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  Saturday 8 February 2003 22:02:06  
From:
Paolo Romeo   Paolo Romeo
 
Subject:

Il diritto dovere di ricordare

 
To:
Israele   Israele
 
Il diritto e il dovere di ricordare
  
di Enrico Panini

Fonte : http://www.rassegna.it/2003/attualita/articoli/memoria.htm 
 
Appartiene alla natura della scuola non dimenticare ma «fare storia». Per questa ragione Cgil e Cgil Scuola, in collaborazione con l’Associazione Proteo Fare Sapere, hanno colto l’occasione offerta da una legge, che nell’anno 2000 ha istituito per il giorno 27 gennaio la giornata della Memoria, per offrire una proposta didattica per la scuola e per organizzare un itinerario di riflessione e di impegno civile.
Il punto d’origine della nostra iniziativa è stato rappresentato dalla giornata di commemorazione dedicata ai temi della Memoria che abbiamo organizzato al Campidoglio. In quell’occasione Guglielmo Epifani, concludendo un’iniziativa molto partecipata e che ha coinvolto autorevoli esponenti della cultura e della politica, con gli insegnanti del suo sindacato ha testimoniato e fattivamente operato per rendere la giornata del 27 un fatto vero.
Roma è diventata simbolicamente un punto d’origine e di arrivo perché, in tutta Italia, il Sindacato scuola si è adoperato per promuovere azioni didattiche e momenti di discussione in numerosissime scuole e realtà provinciali.

Particolarmente commovente è stato il fatto che alle 11,59 del 27 gennaio, nello stesso momento in cui quarantotto anni fa le truppe russe liberarono il campo di sterminio di Auschwitz, oltre 2 milioni di ragazze e di ragazzi, secondo una stima molto lacunosa, abbiano osservato un minuto di silenzio, aderendo all’invito promosso dai presidenti dell’associazionismo professionale della scuola e dai responsabili delle principali riviste on line italiane, sottoscritto da migliaia di insegnanti e fortemente sostenuto dalla Cgil Scuola.
Il contesto culturale e quello politico rendono speciale questa giornata della Memoria. Non a caso abbiamo registrato molte più iniziative che l’anno scorso quando noi fummo fra i pochi a promuovere incontri e approfondimenti.

Infatti, un revisionismo storico sempre più insistente che cerca di nascondere i fatti, le forze politiche della maggioranza che, con una risoluzione approvata recentemente dalla commissione Cultura della Camera dei Deputati, intendono mettere sotto controllo la stesura dei libri di testo di storia a partire da un’accusa di faziosità e politicità verso l’insegnamento della storia fino ad ora impartito, l’introduzione dei telefoni spia che servono per denunciare gli insegnanti che «sparlerebbero del governo» : tutto questo sta creando un clima di intimidazione culturale nel paese e nelle scuole.
Dal canto nostro, invece, siamo convinti che ricordare, ricercare, parlare costituiscano il mezzo più efficace per contrastare questa tendenza a banalizzare e a rimuovere dalla coscienza civile taluni nodi cruciali del secolo appena trascorso.

Ricordare è un diritto, in quanto ci riconosciamo nei valori di libertà e di democrazia sanciti dalla nostra Costituzione, i soli sui quali è possibile costruire una coscienza autenticamente civile. La memoria della tragica esperienza del totalitarismo nazista e il valore della successiva Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sono il più importante patrimonio di esperienza che abbiamo contro il rischio di viverla di nuovo.
Come tanti della mia generazione credevo che la memoria dello sterminio fosse assicurata dalla coscienza collettiva dell’umanità. Non è così. La lima sorda del revisionismo che vorrebbe negare l’accaduto, forze politiche compiacenti che scambiano la riappacificazione con opportunistiche sanatorie e, soprattutto, la febbre dei nazionalismi che in Europa e fuori allarga il suo contagio, stanno favorendo il ripresentarsi dell’orrore. I venti dell’imminente tragica guerra verso l’Iraq non faranno che alimentare dolore ed odio.

La giornata della Memoria è dunque l’occasione per rilanciare anche i valori della resistenza e per contestualizzarli nell’attuale realtà politica.
Oggi fare Resistenza significa usare le regole della democrazia per difendere i diritti, per impedire la banalizzazione della nostra Costituzione, per fermare la trasformazione dell’Italia in un paese ai margini dell’Europa civile.
Fare Resistenza significa battersi fattivamente contro ogni guerra e perché i focolai di tensione e di violenza che sono presenti in tante parti del mondo siano risolti con la pace, con il dialogo, con la costruzione di un mondo diverso nel quale la spirale dei nazionalismi venga interrotta a favore di una comunità fra le persone.
Fare Resistenza significa che i diritti delle persone, l’accoglienza e la solidarietà, la pace rappresentano gli elementi irrinunciabili di ogni giorno.

Resistenza è il contrario di ripiegamento: è per questo che non trovo disdicevole questa parola. Per me il termine resistere rende molto, ma molto bene, l’attuale situazione politica. Soprattutto oggi quando l’anno giudiziario si è aperto con i magistrati che impugnano il testo della Costituzione italiana.
Noi abbiamo testimoniato del nostro impegno a resistere alla censura dei libri ed all’oblio della memoria con un minuto di silenzio e riunendoci per discutere, analizzare, pensare. Continueremo a farlo lavorando per produrre, con la manifestazione del 12 aprile, promossa dalla Cgil e da un significativo schieramento di forze a difesa della scuola pubblica, un evento straordinario per i diritti di tutti.
E il primo diritto è quello alla Memoria.
 
   
*Enrico Panini è segretario generale Sindacato scuola Cgil
 


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