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  Monday 5 March 2007 01:01:03  
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Tuttoscuola <mailing.lista2@tuttoscuola.com>   Tuttoscuola <mailing.lista2@tuttoscuola.com>
 
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TuttoscuolaNEWS n. 282

 
To:
CODINF   CODINF
 
Notizie, commenti e indiscrezioni sul mondo della scuola.
La newsletter settimanale di Tuttoscuola, la rivista per
insegnanti, genitori e studenti.

http://www.tuttoscuola.com 

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N. 282, 5 marzo 2007


SOMMARIO

1.   Da  16  anni  l'istruzione  conta  sempre  meno  nelle  priorita'
dell'Italia
2. Se contasse come prima, oggi  si  investirebbero  in  istruzione  4
miliardi in piu' all'anno
3. Fioroni: per la scuola “e' l'ora del rilancio e dell'investimento”
4. Prodi: rilanciare la formazione tecnica superiore

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le altre notizie di TuttoscuolaFOCUS n. 184/282:

- Errani incontra Fioroni: gli emendamenti spiazzano le Regioni
- Il Master Plan deve trovare un percorso attuativo sicuro
- Aprea, Bastico, Fioroni. Spirano venti bipartisan per la scuola?
- Ma le sinistre sono tre
- Se i bulli sono i genitori…
- Via la tassa rifiuti e il pagamento dei supplenti dai bilanci  delle
scuole
- Adesso e' certo. Il tutor non c'e' piu'. Per tutti?

Per consultare TuttoscuolaFOCUS clicca qui:
http://www.tuttoscuola.com/focus

Notizie on line su tuttoscuola.com:
- Solo i docenti sono anziani?
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1.   Da  16  anni  l'istruzione  conta  sempre  meno  nelle  priorita'
dell'Italia

“E'  grave  non  capire  la  correlazione  tra  scuola  e  performance
economica di un Paese”.
Lo ha detto in questi giorni il presidente del Consiglio Romano Prodi.
Eppure sembra proprio l'errore in cui e' incorsa l'Italia negli ultimi
16 anni (almeno), durante i quali il tasso di crescita della spesa per
l'istruzione (+73%) e' stato inferiore a quello della  spesa  pubblica
totale (+84%). E nettamente  piu'  basso  riguardo  ad  altri  settori
(Difesa +111%, Sanita' +122%, Protezione sociale +127%).
Se la spesa per scuola e formazione fosse cresciuta in questo arco  di
tempo secondo la media della spesa pubblica totale, oggi ci  sarebbero
oltre 4 miliardi di euro di risorse aggiuntive per  l'istruzione  ogni
anno.
I  dati,  rielaborati  da  Tuttoscuola,  si  ricavano  da  uno  studio
dell'Istat, che nelle sequenze  numeriche  di  sedici  anni  di  spesa
pubblica (dal 1990 al 2005) ha fotografato i  cambiamenti  del  nostro
Paese. Con risultati in alcuni casi  sorprendenti  su  come  lo  Stato
spende i suoi soldi.
L'indagine statistica riporta in milioni di euro  le  spese  sostenute
dalle Amministrazione pubbliche per le  principali  funzioni  (servizi
generali,    difesa,   ordine   pubblico,  protezione  dell'ambiente,
istruzione, salute, protezione sociale, ecc.).
Dunque l'istruzione, che pure partiva in Italia da  un  grave  deficit
rispetto alle risorse ad  essa  destinate  dai  principali  paesi,  in
questi anni ha perso terreno nelle scelte di investimento  del  nostro
Paese.
Viene da fare una domanda: ma il Paese lo  voleva?  C'era  questo  nel
mandato degli elettori delle tante votazioni  politiche  degli  ultimi
tre lustri?

