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  Friday 2 April 2004 17:59:53  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Re(3): Pesach- La festa delle azzime

 
To:
Ebraismo   Ebraismo
 
Amoha Danani writes:
Amoha Danani writes:
Amoha Danani writes:
Sta per giungere una delle più importanti feste ebraiche, Pesach (che significa "passaggio").

Pesach ricorda la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù vissuta in Egitto, e il viaggio verso la Terra Promessa.

[...]

Pesach comincerà al tramonto del 5 aprile 2004 . Nella diaspora terminerà il 13 aprile, in Israele il 12.

[...]

[...]
La cena si conclude con la recita dei salmi dell’Hallel (salmi 115-118), i salmi della lode accompagnati dalla recita di alcune filastrocche. La più famosa è quella che paragona la vicenda d’Israele a quello di un capretto che lungo la storia subisce varie persecuzioni, rappresentate da un gatto, da un cane, da un bastone, etc. ma alla fine incontra la redenzione compiuta da Dio. Così anche nei canti finali traspare la nota di ricordo e di attesa che pervade tutto il seder e che trova espressione nel celebre augurio conclusivo: “L’anno prossimo a Gerusalemme”.

[...]
Un capretto un capretto, quali significati dietro al canto dell'Haggadah
(fonte: http://www.menorah.it/articoli/attcul/amosvit/capra.htm)
E’ stata la favola che ha incantato milioni di bambini appartenenti a innumerevoli culture sui cinque continenti. E’ stata la canzone piu' amata da schiere di appassionati del sessantottismo soft di Branduardi. Ma la leggenda di Alla fiera dell’est, del capretto che per due soldi mio padre compro' e di tutta la concatenazione simbolica che ne deriva scaturisce in realta' dall’antichissima tradizione del Seder di Pesach (la cena per la pasqua ebraica).
[...] al tramonto gli ebrei di tutto il mondo si apprestano a celebrare quello che per loro e' stato il miracolo della liberazione dalla schiavitu' egiziana. Al termine della lettura del libro della Hagada', interrotta come vuole la tradizione dalla cena pasquale, dopo aver mangiato l’ultimo pezzo di azzima che rappresenta il pane dell’afflizione assaporato nel deserto, intoneranno le dieci strofe dell’Had Gadya (un capretto). Ma cosa c’entra questa storia del capretto comprato per due soldi con il Pesach?
Il canto, come tutto il testo dell’Haggada', cela una quantita' di significati profondi, che i rabbini nei secoli non hanno mai cessato di esplorare. Ripercorrerli ci aiutera' a comprendere anche le vere origini di una favola straordinaria che tutti noi, senza sospettarne la provenienza, abbiamo ascoltato da bambini.
1. Un capretto, un capretto che mio padre compro' per due zuzim (due soldi). Un capretto, un capretto.
Secondo la tradizione ebraica il padre cui si fa riferimento nel canto e' il D-o di Abramo, che regnava in solitudine prima della creazione di ogni cosa. Il capretto e' invece lo stesso Abramo, che fu comprato per due soldi. Acquistare qualcosa implica la necessita' di attribuire al denaro lo stesso valore di quello che vogliamo acquisire. I due zuzim, le due monete d’oro, rappresentano l’intera creazione (il cielo e la terra), che vale esattamente quanto Abramo, il primo uomo a riconoscere l’opera del creatore.
La prima strofa rappresenta quindi un D-o solo con se' stesso, come era prima della creazione.
2. E venne il gatto, che mangio' il capretto, che mio padre compro'...
Il gatto (in aramaico ’Shunra’) rappresenta il secondo regno, quello di Babilonia. La capitale del re Nimrod, si trovava nella valle di ’Shinar’, e la scomposizione di questa parola (’Soneh Ra’, una altezza malefica) richiama la celebre torre di babele, vamente slanciata verso le altezze celesti. Nimrod, che odiava il creatore e il suo messaggero Abramo, venne e mangio' il capretto. La tradizione ebraica infatti racconta che il profeta fu gettato nelle fiamme di una fornace ardente, da cui usci' pero' miracolosamente come una nuova creatura.
3. E venne il cane, che morse il gatto, che...
