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  Saturday 29 September 2001 17:19:31  
From:
Assunta Titti Sassone   Assunta Titti Sassone
 
Subject:

Le vittime delle mine antiuomo

 
To:
Comunismo   Comunismo
 
Cc:
Fiori non mine   Fiori non mine
 

Riporto da www.sophia. it un articolo, la segnalazione di un sito sulle le vittime delle mine antiuomo.
RCM da tempo è sostenitrice di questa campagna attraverso la conferenza Fiori non mine.

Questi i percorsi per visitarla:


Rete Civica di Milano/Societa' e Politica/Polis/Fiori non mine

In Internet:
http://www.retecivica.milano.it/fiorinonmine

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The Perfect Soldier", l'eredità del soldato perfetto. E' il titolo di un progetto umanitario promosso da Giovanni Diffidenti, un giovane fotoreporter, che dal 1992 gira il mondo per documentare gli effetti delle mine antiuomo sulle popolazioni di alcuni paesi ed aree a rischio quali Cambogia, Angola, Afghanistan, Mozambico, Laos e Balcani. Parte del materiale documentario è ora raccolto su un nuovo sito Internet, Theperfectsoldier.com, realizzato grazie al supporto tecnico di due creativi della Saatchi & Saatchi. L'intento di questa realizzazione è portare la testimonianza di alcune delle vittime, attraverso immagini e racconti, che sono caduti a causa di quei "soldati perfetti" che sono le mine antiuomo. Partendo dalla home page è possibile conoscere Plug, un bambino cambogiano di dodici anni rimasto gravemente ferito mentre portava al pascolo una delle sue mucche, o leggere la storia di Nafisa, giovane donna afghana vittima anch'essa dell'orrore della guerra, ma che grazie ad una tenace forza di volontà ha fatto della propria disabilità una bandiera, diventando responsabile della "Association for Disable Woman". Un viaggio drammatico quello proposto da Theperfectsoldier.com, ma fortemente educativo, ed evocativo di un dramma che affligge uomini e nazioni.


Web: The perfect soldier  http://www.theperfectsoldier.com      
Info: Pagina dei contatti   http://www.theperfectsoldier.com/html/contact.php    


Una campagna e un sito contro le mine anti uomo
Da una news del sito web "Koinet" del 21 settembre 2001 <http://www.koinet.it>


Dal 1975 ad oggi oltre un milione di persone nel mondo sono rimaste vittima di mine anti uomo abbandonate in territori che sono stati teatro di guerra. Giovanni Diffidenti, giovane fotoreporter freelance, ha documentato gli effetti e i drammi delle mine sulle popolazioni più a rischio in Estremo Oriente, Africa, Balcani e Nicaragua. Dalle sue fotografie è nato "Eredità del Soldato perfetto", un progetto supportato da Saatchi & Saatchi e Winsome Italia che hanno preso a cuore lo sforzo, ormai decennale, del fotografo bergamasco. Guido Cornara e Agostino Toscana, direttori creativi di Saatchi & Saatchi, hanno così ideato una campagna che si propone di dare visibilità al progetto. La campagna, articolata in sette soggetti che raccontano le esperienze vissute da Differenti attraverso le sue fotografie e i suoi racconti, mostrano uomini, donne e bambini deturpati delle mine. Windsome Italia, invece, ha curato la realizzazione di un sito Web ad hoc che da agosto ha già totalizzato più di 2mila visitatori unici. "Ogni visita al sito – ha commentato Windosme Italia – ogni sguardo che si sofferma sulle immagini raccolte o che legge la storia dei protagonisti di queste immagini, contribuisce a ridare loro dignità esistenziale dimostrando che Internet è anche un archivio della memoria e come tale genera emozioni".
Un click per non dimenticare
http://www.theperfectsoldier.com



        
L'eredità del soldato perfetto
Dal sito web "The perfect soldier" <http://www.theperfectsoldier.com/>


Cosa si prova quando si attiva una mina con un piede? Cosa si sente quando si perde una parte del proprio corpo? Cosa vuol dire sopravvivere come disabile? Queste sono alcune delle domande che continuo a pormi. Le stesse domande che ho fatto, e che continuo a fare, a gente di diversi Paesi da quando il Soldato Perfetto o meglio le sue vittime sono entrate nella mia vita.