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2. Se contasse come prima, oggi  si  investirebbero  in  istruzione  4
miliardi in piu' all'anno

Vediamo    i   dati   piu'  in  dettaglio  (le  tabelle  e  ulteriori
approfondimenti sono consultabili su http://www.tuttoscuola.com ).
Dal 1990 al 2005 la spesa  pubblica  globale  e'  passata  da  373.503
milioni di euro a 687.291 (ovviamente  l'aumento  ha  risentito  anche
dell'inflazione), con un incremento complessivo dell'84%.
La spesa per l'istruzione e' cresciuta meno (i 38.355 milioni di  euro
del 1990 sono diventati  66.365  nel  2005),  facendo  registrare  una
crescita del 73% (minor aumento nella prima meta' degli anni '90,  poi
incrementi quasi  al  passo  della  spesa  globale,  senza  pero'  che
l'istruzione recuperasse sulle spese complessive).
L'incidenza della spesa per l'istruzione sulla spesa  pubblica  totale
si e' cosi' ridotta dal 10,3% del '90 al 9,7% del 2005: -0,6%.  Sembra
poco, ma se si fosse mantenuta la percentuale di 16 anni fa,  oggi  si
destinerebbero  all'istruzione  ben  4,2  miliardi  di  euro  in  piu'
all'anno (figurarsi se la si fosse aumentata, come tanti  auspicavano,
e come era affermato nei programmi elettorali di quasi tutte le  forze
politiche).
E con 4,2 miliardi di euro all'anno in piu' si  potrebbero  migliorare
le strutture di tante scuole, promuovere iniziative  di  formazione  e
aggiornamento piu' ambiziose, magari per  combattere  meglio  fenomeni
dagli alti costi sociali come il bullismo o l'abbandono scolastico.  E
poi premiare significativamente gli  operatori  scolastici  che  danno
qualcosa in piu', e cosi' via con altre misure che  concorrerebbero  a
risollevare – almeno parzialmente – la scuola,  che  come  ricorda  il
premier-professore Prodi, e' decisiva anche per  le  sorti  economiche
dell'Italia.
E invece no, sembra proprio che da 16 anni l'istruzione non sia la tra
le prime preoccupazioni del nostro Paese.
Per dare un'idea di quello che poteva significare mantenere  invariata
l'incidenza della spesa per l'istruzione sulla spesa pubblica  totale,
basti considerare che gli stanziamenti per il funzionamento  didattico
e amministrativo e i fondi per l'autonomia degli  istituti  scolastici
sono passati dai 590 milioni di euro del 2001 ai 303 del 2006  (-49%).
Una riduzione che ha messo in ginocchio le scuole, come raccontano  le
cronache di questi giorni. Ma che rappresenta solo una  piccola  quota
di quei 4.200 milioni di euro  “sottratti”  all'istruzione  a  seguito
delle scelte di politica  economica,  che  l'hanno  vista  retrocedere
nella scala delle priorita' del Paese.

L'intero studio e' pubblicato su http://www.tuttoscuola.com
Oltre    ai   dati  sull'andamento  di  crescita  delle  spese  delle
Amministrazioni pubbliche nel periodo  1990-2005  (per  funzioni),  la
ricerca contiene approfondimenti su:
- Come e' calata l'incidenza sul PIL per l'istruzione dal 1990 al 2005
- I costi del personale superano il 92% della spesa per  l'istruzione.
Molto meglio di 16 anni fa

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3. Fioroni: per la scuola “e' l'ora del rilancio e dell'investimento”

“I dati di Tuttoscuola - ha  dichiarato  il  ministro  della  pubblica
istruzione Giuseppe Fioroni all'Ansa - meritano un  approfondimento  e
una    riflessione.   Tutti  siamo  consapevoli  della  necessita'  di
razionalizzare la spesa evitando  sprechi  e  sperperi,  un'operazione
gia' avviata e compiuta con la Finanziaria. Ma ora -  ha  aggiunto  il
ministro - e'  necessario  affiancare  a  questo  percorso  quello  di
rilancio e investimento”.
Fioroni - che sarebbe intenzionato a  portare  i  dati  della  ricerca
anche all'attenzione del consiglio dei ministri - ha quindi reso  noto
di aver gia' avviato un tavolo congiunto con il ministero  del  tesoro
per analizzare costi e investimenti del comparto scuola.
“I dati di Tuttoscuola - ha osservato ancora il ministro - offrono  un
ulteriore spunto di riflessione soprattutto quando ci ricordano che da
sedici anni la spesa per  l'istruzione  e'  in  caduta  libera  ed  e'
diventata fanalino  di  coda  delle  scelte  strategiche  dell'Italia.
Avendo poi messo proprio la scuola al secondo posto tra  le  priorita'
dell'azione di governo, credo - ha concluso il ministro - che  dovremo
essere conseguenti anche nella destinazione delle risorse”.
Cosa devono aspettarsi a questo punto i  docenti?  Tuttoscuola  lo  ha
chiesto proprio al ministro Fioroni, che apre sull'equiparazione degli
stipendi    agli   standard  europei,  gia'  prevista  nel  programma
dell'Unione: “la scuola ha necessita' - e' la risposta del ministro al
nostro giornale - di  nuove  risorse  per  rendere  piu'  efficace  ed
efficiente il  proprio  servizio  a  partire  dai  docenti,  che  sono
professionisti che devono  poter  essere  retribuiti  come  nel  resto
d'Europa”.

