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  Saturday 23 February 2008 10:27:00  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Ricordi dalla casa dei morti ed altri scritti (di Luciana Nissim Momigliano)

 
To:
Ebraismo   Ebraismo
 
Cc:
Polis   Polis
Cultura Donna   Cultura Donna
 
Informazioni, scheda libro e recensione tratti dal sito web della casa editrice Giuntina (www.giuntina.it).


MILANO, 6 marzo 2008, ore 18.00 - Presentazione di "Ricordi dalla casa dei morti e altri scritti" di Luciana Nissim Momigliano. Interverranno Silvia Giacomoni, Bruno Maida, Liliana Picciotto, sarà presente la curatrice Alessandra Chiappano. L'evento avrà luogo presso il Museo di storia contemporanea in Via Sant'Andrea 6.



Luciana Nissim Momigliano
Ricordi dalla casa dei morti ed altri scritti
A cura di Alessandra Chiappano. Introduzione di Alberto Cavaglion
Giuntina, Collana Shulim Vogelmann; pp. 159; € 14.00; ISBN 978-88-8057-302-9; 2008.
Luciana Nissim nasce a Torino nel 1919 da una famiglia ebraica biellese. Laureata in medicina, fa parte del piccolo gruppo di giovani legati al Partito d'Azione che furono poi arrestati nel dicembre 1943 e deportati ad Auschwitz-Birkenau. Di quel gruppo solo Luciana e Primo Levi faranno ritorno.
Dopo la guerra Luciana si specializza in pediatria e fonda l'asilo voluto a Ivrea da Adriano Olivetti. In seguito si trasferisce a Milano, dove studia con Cesare Musatti, diventando una figura importante nell'ambito della scuola psicoanalitica italiana. Muore a Milano nel 1998.
In questo volume, che esce a dieci anni dalla scomparsa di Luciana Nissim, pubblichiamo in edizione critica il testo uscito nel 1946, a pochi mesi dalla Liberazione, e mai più ristampato autonomamente, arricchito da uno scritto autobiografico della Nissim sulla sua famiglia e da alcune lettere inedite scritte a Franco Momigliano, noto economista e partigiano, a cui la Nissim si unirà in matrimonio nel 1946. Il volume contiene inoltre un ricordo di Trude Levi, compagna di Luciana nel campo di Lichtenau, una introduzione di Alberto Cavaglion e uno studio sulla specificità della deportazione femminile e sulla figura di Luciana Nissim della curatrice Alessandra Chiappano.



RECENSIONE

Piccola Posta - Adriano Sofri - Il Foglio
Luciana Nissim Momigliano (1919-1998) era una giovane laureata in medicina quando, nel dicembre 1943, fu arrestata con un gruppo di simpatizzanti del Partito d'azione e deportata ad Auschwitz. Ne tornarono solo lei e Primo Levi. Ora la Giuntina ripubblica, arricchito di altri scritti e memorie, il racconto che Luciana pubblicò nel 1946, raro esempio di precocità fra le testimonianza dei ritornati. Luciana diventò poi pediatra, fondò l'asilo Olivetti a Ivrea, diventò un autorevole psicoanalista. Consiglio caldamente il libro, ma voglio qui riportare una lettera che Luciana scrisse nel 1945 a Franco Momigliano, già partigiano e prestigioso economista, che l'anno dopo sarebbe diventato suo marito. Questa lettera mi ha fatto una grande impressione, che non provo a spiegare: desidero solo farvene partecipi. Ecco:
"Biella, 14 agosto 1945
Dovrei rispondere a un milione di lettere che mi aspettavano a casa, e invece di farlo ecco che mi metto a scrivere a te, Franco. Non è per mandarti un messaggio d'amore, bensì per raccontarti una cosa per me importante. Ieri ho incontrato, casualmente, a Torino, una carissima ragazza iugoslava, profuga in Asti, che avevo conosciuto ad Auschwitz - lei è buona e dolce ed è stata con me in campo, una volta, di una generosità rara. Sono stata assolutamente felice di vederla, era talmente inverosimile andare a spasso per Torino sedersi insieme in un ristorante, era così bello essere vive! E poi lei mi ha ripetutamente detto questo - che due sue amiche, anche iugoslave, venute con me da Fossoli, continuavano a dirle come io fossi stata sempre buona e generosa, e che lei stessa, conosciuto più a fondo l'ambiente laggiù e specialmente l'infermeria, doveva ripetermi che anche 'in campo io ero rimasta onesta'. E' bello no? Infatti laggiù io, che avevo più facilità di movimento, in grazia della mia professione, ero praticamente l'unica che servisse da trait-d'union fra le italiane, che potesse dare notizie delle malate ed eventualmente trasmettesse qualcosa - tutte cose che sembrano naturalissime. Ma che là erano estremamente difficili - oltre al fatto che nessuno si prendeva la briga di fare qualcosa per gli altri. Ti confesso che io temevo il giudizio delle compagne che sarebbero tornate - io ero in una posizione privilegiata, e avevo paura che, ripensandoci ora, esse trovassero che io non avevo fatto quello che potevo. Invece no - io mi sono mantenuta onesta, ha detto Lisa, e loro mi hanno spesso rimpianto, e sempre parlavano di me, dopo la mia partenza. Ne sono molto fiera, e dopo questo sono stata indotta a fare alcune considerazioni. Non si esce da un'esperienza come questa, senza il retaggio di precisi doveri verso se stessi e verso gli altri. Non credo che Dio mi abbia salvato da Auschwitz perché io debba essere d'esempio al mondo - ma sento che un'avventura come questa deve pur significare qualcosa. Quando partivo da Grimma, un francese salutandomi, mi ha detto 'e faccia buon uso della libertà, ora che ne conosce il valore'... frase che mi gira continuamente dentro, ad indicarmi dei doveri e dei compiti. Io credo che saprò compierli ma vorrei che tu mi servissi da specchio e da censore, quando cadessi nel banale, o nel convenzionale, o peggio, nel disonesto. Quindi capisci perché questa, che non è una lettera d'amore, non poteva essere scritta ad altri che a te. Io non ho alcuna ambizione, perciò non ho nessuna intenzione di fare molta strada - per me basta essere la tua ragazza, Franco, di te che farai molta strada - e tu non devi mancare alla mia aspettativa - ma io cercherò di essere sempre una persona per bene, e se possibile, anche qualcosa di più".