Il cane simboleggia il terzo regno, quello del faraone, che morse il gatto di babilonia. un cane - insegna la tradizione ebraica - ritorna sui propri escrementi, cosi' come un pazzo alla sua follia. Esattamente come il re d’Egitto che a dispetto delle piaghe illustrate nel libro dell’Esodo continuava a rifiutare la liberta' al popolo ebraico. L’egitto supero' babilonia nella potenza senza mai affrontare uno scontro militare diretto. Per questo motivo ’morse’, ma non mangio' l’avversario.
4. E venne il bastone, che picchio' il cane, che...
Il bastone e' la verga che D-o consegno' a Mose' per colpire gli egizi. Lo strumento prodigioso che si tramutava in serpente, toccava le acque del nilo per tramutarle in sangue e spezzo', infine, la dura schiavitu'. Simboleggia il quarto regno, quello di Israele sulla propria terra, dove gli ebrei, sotto il segno dello scettro (di nuovo il bastone) del regno di giuda costruirono il santuario di Gerusalemme. Fino a quando non venne il fuoco...
5. E venne il fuoco, che brucio' il bastone, che...
Quando il popolo ebraico si allontano' dall’insegnamento della Thora', il libro sacro, un leone di fuoco scese dal cielo, prendendo le forme del regno babilonese di Nabuccodonosor e bruciando il bastone (il potere temporale) di Israele. Il tempio fu divorato delle fiamme, gli ebrei deportati in schiavitu'. E contro il fuoco non c’e' altro rimedio che l’acqua...
6. E venne l’acqua, che spense il fuoco, che...
Il sesto regno e' quello di persia e di media, le cui fortune si sollevarono come le onde del mare sommergendo la potenza di Babilonia. le loro voci ruggiscono come le onde marine, scrive il profeta geremia riferendosi alla media.
7. E venne il bue, che bevve l’acqua, che...
Il toro e' il segno celeste che secondo la tradizione ebraica contraddistinge le fortune della Grecia. Una presenza associata dai saggi del Talmud all’oscurita' spirituale. I greci cercarono di oscurare la vista degli ebrei, riproponendo loro l’immagine del bue e ricordando di aver perduto la connessione con il creatore a causa dell’espisodio legato a un quadrupede della stessa specie, il vitello d’oro. Il toro della Grecia macedone si bevve in un sorso l’acqua della media.
8. E venne il macellaio, che uccise il bue, che...
Il destino del bue di Macedonia fini' nelle mani del macellaio di Roma. Nessun’altra cultura piu' di Roma, secondo la tradizione ebraica, e' tinta con maggior decisione nel rosso del sangue. Affermatosi sotto il segno guerresco del pianeta marte, il regno di romolo e' il discendente spirituale di Esau', primo figlio di Isacco, che nacque, secondo la Genesi, coperto su tutto il corpo del rosso di una peluria. Roma rappresenta il dominio della cultura materialistica, lo stesso al quale, attraverso il potere dei suoi eredi spirituali, sottostiamo, secondo la tradizione rabbinica, ancora oggi.
9. E venne l’angelo della morte, e uccise il macellaio, che...
Gli ebrei credono che l’arrivo del messia sara' preceduto da un periodo di grande confusione, durante il quale l’ordine naturale e' destinato ad essere sovvertito. La vecchiaia sembrera' gioventu', la bruttura sara' decantata come bellezza e la vera bellezza sara' presentata in maniera repulsiva. La barbarie sara' spacciata per cultura. E la cultura apparira' vuota di significati. La brama di consumare e di possedere crescera' a dismisura, ma trovera' sempre meno occasioni di placare la propria voracita'.
Il materialismo rappresentato da Roma e da Esau' sara' percorso da una rapacita' che lo condurra' all’autodistruzione, fino a divenire l’angelo della morte nei suoi stessi confronti. Ma da questa caduta risorgera' la dinastia messianica del re Davide. Secondo i profeti vi saranno tre guerre e quindi l’avvento del penultimo regno, quello del messia.
10. E venne l’unico, benedetto egli sia, e uccise l’angelo della morte, che uccise...
Siamo al capitolo finale della nostra vicenda. Alla decima strofa il cerchio si chiude con il necessario ritorno al punto di partenza. L’eterno rimuovera' definitivamente tutto il veleno spirituale cosparso sulla terra. Anche l’istinto di fare il male (l’angelo della morte) sara' sradicato. Allora D-o, promette il Talmud, asciughera' le lacrime da ogni viso e riprendera' possesso del suo regno. Solo quando il circolo sara' completo la gioia potra' regnare in un riconciliato rapporto fra l’uomo e il suo creatore.
Amos Vitale


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