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4. Prodi: rilanciare la formazione tecnica superiore

Il presidente del  Consiglio  Romano  Prodi  ha  concluso  l'affollato
(oltre    400    partecipanti)   seminario   internazionale  dell'ADI
(Associazione Docenti Italiani http://www.adiscuola.it), organizzato a
Bologna il 2 e 3 marzo, tornando su una  sua  antica  convinzione,  la
necessita' per il nostro Paese di dotarsi di un  organico  sistema  di
formazione tecnica superiore, parallelo a  quello  universitario,  per
vincere la sfida dello sviluppo economico e della competizione.
Prodi ha ricordato  (riportiamo  in  allegato  il  discorso  integrale
http://www.tuttoscuola.com/ts_news_282-1.doc,    ripreso   dal   sito
dell'Adi) che quasi tutti i Paesi europei dispongono di un sistema  di
alta formazione tecnico professionale di questo tipo, e che il decreto
legge sulle liberalizzazioni prevede questo percorso, con il  nome  di
“Istituti tecnici superiori”.
I precedenti tentativi di  andare  in  questa  direzione  sono  finora
falliti uno dopo l'altro: il  primo  fu  fatto  nel  1970,  quando  fu
avviata la sperimentazione di percorsi biennali per  “superperiti”  in
sette istituti tecnici, iniziativa subito  bloccata  dalla  Corte  dei
Conti che contesto' la legittimita' della  spesa.  Anche  il  progetto
Brocca (1988-1994) prevedeva  una  fascia  post-secondaria,  mai  resa
operativa neppure a livello sperimentale. Verso  la  fine  degli  anni
novanta    (ministro   Berlinguer)  furono  istituiti  i  corsi  IFTS
(Istruzione e  formazione  tecnica  superiore)  con  un  complicato  e
instabile meccanismo di  partnership  tra  scuole,  universita',  enti
locali e centri di formazione professionale che ha  impedito  il  loro
decollo in termini strategici. Successivamente, nel corso del 2003, il
ministro Moratti costitui' un gruppo di lavoro,  presieduto  dal  capo
Dipartimento Pasquale Capo e coordinato da  Gian  Carlo  Zuccon,  gia'
coordinatore della prima fase della commissione Brocca, con il compito
di promuovere, partendo da una quindicina di sedi, una rete  nazionale
di 60 istituti superiori  aventi  finalita'  e  ordinamento  speciali,
denominati “Istituti Superiori  Sperimentali  di  Tecnologia”  (ISST).
Tentativo anch'esso bloccato, a distanza di pochi mesi, dalla mancanza
di certezze organizzative e finanziarie.
Insomma, per poter funzionare efficacemente, e non essere  una  stanca
replica degli IFTS, gli “Istituti  tecnici  superiori”  auspicati  dal
presidente Prodi dovrebbero disporre in modo stabile  e  garantito  di
quelle risorse umane,  finanziarie,  tecniche  e  strumentali  la  cui
carenza, insieme alla confusione delle  competenze  istituzionali,  ha
finora vanificato tutti i tentativi di costruire  in  Italia  un  vero
sistema di istruzione tecnica superione a carattere non accademico.
Comunque non appaiono  chiari  al  momento  la  tipologia  di  offerta
formativa che gli istituti dovranno garantire, non esistendo  ad  oggi
tali entita', e il rapporto di tali poli  con  il  centro  polivalente
denominato “Campus” o “Polo Formativo”previsto dall'art. 2,  comma  15
del Dlgs 226/05.

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- Settimana della cultura scientifica e tecnologica
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