Ho cominciato a documentare questa realtà nel 1992, in Cambogia, nei centri ortopedici e ospedalieri. Mi accorsi che più tempo passavo con questa gente, più il mio interesse cresceva: volevo capire come riuscissero a vivere, nelle loro case, nel loro mondo. Senza una gamba, senza le braccia, ciechi: come riescono a vivere la vita di tutti i giorni.

22 marzo 1994, quattro e mezza del pomeriggio. Un'esplosione molto potente, attutita dal carro armato che, passando sopra una mina, ne provocò la deflagrazione a lato di una strada costruita nella giungla dai soldati per accerchiare il nemico. Due soldati morirono all'istante, altri sei furono feriti. Fui molto fortunato, secondo il comandante di quegli uomini, che pochi minuti prima mi aveva fatto salire sul camion che seguiva il carro armato, dove ero stato seduto per tutto il giorno. Da allora il mio viaggio mi ha portato a conoscere Paesi in cui bellezza e pericolo coesistono in un contrasto inesplicabile. Questo viaggio mi ha fatto conoscere intere comunità che vivono nella costante paura di pestare mine. Sono partito dalla Cambogia e sono arrivato in Mozambico, Angola, Afghanistan, Laos, Balcani.

L'obiettivo di questi otto anni è stato quello di raccontare le speranze; speranze molto soggettive. E le esistenze, diverse fra loro, ma unite da un filo comune: l'interruzione del viaggio di una vita a causa della mina maledetta. Tutti hanno le loro storie da raccontare, i loro motivi per esser finiti sopra a una mina. Questa mina che li segnerà per sempre: nel fisico e nello spirito.

Alzarsi in piena notte per andare al gabinetto, dimenticarsi della mancanza di una gamba, cadere. Di mattina, invece di mettersi le scarpe infilarsi la protesi, se si ha la fortuna di avere almeno una gamba sana. Di giorno il tempo scorre, per molti vicino ai semafori, chiedendo l'elemosina ai passanti per comprare qualcosa da mangiare o raccattando soldi per stordirsi con alcol e droga. Ma c'è anche chi resiste grazie alla sua dignità, chi riesce a vivere come prima malgrado l'incidente. C'è persino chi ha saputo approfittare del suo dramma. Vjekoslave, croato, è diventato campione nazionale di giavellotto dopo la perdita di una gamba. Tun Channarith cambogiano, è stato designato dall'Icbl per ritirare il premio Nobel per la pace. Ma questi sono casi eccezionali in una folla di disperati.

Loro non hanno scelto di vivere in questo modo. Qualcun altro ha scelto per loro. Qualcuno che sta comodamente seduto a una bella scrivania, che veste in modo elegante, che va in giro con una fiammante auto sportiva, che ha bellissimi figli, ancora integri. Qualcuno che ha scelto di risolvere un conflitto con la produzione e la progettazione di mine.

Camminando nelle strade di campagna del mio paese, in Italia, non posso fare a meno di pensare di chiedere ai contadini se la zona è minata. E mi capita di non toccare oggetti trovati per terra perché ho paura che possano esplodere. Il continuare a vedere mutilati mi ha abituato a individuare immediatamente le anomalie fisiche di chi incontro per strada e mi chiedo cosa sarà successo?, perché quest'uomo è cieco o senza gambe? Si sente fortunato a essere vivo, come pensano molte di quelli che ho intervistato? Oppure è disperato come tanti che vivono in condizioni di vita talmente pessime che la loro unica speranza è la morte?

Sento il dovere di condividere con il resto del mondo queste storie. Spero che la realizzazione del mio lavoro riesca a trasmettere alle coscienze almeno una parte della mia esperienza, perché ancora oggi ci sono troppe persone che finiscono preda di queste armi. Così come troppe persone si credono incapaci di modificare questo stato di fatto. Vorrei si abbandonasse il senso di impotenza attraverso la coscienza delle atrocità fino a spingere l'uomo qualunque a diventare attore di un cambiamento possibile.

        


titti

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