Federazione Lavoratori della Conoscenza Milano

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Area Expo e progetto Human Technopole. 

Milano s'interroga.

Il 14 novembre a Milano, presso l’Umanitaria si è svolto un Convegno organizzato dalla Flc-Cgil sul futuro dell’area Expo e sul progetto Human Technopole.

20 novembre 2016


Si è trattato per Milano di una prima occasione di confronto politico vero sui nodi problematici legati al progetto del Governo e, più in generale, al sistema di finanziamento della ricerca in Italia.

Sono intervenuti Dario Guarascio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Arianna Censi, vicesindaco della Città Metropolitana Milano, Mario Agostinelli, ex ricercatore presso ENEA, ora presidente di Energia Felice, associazione per la promozione delle energie rinnovabili e membro del Forum Sociale Mondiale, Maria Agostina Cabiddu, docente al Politecnico di Milano e alla Cattolica di Milano, Giuseppe De Nicolao, docente alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia e animatore del sito ROARS (Return On Academic Research), Massimo Florio, professore di Scienza delle Finanze al Dipartimento di Economia e Scienza delle Finanze della Statale, Francesco Sinopoli, segretario nazionale FLC CGIL.

 

L’obbiettivo della tavola rotonda, come ha spiegato la coordinatrice del Convegno Francesca Forte, della FLC Milano, era quello di promuovere un momento di discussione su temi che il sindacato e la categoria in particolare, sentono come urgenti e improrogabili: a livello territoriale il progetto Human Technopole riguarda l’assetto urbanistico della città (lo svuotamento di Città Studi nel momento in cui Unimi trasferirà, come ha annunciato, le facoltà scientifiche nel nuovo polo; la scelta di trasferire in area decentrata non solo l’Università ma anche due presidi sanitari – Besta e Istituto dei Tumori) Quale visione politica della città sta dietro tali progetti? Come cambierà la qualità urbana di zona 3? In che misura tale progettazione, come già sottolineato da più parti, mette una toppa glamour (Cattaneo) alla mancanza di progettualità di Expo 2015?

 

A livello nazionale la Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil ha già espresso molti dubbi e perplessità sull’opportunità di assegnare con modalità top-down il progetto all’Istituto di Tecnologia di Genova (diretto da Cingolani), senza un bando pubblico. Considerando la scarsità di fondi che il governo stanzia per la ricerca nel suo complesso (ricerca di base) i quasi 100 milioni di euro l’anno riservati all’IIT appaiono davvero fuori misura, considerando che manca un sistema serio di valutazione. Ma questi dubbi sono già stati ampiamente espressi dalla senatrice Cattaneo, dal presidente Napolitano e da più parti. Last but not least il sindacato non può non preoccuparsi del futuro di molti lavoratori, sia di quelli già strutturati nelle università che hanno diritto di essere ascoltati su un tema così delicato, sia i tanti giovani precari che andranno a formare il corpus vivo del polo scientifico tecnologico: il superamento di forme di lavoro precario e poco dignitoso come l’assegno di ricerca appare una battaglia oggi quanto mai fondamentale.

 

L’intervento iniziale di Dario Guarascio ha fatto un quadro molto dettagliato e vivo del collasso del sistema universitario italiano mettendolo in relazione al contesto di declino economico, smentendo la spettacolarità delle misure del governo che non vanno a incidere sui problemi strutturali del sistema (forte peggioramento dal 2008 in poi, calo progressivo delle immatricolazioni, divario territoriale sempre più profondo in relazione all'occupabilità degli studenti). Non solo l’università come sistema di formazione è in declino ma è chiaro che il governo non sta investendo in modo corretto e lungimirante anche nel sistema di ricerca. Oggi in Italia la ricerca di base si fa prevalentemente nelle università e senza una visione sistemica non si inverte il trend di collasso del sistema (basti un dato: i PRIN sono passati da 137 milioni di euro nel 2003 a 46 milioni di euro 2015). Non solo occorrono finanziamenti maggiori e più costanti ma anche meglio erogati.

Manca, infatti, in Italia una politica nazionale di finanziamento; si parla da anni di un’Agenzia nazionale della Ricerca su modello di alcuni paesi europei ma fino ad ora si decide di elargire finanziamenti in modo del tutto estemporaneo (vd. IIT).

 

La tavola rotonda che si è svolta successivamente ha ripreso molti dei punti fino ad ora elencati, avvalendosi dei contributi dei relatori. Dopo un breve intervento iniziale di Arianna Censi che ha ribadito la centralità della città metropolitana come istituzione che avrà un ruolo centrale nel progettare il futuro dell’area expo, Mario Agostinelli ha messo in evidenza alcuni elementi centrali che riguardano le politiche urbanistiche: da un punto di vista della salute pubblica nel progetto HT non si parla mai di impatto ambientale e di inquinamento, elemento particolarmente grave in un’area che vede moltissimi morti all’anno per problemi legati all’inquinamento ambientale, inoltre il destino di HT e A2A sono strettamente legati, così come da non sottovalutare lo spostamento di due presidi sanitari da città studi. Agostinelli ha sottolineato la necessità di una riflessione e una competenza interdisciplinare per progettare il futuro dell’area, competenze già presenti sul territorio milanese nei grandi atenei pubblici, Politecnico in primis, per questo appare particolarmente fuori luogo assegnare senza nessun bando tutta la progettazione all’IIT di Genova. Ha preso quindi parola Maria Agostina Cabiddu che è stata candidata alla carica di rettore del politecnico nelle ultime votazioni. Cabiddu ha ricordato la poca trasparenza dell’assommarsi delle cariche dell’uscente rettore Azzone (nominato presidente di Arexpo durante la carica di rettore) sottolineando di essere stata l’unica voce nel cda del politecnico a mettere in luce il problema della trasparenza.

 

De Nicolao è intervenuto richiamando in modo molto efficace il problema della valutazione legato all’assegnazione dei fondi e della progettazione all’IIT genovese: sebbene esistano molte istituzioni più efficienti dell’Istituto di Tecnologia di Genova (dati e tabelle alla mano presentate nell’intervento) quest’ultimo ha evidentemente investito molto in comunicazione e ha un’ottimo ufficio stampa che lo mette costantemente sulle prime pagine dei media nazionali. Sempre rimanendo nell’ambito del confronto con il sistema universitario il contributo di Massimo Florio ha ricordato la situazione drammatica che le università stanno vivendo in questi anni (tracollo della capacità di amministrare l’ordinario, diminuzione degli organici del personale tecnico amministrativo e contemporaneo aumento della complessità): nonostante questa situazione che mette il sistema italiano tra gli ultimi in Europa per supporto alla ricerca le università pubbliche continuano a dare ottimi risultati, ma per arrivare a parlare di eccellenza (parola cara al governo) bisogna permettere di amministrare la normalità e la quotidianità del lavoro.

 

Ha chiuso la tavola rotonda Francesco Sinopoli, segretario nazionale della Flc Cgil, richiamando l’impegno dell’organizzazione nel tenere alta l’attenzione sul tema della progettazione dell’area e del lavoro nel sistema della ricerca in Italia e accennando alle proposte di emendamenti alla legge di stabilità 2017 da consegnare alle commissioni parlamentari.

Ha fatto seguito il dibattito che ha visto la presenza di un pubblico molto qualificato e fortemente interessato al tema.

Flc-Cgil di Milano


 DOCUMENTI 

3 ottobre 2016

Human Technopole svela le profonde diseguaglianze nella Ricerca e nell’Università

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.