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  Tuesday 4 February 2003 20:33:32  
From:
Maurizio Rotaris   Maurizio Rotaris
 
Subject:

Capire la Shoah

 
To:
Israele   Israele
 
Due articoli apparsi oggi sul prossimo viaggio che una delegazione araba, accompagnata da ebrei, compirà ad Auschwitz.

Il primo è di Fiamma Nirestein su La Stampa, il secondo (in inglese) di Yair Sheleg, Haaretz Correspondent


http://www.lastampa.it/redazione/editoriali/ngeditoriale4.asp

A LEZIONE DI SHOAH
4 febbraio 2003

di Fiamma Nirenstein
Non si potrebbe immaginare un modo migliore, più sensato e utile, di celebrare la memoria della Shoah: una settantina di intellettuali arabi israeliani per lo più di Nazareth e dintorni, di cui metà musulmani e metà palestinesi, hanno annunciato una visita in maggio ad Auschwitz «per cercare di capire la sofferenza degli ebrei e di come essa influisce sulla vita quotidiana anche oggi».
Il gruppo include membri rappresentativi della comunità, in un momento molto difficile per i rapporti fra Israele e i suoi cittadini arabi, peggiorati dall'inizio dell'Intifada: basta pensare ai dodici morti che fece la polizia israeliana durante gravissimi scontri, ma anche ai reclutamenti da parte di Al Qaeda tramite Nabil Okal; alle affiliazioni a Hamas, all'aiuto dato ad alcuni terroristi suicidi da cittadini delle cittadine arabe; alla controversa ammissione alle liste elettorali dei candidati arabi Ahmad Tibi (consigliere di Arafat) e di Azmi Bishara; all'incitamento delle organizzazioni islamiste arabe israeliane (proprio l'altro ieri) a difendere Saddam Hussein cominciando con l'attaccare le ambasciate americane.
Ma soprattutto, per capire quanto è coraggioso il gruppo di Nazareth, basta ricordare la incessante, imperversante tempesta di negazione della Shoah che corre come un fiume in piena per tutto il mondo arabo, dove tutti pensano e scrivono sulle prime pagine, e spiegano a scuola, e dicono in tv che gli ebrei si sono inventati tutto per costringere il mondo a sostenere Israele.
Dice uno degli organizzatori del viaggio, padre Emil Shufani, un prete e un educatore di Nazareth: «Ran Melamed, un insegnante della scuola superiore di Lejada di Gerusalemme con cui eravamo in continuo contatto dopo l'inizio dell'Intifada, col terrorismo, mi disse che per la prima volta della sua vita si sentiva minacciato come ebreo, e non solo nel contesto del conflitto nazionale; capii allora che l'Olocausto era una parte molto attuale del mondo ebraico, e decisi di organizzare il viaggio».
Il gruppo è quasi per intero costituito da intellettuali noti, e anche da donne: ci sono lo scrittore Mohammed Ali Taher, il giudice Ahmad Masalha, gli uomini di affari Ali Kadmani e Ahmed Afifi. Il giornalista e scrittore Nazir Majali, cinquant'anni, spiega che si spera di cercare di influenzare quanto più possibile gli opinion maker del mondo arabo: «C'è una barriera fra di noi che è di fatto un enorme ostacolo alla pace. La negazione della Shoah è un pregiudizio che impedisce ogni comprensione. Non verranno con noi gli intellettuali palestinesi del West Bank, ma come me molti intellettuali in partenza compaiono sui giornali e alle tv palestinese, saudita, giordana, sui media arabi in generale. Parleremo, racconteremo».

http://www.haaretzdaily.com/hasen/spages/259035.html

Israeli-Arabs planning trip to Auschwitz
By
Yair Sheleg, Haaretz Correspondent

A group of public figures from the Arab sector will hold a press conference in Jerusalem Monday morning to announce a trip to the Auschwitz concentration camp in May, with the purpose of learning the roots of Jewish pain and fear.

"We want to learn about this suffering and its influence on the Jewish nation, causing it to live in constant fear of the other," declares a leaflet published by the group.

Although Israeli Jews are also expected to travel to Auschwitz with the group (the organizers are hoping for some 120 participants from each sector), only Arabs will participate in the press conference so as to stress that the trip is an Arab initiative that is not conditioned on Jewish recognition of the Palestinians' suffering.

The Arab participants will include author Mohammed Ali Taher, attorney Ahmed Masalha from the village of Daburiya, and businessmen Ali Kadmani and Ahmed Afifi. The idea of the trip came from Father Emil Shufani, a priest and educator from Nazareth.

Shufani and his school, St. John in Nazareth, have for the past 15 years conducted an ongoing dialogue with students and teachers from the Leyada High School in Jerusalem.

"There was a teacher there," Shufani relates, "Ran Melamed, a human rights man, who, in the wake of October 2000 [riots in the Arab sector], seemed to be no longer speaking as he usually did. He said that for the first time, he felt threatened as a Jew, and not only in the context of a national conflict.

"I had already claimed that in order to understand the Jews, there was a need to study the Holocaust, but I related to it as something historic, and I didn't understand just how much it also influences the daily lives of the Jews who didn't go through the Holocaust themselves."

Shufani raised the idea of a trip to Auschwitz in a book of his interviews that was published in France in September 2001.

He then took up and began forwarding the idea of a joint Arab-Israeli trip to the concentration camp with a friend, Ruthie Bar-Shalev, who specializes in teaching organizations and individuals how to change their behavioral patterns.

Bar-Shalev, the daughter of former chief of staff Mordechai Gur, has enlisted a few dozen Jewish public figures for the trip, including former Jerusalem District police chief Arieh Amit, singer Ehud Banai and writer Beni Shvili.

Shufani stresses that although the trip is an Arab initiative, Jewish participation is important "because I don't only want to learn about the Holocaust from a historical perspective, but also to learn from the Jews how it influences their lives in the present."

A Jewish-Muslim delegation from France, where Shufani studied, is also slated to participate in the trip.

Shufani says he has encountered criticism from angry Arabs who believe he should have made the trip conditional on Jewish recognition of the suffering of the Palestinians, and also from Jews "who feel that Auschwitz is an internal Jewish hurt and don't want to share it with anyone else."

He says, however, that he is determined to see the trip go ahead as planned.

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Maurizio Rotaris

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