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  Monday 19 March 2007 01:01:04  
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Tuttoscuola <mailing.lista2@tuttoscuola.com>   Tuttoscuola <mailing.lista2@tuttoscuola.com>
 
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TuttoscuolaNEWS n. 284

 
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Notizie, commenti e indiscrezioni sul mondo della scuola.
La newsletter settimanale di Tuttoscuola, la rivista per
insegnanti, genitori e studenti.

http://www.tuttoscuola.com 

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N. 284, 19 marzo 2007


SOMMARIO

1. Partiti di lotta e di governo. Che confusione
2. Bullismo e dintorni/1. Tolleranza (quasi) zero
3. Senza frequenza continua degli studenti l'istituto privato perde la
parita'
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le altre notizie di TuttoscuolaFOCUS n. 186/284:

- Piu' soldi per la scuola? Si' pero'…
- Bullismo e dintorni/2. In Germania fanno cosi'
- Bullismo e dintorni/3. Ma perche' si parla solo della “non scuola”?
- Il modello Milano puo' aiutare a superare l'emergenza tempo pieno
- Gli 83 posti concessi dal ministro attenuano la  protesta  bolognese
per il tempo pieno
- Master Plan: il 28 marzo l'incontro Fioroni-Regioni
-    Rapporto   Stato   e  Regioni:  strumento  per  incoraggiare  la
partecipazione dei cittadini

Per consultare TuttoscuolaFOCUS clicca qui:
http://www.tuttoscuola.com/focus

Notizie on line su tuttoscuola.com:
- Dopo Cernobbio, il ministro Fioroni ha ragione di sperare
- Ma un santo patrono la scuola ce l'ha gia'
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1. Partiti di lotta e di governo. Che confusione

La formula del “partito di lotta e di governo” fu adottata  in  Italia
negli   anni  settanta,  nell'ambito  della  marcia  di  avvicinamento
dell'allora PCI a funzioni di  governo,  o  meglio  di  coinvolgimento
istituzionale   e  politico  di  quel  partito  in  importanti  scelte
riguardanti il  destino  del  Paese.  Motivazioni  alte,  dunque,  che
condussero in parte, fra l'altro, ad una linea  di  moderazione  nella
politica    sociale   e  sindacale,  all'insegna  della  “austerity”.
L'accento, insomma, sembrava cadere piu' sul governo che sulla lotta.
Il contrario sotto certi aspetti sembra accadere ora. Dopo  l'annuncio
della partecipazione del segretario del  PRC,  Franco  Giordano,  allo
sciopero  indetto  dai  sindacati  confederali  della  scuola  per  il
prossimo   16  aprile,  a  sostegno  del  nuovo  contratto,  anche  il
presidente della  commissione  cultura  della  Camera,  Pietro  Folena
(compagno    di    partito   di   Giordano),  ha  deciso  di  aderire
all'iniziativa.    Con   quali   motivazioni,  essendo  anche  Folena
espressione della maggioranza di governo?
“Stiamo  ancora  attendendo  di  capire  come  gli  impegni  presi  in
finanziaria contro il precariato verranno mantenuti”,  spiega  Folena,
che denuncia il calo degli  investimenti  per  la  scuola  e  dichiara
apertamente che “l'impegno del governo appare per ora insufficiente su
quello che invece dovrebbe essere il terreno piu' importante della sua
azione”.
Un discorso che non e' certamente di appoggio al governo, ed  ha  anzi
un evidente sapore di “lotta” contro di  esso,  o  almeno  contro  una
parte di esso, quella che fa capo al rigorista ministro dell'Economia,
Padoa-Schioppa. Che riceve invece l'approvazione del governatore della
Banca d'Italia, della Commissione europea e delle principali autorita'
monetarie internazionali. Una situazione confusa, in cui  i  ruoli  di
governo e di opposizione si confondono.  I  sindacati  fanno  il  loro
mestiere, che e' anche quello di “lottare” nell'interesse della  parte
sociale che rappresentano, ma non spetterebbe a chi sta al governo  di
fare la sintesi,  stabilire  le  priorita'  ed  assumersi  le  proprie
responsabilita' senza fare due parti in commedia?

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2. Bullismo e dintorni/1. Tolleranza (quasi) zero

