Il Portello

La fabbrica e la produzione dell’Alfa Romeo a Milano

di Valter Molinaro

prefazione


  CENNI SULLE ORIGINI DELL'INDUSTRIALIZZAZIONE IN LOMBARDIA
  MILANO E L'INDUSTRIALIZZAZIONE
  L'AUTOMOBILE, REALTÀ INDUSTRIALE E MITO DI MASSA
La fabbrica e la produzione dell’Alfa Romeo a Milano LE ORIGINI DELL'A.L.F.A. (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili)
  DALLA RICONVERSIONE POST-BELLICA ALL'INGRESSO NELL'I.R.I.
  IL PORTELLO, ORGOGLIO DEL REGIME
  RICOSTRUZIONE E DECLINO DEL PORTELLO
     

Ambiente e organizzazione del lavoro nelle officine del Portello

UNA FABBRICA ARTIGIANALE
     

Testo dell'articolo pubblicato dal Manifesto del 16 gennaio 1994

DAI FASTI DELLA GIULIETTA ALLA CHIUSURA
     

Convegno del 

L’ALFA ROMEO: QUALI PROSPETTIVE PRODUTTIVE E INDUSTRIALI

PDS sul lavoro

PREMESSA
  UNA CRISI ANNUNCIATA

Milano

 Novembre 1993

LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ALFA ROMEO
  LO SCIOGLIMENTO DELL'ALFA-LANCIA, IL RUOLO DEL GOVERNO, IL DEPAUPERAMENTO INDUSTRIALE

Testo della relazione

di Valter Molinaro

SCENARIO E STRATEGIE ANNUNCIATE DALLA FIAT
  UN POLO PRODUTTIVO E DI INNOVAZIONE DELL'AUTO IN LOMBARDIA

Non è retorico affermare che vi è uno stretto connubio e una immediata, quasi organica associazione tra il marchio Alfa Romeo ed il Portello, tra il prodotto prestigioso e di qualità ed il nome dello stabilimento che fu l'artefice, attraverso le sue maestranze, di quella sintesi.

Questa associazione è riscontrabile anche per altre realtà industriali, per rimanere in campo automobilistico possiamo ricordare ad esempio il Lingotto oppure Mirafiori, che però nascevano già come opifici progettati con una filosofia produttiva e organizzativa molto precisa; ed è questa la differenza di fondo con il Portello.

Infatti il lingotto, ad esempio, doveva essere lo stabilimento nel quale, in un unico immenso corpo di fabbrica articolato in cinque piani, venivano concentrati gli operai, gli impiegati, le direzioni e la presidenza della società nella convinzione che, in questo modo, apparisse chiara a tutti la convergenza di interessi tra datore di lavoro e lavoratori per la produzione di massa, il portello invece non è partito da un disegno preciso e si è evoluto nel tempo, condizionato di volta in volta dalle diverse situazioni e condizioni di mercato e dalle scelte produttive, mantenendo, con parziali variazioni , le condizioni originarie della organizzazione e qualità del lavoro, tanto che, almeno fino ai primi anni '50, la produzione automobilistica realizzata al Portello era ancora frutto dell'abilità e del "mestiere" di origine artigianale.

E' ascrivibile a questi elementi, cioè qualità del prodotto e unicità artigianale delle maestranze, oltre naturalmente alle prestigiose vittorie sportive, che l'Alfa Romeo ed il Portello diventano "leggenda e mito" nella produzione automobilistica che diverrà la produzione principale dell'Alfa soltanto dopo il secondo conflitto mondiale.

La polivalenza produttiva del Portello, nato come stabilimento per il montaggio di automobili, risale al primo decennio dell'attività industriale ed alla rapida espansione della fabbrica coincidente con la produzione di materiale bellico per la I° guerra mondiale.

E' appunto durante quel periodo che vengono realizzate la Fonderia di ghisa e acciaio, le Fucine ed i Trattamenti Termici che espanderanno considerevolmente le capacità produttive del Portello rendendo quindi necessaria la scelta, finita la I° guerra mondiale, verso nuovi campi produttivi.

Alterne furono le vicende economiche e societarie dei primi anni della azienda, che si assestarono con l'ingresso dell'Alfa Romeo all'I.R.I. nei primi anni '30, ed è in questa fase della storia dell'Alfa che la produzione automobilistica si limiterà ad essere destinata ad una clientela elitaria, mentre quasi tutte le risorse produttive saranno destinate alla produzione di motori aeronautici, dei quali l'Alfa divenne uno dei maggiori produttori nazionali, diventando strategicamente importante nella produzione bellica del regime fascista ed obiettivo dei bombardamenti alleati nella II° guerra mondiale.

Restò comunque sempre alta la partecipazione sportiva, densa di soddisfazioni.

Al Portello il reparto corse non smise mai di ricercare soluzioni tecniche sempre più avanzate, nei motori da competizione l'Alfa divenne imbattibile trasferendo poi quelle esperienze sulla produzione di automobili.

Tutti questi elementi fanno comprendere la solida base tecnica e progettuale che consentì la ricostruzione post bellica e la riconversione della fabbrica verso la produzione automobilistica degli anni '50.

il portello subì in quegli anni le trasformazioni più profonde legate alla trasformazione tayloristica nella produzione delle carrozzerie prima, 1950, e dei motori poi, 1956.

Parallelamente al boom economico degli anni '60, che assunse l'automobile come simbolo del benessere, inizia il declino del Portello con la scelta dell'Alfa Romeo di realizzare una nuova unità produttiva che sostituisse totalmente il Portello, ormai inglobato nella città e non adatto alla produzione in grande serie, concludendo così il lungo e originale ciclo storico di questa fabbrica che seppe resistere ai bombardamenti e alle devastazioni della guerra, ma non alla produzione di massa ed alla monofunzionalità produttiva.