione del patrimonio bibliotecario generale e civico, è ormai divenuta prassi amministrativa e politica gestionale: mi riferisco alla biblioteca come luogo polifunzionale, attinente al contesto e alla funzione di "spazio dove poter accedere liberamente alla conoscenza", di contaminazione educativa, culturale, artistica dove si forma la coscienza civica plurale e la conoscenza universale della persona e della collettività. Non esiste utenza impropria in quanto esiste uno spazio di accesso libero ai saperi che, per sua concezione, è universale, deve essere universale e indiscriminatamente garantito: esiste una dichiarazione internazonale dove si delineano principi generali e universali che registrano la cultura e il suo apprendimento libero e autonomo come diritti inalienabili e universali dell'essere umano. Questo è in parte, dico solo in parte, garantito a Milano: per diversi motivi possiamo dire che questo sviluppo funzionale dei centri civici bibliotecari, in città, è totalmente evaso dall'amministrazione pubblica. Occorre registrare un impegno nuovo e diverso, alternativo, di politiche di rilancio delle biblioteche come luoghi permamenti di formazione, comunicazione, informazione, conoscenza plurale, elargizione di cultura.
La totale illegittimità della disposizione discriminatoria "utenza impropria" viene evidenziata se si considera nel Manifesto questa dizione:
"I servizi della biblioteca pubblica sono forniti sulla base dell'uguaglianza di accesso per tutti, senza distinzione di età, razza, sesso, religione, nazionalità, lingua o condizione sociale".
Nello stesso Manifesto possiamo evincere i capisaldi delle linee guida, già attivate in diversi contesti comunali, ripeto in primis il Comune di Roma, per una nuova funzione aggiornata e rilanciata, rifondata, delle biblioteche civiche milanesi e del loro futuro gestionale, della filosofia della loro funzione attuale nel contesto pubblico urbano:
3. offrire opportunità per lo sviluppo creativo della persona;
4. stimolare l'immaginazione e la creatività di ragazzi e giovani:
5. promuovere la consapevolezza dell'eredità culturale, l'apprezzamento delle arti, la comprensione delle scoperte e innovazioni scientifiche;
6. dare accesso alle espressioni culturali di tutte le arti rappresentabili;
7. incoraggiare il dialogo interculturale e proteggere la diversità culturale.
E questi punti precisi e specificati, che evidenziano le funzioni della biblioteca civica e pubblica, che io penso debba essere amministrata nelle sue attività, nelle proposte che riguardano le iniziative che in tale contesto, ripeto PUBBLICO e non SINGOLO E PRIVATO, quindi non autoreferenzialmente amministrato, devono trovare spazio ed espressione in nome di quel principio guida che è espresso nel manifesto dell'UNESCO al punto numero 3, 4 e 5 soprattutto, ossia al concetto per cui la biblioteca deve trovare nella partecipazione e nella condivisione pubblica alle proposte che ineriscono queste funzioni la propria identità, che non è quella di dare disponibilità di utilizzo dei libri, funzione importante, ma sterile e alquanto inadeguata se rimane unica e isolata, direi soprattutto insufficiente nella sua portata, alquanto anacronistica nel tempo, date esigenze nuove sorte e dovute allo sviluppo di nuove arti e nuovi canali di formazione e conoscenza, con lo sviluppo soprattutto delle nuove tecnologie e con lo sviluppo di nuovi contesti sociali che creano nuove sociologie urbane, nuovi visioni di cittadinanza culturale, nuove richieste aggiuntive di cultura e di saperi.
"I servizi devono essere fisicamente accessibili a tutti i membri della comunità. Ciò comporta una buona localizzazione degli edifici, attrezzature adatte per la lettura e lo studio, le tecnologie necessarie e orari di apertura sufficienti e comodi per gli utenti. Analogamente comporta servizi esterni per coloro che non sono in grado di frequentare la biblioteca".
Non è altro che confermativa questa definizione del principio espresso precedentemente, ossia l'esigenza di un magigore investimento strutturale che aumenti in quantità e in qualità il servizio pubblico bibliotecario attualmente presente a Milano. Io penso anche come sia inadeguata per una città dalla molteplicità delle espressioni culturali e delle esigenze sociali di arte e di accesso ai saperi l'attuale rete di servizi bibliotecari, dove non esiste ancora una Biblioteca Europea civica, dove non esiste un'uniformità dei criteri di elargizione dei servizi bibliotecari, dove ancora permangono strutture che non sono funzionali alle nuove richieste di cultura, dove esistono zone che non sono beneficiate da strutture bibliotecarie, mi sovviene, per quanto riguarda la circoscrizione di cui sono consigliere di zona, la parte relativa al quartiere di Via Mecenate, Salomone, oppure al nuovo insediamento di Santa Giulia. Esiste in quantità e in qualità un'inefficenza strutturale e amministrativa di questo servizio che deve essere realmente percepito come fondamentale nella cultura pubblica e civica attuale, dove l'esigenza di cultura e di conoscenza, di formazione permanente diventa capitolo di uno stato sociale moderno, che integri nuovi diritti che sono fondamentali per l'essere umano, che diventano imprescindibili per la crescita della persona e della collettiva, in un contesto comunitario e plurale, complesso.
Riproviamo a rilanciare questi concetti e a renderli attuativi a livello pubblico amministrativo a Milano? Direi che è necessario se si vuole promuovere Milano come città della cultura e dei saperi, la cui domanda cresce negli strati sociali e generazionali differenti che compongono un mosaico multiculturale e sempre più variegato della nostra sociologia urbana attuale.
Segue, in allegato, il testo del Manifesto delle Biblioteche civiche emesso dall'UNESCO.
Alessandro Rizzo



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