Per vietare agli studenti di  usare  i  telefoni  cellulari  a  scuola
bastano atti amministrativi e delibere dei consigli di istituto,  dice
il ministro Fioroni, ma per impedire loro di portarli materialmente  a
scuola ci vorrebbe una legge. Altrimenti il preside  o  il  professore
che sequestrano gli apparecchi rischiano  denunce  per  appropriazione
indebita,  abuso  d'ufficio  e  altre  fattispecie  di  reato  scovate
dall'inesauribile    fantasia  degli  azzeccagarbugli,  mobilitati  da
genitori apprensivi, o iperprotettivi, o semplicemente prepotenti.
Da un punto di vista legale probabilmente (la materia e'  spinosa)  il
ministro ha  ragione,  e  con  lui  l'on.  Alba  Sasso  (DS)  e  altri
parlamentari di diverso orientamento politico che  hanno  sottoscritto
proposte di legge in materia. Ma il problema di fondo in Italia e'  un
altro,    come   risulta  da  varie  indagini  sociologiche  e  anche
giornalistiche, perche' cio' che e' in crisi profonda in Italia, e' il
prestigio sociale dell'istituzione scuola, la sua  autorevolezza  agli
occhi degli studenti e prima ancora dei loro genitori.
Per rilegittimare il ruolo istituzionale della  scuola  non  serve,  o
meglio non basta una legge. Occorrerebbe un'iniziativa convergente  di
tutti    gli    interessati    (insegnanti,   genitori,   pubbliche
amministrazioni,    magistratura,   forze  di  sicurezza),  sostenuta
dall'intera classe politica, o dalla sua grande maggioranza (negli USA
l'ultima grande legge sulla scuola, “No Child Left  Behind”  e'  stata
approvata nel 2001 dal 90% dei  membri  del  Senato).  Occorre  ridare
“senso” all'apprendimento scolastico,  come  richiesto,  per  fortuna,
anche da  una  parte  degli  studenti,  ma  per  fare  questo  occorre
ammodernarlo e renderlo stimolante utilizzando a fini educativi  anche
le novita' tecnologiche.
La  scuola  deve  risalire  nella  scala  dei  valori.  Altrimenti  ad
arginarne la crisi non basteranno ne' il “decalogo” varato nei  giorni
scorsi    dal    ministro    Fioroni    (
http://www.tuttoscuola.com/ts_news_284-1.doc ), ne' il pugno di  ferro
di qualche preside “sceriffo” come quello ben descritto nell'inchiesta
di “Repubblica” (17 marzo), e neppure una legge che  vieti  l'ingresso
di cellulari, videogiochi  portatili,  palmari,  ipod,  microcamere  e
quant'altro sara' prodotto dall'industria dei gadget tecnologici.

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3. Senza frequenza continua degli studenti l'istituto privato perde la
parita'

Un istituto paritario di  Milano,  tecnico  industriale  ad  indirizzo
informatico, tra gli studenti del quinto anno, prossimi  all'esame  di
Stato, ne aveva la meta' (28) con una frequenza durante l'intero  anno
scolastico di tre o quattro giorni al massimo.
L'accertamento, effettuato a  seguito  di  visita  ispettiva  disposta
dall'Amministrazione scolastica  nel  maggio  scorso,  ha  indotto  il
direttore generale dell'ufficio scolastico regionale della Lombardia a
disporre la revoca della parita'.
Ne e' nato un lungo e complesso contenzioso che, alla fine,  e'  stato
portato davanti al TAR della Lombardia, sede  di  Milano,  che  si  e'
pronunciato   in  via  definitiva  (sentenza  350/2007),  dando  torto
all'istituto che ha perso, in tal  modo,  definitivamente  la  parita'
(con la conseguenza di non potere rilasciare titoli di studio ed avere
al proprio interno commissioni per l'esame di maturita').
E' interessante il principio riconosciuto dalla motivazione  del  Tar,
secondo cui “possono essere definite  “scuole”  le  istituzioni  nelle
quali la frequenza costante alle lezioni  da  parte  degli  alunni  si
caratterizza quale circostanza normale del processo educativo, dovendo
l'attivita' didattica avere per forza di  cose  carattere  “frontale”,
non potendo assurgere al rango di “scuola” (ma dovendo  essere  semmai
considerata una mera  organizzatrice  di  attivita'  di  preparazione)
un'istituzione nella quale gli alunni, o  gran  parte  di  essi,  sono
ordinariamente assenti dalle lezioni”.
Il Tar ha, dunque, affermato che una scuola che aspira alla parita' (e
quindi a concorrere a formare il sistema nazionale di istruzione) deve
porre la continua partecipazione alle lezioni quale proprio  carattere
imprescindibile (come peraltro previsto dal DPR 249/1998 relativo allo
statuto degli studenti della scuola secondaria).
Nel segno della lotta ai diplomifici.

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Ed ecco le altre notizie di TuttoscuolaFOCUS n.186/284:

- Piu' soldi per la scuola? Si' pero'…
- Bullismo e dintorni/2. In Germania fanno cosi'
- Bullismo e dintorni/3. Ma perche' si parla solo della “non scuola”?
- Il modello Milano puo' aiutare a superare l'emergenza tempo pieno
- Gli 83 posti concessi dal ministro attenuano la  protesta  bolognese
per il tempo pieno
- Master Plan: il 28 marzo l'incontro Fioroni-Regioni
-    Rapporto   Stato   e  Regioni:  strumento  per  incoraggiare  la
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- ENAM - Corsi di studio all'estero
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